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Avo Ladispoli: “La solitudine pericolosa forse più del Coronavirus”

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Con l’emergenza sanitaria i volontari non possono più entrare nelle Rsa

Avo Ladispoli: “La solitudine pericolosa forse più del Coronavirus”

Una parola di conforto, una mano da stringere, un cuore da abbracciare per farlo sentire meno solo e donargli un po’ di affetto.

È questo che l’emergenza sanitaria ha “spezzato”, ha portato via ai più deboli, rischiando di farli sentire soli, abbandonati, senza più un amico su cui contare. A risentirne di più sono gli ospiti delle case di cura, delle Rsa, degli ospedali dove a causa dell’avanzata del virus e delle norme stringenti per contenerne il contagio le visite, da tempo, sono vietate.

E così anche i volontari dell’Avo Ladispoli si trovano a dover fare i conti con la situazione particolare che si sta vivendo. Il primo pensiero va agli ospiti della Rsa Gonzaga, sulla via Aurelia, dove i volontari erano soliti operare.

«Con loro – ha spiegato il presidente dell’associazione di volontariato, Rosario Sasso – si era instaurato un rapporto affettivo, di amicizia. Anche gli ospiti della struttura che andavamo a trovare ci aspettavano. Ci manca molto questo aspetto e non vediamo l’ora di poter ricominciare».

Avo Ladispoli: "La solitudine pericolosa forse più del Coronavirus"
Avo Ladispoli: “La solitudine pericolosa forse più del Coronavirus”

E ora, in un momento così delicato e particolare dove purtroppo il volontario è stato costretto a interrompere i rapporti con gli ospiti della Rsa e delle altre strutture in cui operano a titolo gratuito, si punta molto anche sulle famiglie: «È importante dare loro un sostegno morale e conforto», ha aggiunto la vicepresidente dell’Avo Ladispoli, Barbara Nassisi. «Cerchiamo di essere d’aiuto alle famiglie, stando loro vicine, soprattutto quando si è subita una perdita».

Per quanto riguarda invece le attività all’interno delle strutture queste sono ferme: «Siamo impotenti davanti a tutto questo. Ci occupavamo delle feste, dei progetti, dei compleanni. Non andavamo mai via se non prima d’aver salutato tutti, perché si diventa parte di una famiglia. Si instaurano dei legami che diventano affettivi. Ti aspettano, ricordano a che ora andrai a trovarli».

E ora, quando le porte della struttura si riapriranno sicuramente «la cosa peggiore sarà entrare e non trovare alcuni di loro, non aver avuto la possibilità di salutarli». Sapere che più del covid a far paura è la solitudine di chi da settimane ormai non può vedere i propri cari, i propri amici: «La solitudine secondo me li sta lasciando andare. Questo è quello che mi preoccupa e mi fa più male. Questo più del covid.

A settembre e ottobre – ha proseguito Nassisi – siamo stati presenti, fuori dalle vetrate della Rsa, riuscivamo a vederli attraverso un vetro». Un piccolo gesto che oggi, invece, con i diversi casi registrati all’interno della struttura non è più possibile. Ma i volontari non si danno per vinti e di certo non intendono dimenticare nemmeno per un istante i loro amici al di là di quei vetri.

E così per Natale sarà recapitato un video messaggio di auguri a tutti gli ospiti della struttura, per non farli sentire soli, per ricordare loro che là fuori da quelle mura c’è chi li sta aspettando e non vede l’ora di poterli riabbracciare.

«Dobbiamo tornare più carichi di prima, con ancora più voglia di fare. Adesso più che mai c’è bisogno di questo. Le strutture sanitarie, penso, stiano soffrendo, hanno bisogno di tutti. L’amore – ha concluso Nassisi – è la cura per ogni male». E proprio di persone che hanno voglia di donare il loro amore incondizionato al prossimo, l’Avo ha bisogno. «Per il momento il corso per volontari è stato rinviato – ha detto Sasso – ma continiamo di organizzarlo nei primi mesi del prossimo anno».

La speranza è che tra i nuovi futuri volontari ci siano anche giovani di buona volontà pronti a mettersi in discussione a 360 gradi.

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