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«Allontanamento bimbi, l’art. 403 usato per altri due casi»





La precisazione degli avvocati Roberta Gaetani e Marcello Leoni sui dati forniti dal sindaco Grando. Il Sindaco aveva parlato di soli 3 casi (con 5 minori coinvolti), invece i casi sarebbero quantomeno 5 (con 8 minori coinvolti)

«Allontanamento bimbi, l’art. 403 usato per altri due casi» –

«Ci duole dover smentire il sindaco Grando in merito al numero di casi in cui nell’ultimo anno, per i minori presi in carico dai Servizi sociali del comune di Ladispoli, sarebbe stata utilizzata la procedura prevista dall’articolo 403 del codice civile, ovvero la procedura con cui i minori vengono allontanati dai propri genitori».

La precisazione arriva dagli avvocati Roberta Gaetani e Marcello Leoni che si stanno occupando proprio di due casi di allontanamento di minori dalla famiglia d’origine.

«Allontanamento bimbi, l'art. 403 usato per altri due casi»
«Allontanamento bimbi, l’art. 403 usato per altri due casi»

Il primo cittadino nelle settimane scorse, aveva risposto al presidente della Fondazione Gesef, Spavone che era intervenuto sul caso della piccola Sofia.

Nel suo intervento Grando aveva puntato i riflettori sull’uso dell’articolo 403 del codice civile da parte dei servizi sociali, riportando i dati riguardanti i minori presi in carico dal comune.

«A Ladispoli – aveva scritto – sono oltre 60 i casi di minori presi in carico dai servizi sociali.

Di questi nell’ultimo anno, sono stati solamente 3 i casi in cui è stato applicato l’articolo 403 del codice civile.

Scendendo più nel dettaglio, di questi tre casi uno riguardava una neonata partorita e cresciuta in un container, uno riguardava 3 minori stranieri abbandonati dai genitori che si sono presentati spontaneamente presso la locale stazione dei Carabinieri e il terzo riguarda il caso della bambina che è stato recentemente oggetto di polemiche sulla stampa».

Ma a questi tre vanno ad aggiungersi, come precisano appunto i legali Gaetani e Leoni, altri due casi.

«Addirittura uno di questi bambini – scrivono gli avvocati – per il periodo estivo è stato spostato per motivi che sfuggono alla logica, da una casa famiglia sita in provincia di Roma a una casa famiglia in Sicilia; è chiaro che tale distacco ha comportato un’impossibilità per la madre, stante l’oggettiva distanza chilometrica, nell’andare anche solo a visitare quotidianamente il figlioletto, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Senza voler scendere nel merito di tali questioni, di cui si discuterà nelle opportune sedi, tutto questo – concludono i legali – ci lascia presupporre che il sindaco di Ladispoli potrebbe non avere completa contezza delle dinamiche che accadono negli uffici comunali di competenza nel settore sociale».