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Acqua pubblica, la speranza è il ddl del Governo

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Conferenza dei capigruppo ieri in Comune per fare il punto della situazione dopo l’ultima lettera della Regione che chiede il trasferimento delle reti idriche ad Acea Ato2. Senza la legge del Governo il passaggio alla Spa sembra inevitabile

Acqua pubblica, la speranza è il ddl del Governo –

L’unica speranza resta il Governo.

Questa in sintesi l’unica via di salvezza per il servizio idrico ladispolano, gestito ad oggi dalla Flavia Servizi. Dopo la sconfitta in Consiglio di Stato del Comune ladispolano e delle altre amministrazioni che avevano deciso di opporsi al passaggio ad Acea Ato2, la cessione delle reti idriche sembra essere ormai l’unica strada percorribile.

A meno che il Governo non approvi in tempi brevi quel disegno di legge che prevedeva il mantenimento dell’acqua pubblica nelle mani degli enti locali.

Disegno di legge che sebbene includeva solo comuni al di sotto dei 5mila abitanti (quelli montani) doveva essere migliorato per cercare di andare a tutelare anche quelle amministrazioni che ad oggi hanno dimostrato di avere una gestione virtuosa del servizio idrico locale.

E Ladispoli era proprio uno di questi. Tanto che durante l’audizione in Commissione, al Parlamento, i rappresentanti della città balneare, avevano illustrato i pregi della Flavia Servizi e della sua gestione del servizio idrico, con un ciclo “finito”: dall’adduzione delle acque, alla diffusione sul territorio, fino alla depurazione delle acque scure prima della loro immissione in mare.

Ora, con la caduta del Governo giallo – verde, che aveva lasciato in sospeso questo punto del programma, la speranza è nel governo giallo – rosso.

Il disegno di legge sull’acqua pubblica sarebbe stato infatti inserito tra i punti programmatici del nuovo Governo.

Compito dunque degli amministratori locali, consiglieri d’opposizione in primis, sarà dunque cercare di capire a che punto è l’approvazione della legge e cercare di spingere in tal senso.

In caso contrario Acea Ato2 non sarà più una possibilità, vista dai ladispolani e dall’amministrazione (attuale e precedente) in maniera negativa, ma una realtà.

Questo in sintesi quanto illustrato ieri nella conferenza dei capigruppo a palazzo Falcone, ai vari esponenti politici che siedono in consiglio comunale.

L’amministrazione comunale ha anche spiegato come già nei mesi scorsi ci sia stato un contatto preliminare con Acea e con la segreteria tecnica operativa dell’Ato2 per capire le tempestiche, le procedure e i sopralluoghi da effettuare prima di portare a compimento il passaggio.

«Da questo incontro – ha spiegato il sindaco Alessandro Grando – ci siamo resi conto che il passaggio non sarà immediato ma che richiede tempo.

Ci sono comuni vicini al nostro dove ancora questo iter sta proseguendo».

Insomma, potrebbe essere questione di qualche mese, ma si potrebbe guadagnare anche un anno.

Qualora però la situazione non dovesse sbloccarsi a livello nazionale, alla fine dell’iter il servizio idrico sarà in mano ad Acea.

«Abbiamo chiesto alle forze politiche – ha detto Grando – di attivarsi, soprattutto in questo momento, per cercare di capire a che punto sia il disegno di legge e la sua approvazione».

Non è comunque escluso, e tutte le forze politiche locali sembrano essere d’accordo, che la città possa scendere in piazza per manifestare la propria contrarietà al passaggio dell’acqua nelle mani della Spa.

Un’azione che probabilmente non porterà allo stop dell’iter burocratico avviato dal giorno in cui la Regione Lazio ha invitato il Comune a procedere con la cessione del servizio, ma che comunque potrebbe accendere i riflettori e dare voce a tutti quei comuni che proprio come Ladispoli vogliono mantenere in house la gestione di un bene primario come quello dell’acqua.

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