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”A Cerveteri storie di ordinaria disaffezione”

Il racconto social delle Guardie Ecozoofile Farambiente Cerveteri

”A Cerveteri storie di ordinaria disaffezione” – La nota social delle Guardie Ecozoofile Farambiente Cerveteri:

Vi possono essere scuse più o meno accettabili che giustifichino l’assenza di microchip, vi può essere una dimenticanza, una disattenzione o una scelta dettata da mancanza di buona volontà o prudenza .

Insomma solitamente cerchiamo di comprendere le ragioni che portano un padrone a non iscrivere il proprio cane nell’Anagrafe Canina Regionale purché questo rimedi il prima possibile. Questo perché il nostro scopo primario non è sanzionare ma fare prevenzione.

Una prevenzione rivolta non tanto a scongiurare la futura violazione di una legge o di qualsivoglia regolamento ma ad evitare un desolante destino per il vero soggetto che l’impianto del microchip vuole proteggere. Il cane.

Colui che una volta microchippato diventa a tutti gli effetti oggetto di proprietà del suo padrone è per noi invece soggetto titolare di un diritto sostanziale, anche se non previsto da alcuna norma: il diritto, se smarrito, di poter tornare a casa.

Una casa che è per lui sempre un rifugio sicuro anche quando ai nostri occhi il cane meno fortunato ha solo, quando lo ha, un tetto in plastica cotto dal sole e un pavimento, quando non è la nuda terra, sporco e bagnato dalla pioggia.

Ma se è vero che si può temporaneamente soprassedere sulla mancanza di un microchip che già comporta la privazione di un diritto del cane, per noi non vi sono scuse ne vi possono essere giustificazioni per chi riduce il proprio cane nelle condizioni in cui gli agenti di servizio oggi, hanno trovato questo piccolo segugio.

Quando a un cane, a prima vista, non conti gli anni ma le ossa c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui è stato tenuto.

Quando lo stesso non riesce a reggersi sulle sue zampe e lo si deve aiutare a stare in piedi anche solo per passargli sopra il lettore microchip, c’è una storia dietro fatta di privazioni e maltrattamento.

Una storia purtroppo ordinaria per noi, ma che non per questo affrontiamo alla leggera, cercando sempre di arrivare fino in fondo all’identificazione del responsabile di una detenzione così sconcertante.

E sarà complesso ricostruire la vicenda di un cane che non porta addosso altri segni identificativi che quelli della sofferenza subita.

Ora questo piccolo senzanome è stato portato d’urgenza in un centro di ricovero veterinario dove gli verrano prestate le cure necessarie, ma la sua odissea non è ancora finita.

E se di Odissea si tratta allora lo si potrà soprannominare ”Ulisse” che nel celebre incontro con Polifemo dichiarerà per salvarsi di chiamarsi “Nessuno”.

Un “nessuno” forse per il padrone che l’ha ridotto in queste condizioni, ma un eroe per noi, per quello che ha patito e per aver resistito.

Ogni tanto è utile ricordare che chi non mette il microchip al proprio cane spesso afferma di non aver timore di smarrirlo, ma non aver paura di perdere chi ci sta vicino non è segno di sicurezza ma di disaffezione.

G.E.

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