La lunga vicenda ha visto coinvolta una maestra dell’infanzia di Tarquinia che ha dovuto affrontare tutto da sola
Tarquinia, maestra positiva dal Covid-19, ma è ignorata dalla Asl –
Una vicenda che fa sorgere parecchie domande sulla solidità dei protocolli di tracciamento anti Covid-19 delle Asl del Lazio è avvenuta in questi giorni a Tarquinia.
Si tratta di una storia, raccontata questa mattina su “La Provincia”, che vede coinvolta una maestra dell’infanzia e ben due Asl, tra e-mail senza risposta e scelte individuali in tutela del prossimo.
La maestra che vive a Tarquinia, in territorio della Asl di Viterbo, ma lavora in una scuola dell’infanzia del litorale romano, sotto la Asl Roma 4, ha vissuto una vera e propria odissea nel tentativo di far seguire i protocolli e mettere in sicurezza le famiglie dei bambini a lei affidati.
L’insegnante, dopo i primi sintomi, si consulta col medico curante che, sospettando un caso di Covid-19 segnala alla Asl di Viterbo la questione per avviare i protocolli necessari.
La Asl però avvisa l’insegnante che avrebbe dovuto aspettare almeno una settimana per poter svolgere il necessario tampone.
La maestra per accelerare i tempi e non lasciare in attesa la scuola, le famiglie e i bambini, decide di effettuare per proprio conto un tampone rapido presso un laboratorio privato.
Con il tampone antigenico positivo, il laboratorio, a sua volta avvisa la Asl di competenza della paziente ed esegue un tampone molecolare di verifica che risulterà positivo al coronavirus anch’esso.
L’odissea tra tamponi e Asl
È a questo punto che inizia il silenzio da parte della Asl di Viterbo che sembra non sapere assolutamente niente e che tra telefonate ed e-mail fa passare la donna da un ufficio all’altro senza dare risposte sulle cose da fare.
La maestra, a questo punto, in accordo con la dirigenza scolastica, avvisa anche la Asl Roma 4, dove si trova la scuola in cui lavora e riesce così a far mettere in quarantena preventiva la sua classe.
Ora il paradosso è che, mentre i suoi piccoli studenti potranno tornare a scuola perché sono risultati tutti negativi, lei invece deve aspettare ancora perché per poter tornare a lavoro le serve il permesso della sua Asl di appartenenza.
La donna dovrà dunque, grazie al medico curante, recarsi a svolgere un tampone, in realtà “d’uscita”, presso il drive-in di Tarquinia per concludere la sua vicenda.
Una vicenda che si avvia alla conclusione grazie alla tenacia dell’insegnante, ma che avrebbe probabilmente causato non pochi problemi ad una persona più anziana e con meno dimestichezza con tecnologia e burocrazia.









