“Osserviamo lo stato pietoso in cui la nostra organizzazione statale sta affrontando la
pandemia”
I pensionati della Cgil: “Urgente una casa comune per i servizi sociali” –
Noi pensionati osserviamo smarriti quello che sta accadendo nel nostro Paese, mentre
tentiamo di non contagiarci rispettando tutte le regole ma agghiacciati da quei dati
provenienti dagli ospedali e dalle terapie intensive dove non vorremmo finire.
Osserviamo lo stato pietoso in cui la nostra organizzazione statale sta affrontando la
pandemia: “siamo tutti uguali di fronte alla legge “recita la Costituzione ma la realtà ci dice
che così non è. Dovremmo avere un unico Servizio Sanitario Nazionale, ma ogni Regione, e
non da oggi, ha il suo, ogni azienda sanitaria poi interpreta a suo modo i bisogni del proprio
territorio e le case della salute che avrebbero dovuto costituire un importante e innovativo
processo di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria territoriale ancora
stentano ad avviarsi su questa innovativa strada.
Poi ci sono 8000 comuni, ciascuno con la propria classe politica e anche loro fanno del
proprio meglio per renderci diversi: a Ladispoli abbiamo un centro d’arte e cultura con un
cinema/teatro da ultimare ormai da anni a Cerveteri no. Non era il caso di farlo insieme?
Forse ora sarebbe funzionante. E i servizi sociali? Due importanti leggi, una di 20 anni fa, la
328/2000 e una regionale la n.11del 2016 hanno sancito che comuni limitrofi di certe
dimensioni, devono gestire i servizi sociali in maniera unitaria e associata, cioè insieme,
possibilmente utilizzando tutte le risorse che il territorio offre.

Ma le mamme dei ragazzi disabili, i familiari degli anziani più fragili non riescono a farsi una
ragione del perché Ladispoli e Cerveteri hanno un servizio di assistenza domiciliare in
qualità e quantità diverso. Perché diversi sono i servizi di assistenza dei bambini disabili
nelle scuole, perché si stenta a lavorare per una programmazione unitaria Potremmo
continuare elencando tutto ciò di cui i cittadini di Ladispoli e quelli di Cerveteri in tutti questi
anni si sono privati inseguendo un’idea autolesionista di “piccolo è bello”, quando un unico
comune avrebbe avuto accesso a ben più corposi finanziamenti e molti più servizi e
soprattutto avrebbe potuto mettere in campo una macchina amministrativa più specializzata
capace di utilizzarli. Sono stati persi anche nei nostri due comuni importanti fondi europei.
E il nostro smarrimento aumenta quando prendiamo atto che i positivi tra Ladispoli e
Cerveteri sono ormai circa 600 persone e sappiamo che gli ospedali sono al limite del
collasso… e le notizie che vengono dalla RSA San Luigi Gonzaga non sono affatto buone: vi
stanno morendo di covid anziani che al contrario dovevano esserne protetti. Ma a marzo
tutti hanno rilevato le carenze dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale che sola
avrebbe potuto rallentare e drenare i ricoveri. A distanza di qualche mese scopriamo che in
alcune regioni manca proprio e in altre si è privatizzato quasi tutto, puntando solo sugli
ospedali e desertificando i servizi sanitari e socio sanitari territoriali. Importanti impegni
assunti dalla Regione Lazio che, su pressione delle organizzazioni confederali Cgil, Cisl e
Uil e le loro categorie dei pensionati ha messo in campo un ampio programma di assunzioni
da perfezionare nel 2021. Ma accanto a questi importanti risultati, perché qui nel nostro
territorio continuiamo a farci male? Proviamo ad immaginarci una comunità unica, un unico
Comune, mettiamo appunto un programma per arrivarci, razionalizziamo, specializziamo e
unifichiamo le macchine amministrative, diamo alla Asl un unico interlocutore. Lavoriamo nei
due comuni in sinergia. Le normative europee, nazionali e regionali vanno tutte in questo
senso. La Regione Lazio già promuove questi accordi e già tutti i servizi sociali dovrebbero
trovare una gestione unitaria ed uniforme. Chiediamo alle istituzioni di ragionare su questi
temi, mettere da parte inutili dispute e dare a noi cittadini meno interlocutori che soprattutto
non sgomitino tra loro, e facciamo insieme i giusti passi per costruire una casa comune.
10.10.2020 Lega Spi/Cgil









