“Marco era bello come il sole e buono come il pane”
Omicidio Vannini, Ciontoli contro i processi mediatici: “Ho paura per la mia famiglia”
Tra poco la sentenza dell’Appello bis sull’omicidio di Marco Vannini. Dopo gli interventi del P.G., Saveriano, degli Avvocati della famiglia Vannini e della famiglia Ciontoli, è seguita la dichiarazione spontanea di Antonio Ciontoli:
“Non è facile per me parlare oggi. Si possono dire tante parole e in questo contesto le stesse parole assumono una consistenza incancellabile. Vivere nella solitudine e nel silenzio porta a trovare un equilibrio per riuscire a sopravvivere con un dolore immane che io stesso ho provocato. Per questo gradirei che le mie parole oggi vengano ascoltate senza pregiudizi, non intendo offendere nessuno. So di non essere la vittima in questa tragedia, anzi so di esserne il responsabile. Ammetto di esserlo e decido di vivere lontano nella sofferenza e nel mio dolore, lontano da qualsiasi contesto.
Non voglio però accettare gli insulti di giornalisti e delle persone. Queste parole sono pronunciate da un uomo che ha perso ogni certezza, che non ha più sicurezze, diventato fragile e che però è deciso a lottare per la famiglia. Mi spingono a buone intenzioni e spero che possano essere utili per un giudizio equilibrato, non influenzato, consapevole che l’irreparabile errore commesso che sento sulla mia pelle sia insopportabile ed impossibile da accettare, così come la morte di un ragazzo di venti anni. (Piange)
Bello come il sole e buono come il pane. Ingiusto ed inaccettabile, per questo chiedo che approfondiate. Sono cosciente che davanti a un evento così si scada nella rabbia senza tentativi di giustificazione.
Io ho distrutto la mia vita, la mia personalità, in questa storia. Tanti auspicano il mio annientamento morale e fisico, come ho visto su giornali e social. Ho paura che per strada possano aggredire me e i miei figli, loro vittime del mio comportamento. La mia vita non sarà più la stessa in quanto si è fermata alle 23.30 del 17 maggio 2015 e da quel momento vivo in una prigione a cielo aperto, recluso nel mio corpo. Da allora la mia priorità è sopravvivere grazie a dio e alla famiglia nella speranza che anche Marina e Valerio condividano il dolore, che possano un giorno sopravvivere al mio errore, mi resta solo questo e per questo lotto giorno dopo giorno per la sofferenza nostra e dei Vannini.
Da genitore posso immaginare e persino comprendere l’immenso dolore tramutato in rabbia, posso immaginarlo perché so bene quanto Marco non meritava tutto questo e che solo io ho causato, condannando anche i miei figli pertanto posso essere arrabbiato solo con me stesso. Ho commesso tanti errori in pochi minuti, provocando una tragedia inenarrabile, tra questi, l’errore più grande è stato il voler gestire tutto da solo.
Si, sono stato poco umile, sottovalutando la situazione, pensando di gestire tutto, rassicurando i presenti e di non preoccuparsi, che si sarebbe risolto. Non avrei mai immaginato che rischiasse la vita con il mio comportamento, per me la pallottola era nel braccio. Lo può comprendere chiunque, ho pagato la mia sicurezza e questo ha condizionato i miei comportamenti, essendo convinto che nulla fosse così grave e purtroppo ho sbagliato. Non mi capacitavo come tutto fosse successo. Sono vittima del mio comportamento, coinvolgendo i miei cari in una vicenda che non li riguardava.
Ho mostrato di avere sicurezza che era soltanto illusione e in quei tragici momenti nascondeva soltanto una speranza. Ribadisco che non sono un esperto d’armi. Ho sempre maneggiato carta al servizio Logistico della Marina. Quando Marco era al Pit abbiamo saputo dal maresciallo Izzo che veniva informato telefonicamente, di volta in volta. Ricordo una prima telefonata che annunciava Marco in arresto cardiaco, una seconda con Marco in ripresa e la terza che purtroppo era deceduto. Sono stati momenti devastanti, non potevo crederci.
Per me il proiettile era nel braccio, non avrebbe potuto uccidere Marco. Tornato in caserma Izzo ci informò, ci disse che il proiettile aveva attraversato il corpo, facendo un segno con il braccio. Da quel momento i rapporti con Izzo sono stati cordiali fino all’aprile 2016, io stesso interruppi i rapporti con lui.
L’umiltà è un valore fondamentale, l’ho capito solo ora. Mi appello alla parte buona di ogni uomo, al beneficio del dubbio e chiedo perdono per quanto commesso e per quanto non commesso. Il giudizio è una condizione che ci avvicina a dio, nessun ministro, nessun giornalista, nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di essere parziale suscitando vendetta e rabbia, nessuno dovrebbe pensare di potersi sostituire al giudice.
Qualsiasi sia la condanna che mi verrà inflitta, quando si spegneranno i riflettori rimarrà solo il dolore lancinante che ho provocato, in primis in tutte le persone che amano Marco. Resterà solo il rimorso e la consapevolezza di come era bello Marco, della sua bellezza e di quanto avrebbe ancora potuto esserlo se non fosse per il mio imperdonabile errore. Grazie e scusate”.
Di seguito il video dell’intervento di Antonio Ciontoli









