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Omicidio Vannini, attesa oggi la sentenza dell’Appello bis

Il giorno tanto atteso è arrivato, oggi la sentenza dell’Appello bis sull’omicidio di Marco Vannini. Processo, che è iniziato a luglio e che soltanto questa mattina arriverà ad una svolta decisiva.

Tra pochi minuti inizierà il processo.

La Corte d’Appello bis è chiamata a valutare le responsabilità di Antonio Ciontoli e dei suoi famigliari, Federico, Martina e la moglie Maria Pezzillo.Inizio udienza, presente in aula Antonio Ciontoli. Si parte con le controrepliche.

Inizia udienza

A parlare il P.G., Saveriano: “Non potete condannare Ciontoli per volontario e i familiari no. Non hanno alzato un dito per aiutare Marco. Parecchie domande restano insolute. Federico non parla subito del colpo, ed è in malafede. Martina tranquillizza Marco, ma non dice di essere presente. Anche la Pezzillo partecipa al piano senza contattare però i genitori. Tra Marco e il posto di lavoro, Antonio Ciontoli ha scelto il secondo e così hanno fatto tutti, lasciando morire il ragazzo. La sentenza è già scritta. Spero che condanniate tutta la famiglia sulla base della sentenza della Cassazione. Il maresciallo Izzo ha parlato con i Ciontoli ma per dire della morte di Marco. Era con i familiari e non poteva sapere nessun dettaglio. Solo alle 4 del mattino ha scoperto del colpo di pistola. La famiglia di Antonio ha aderito per lui, ma avevano la percezione che Marco sarebbe morto? Antonio sicuramente, per età e competenze sulle armi. La mia richiesta rimane quella di 14 anni per tutti.

Adesso parla Coppi: ”I Ciontoli hanno diritto a un processo equo ed hanno diritto ad una sentenza giusta, ma lo stesso diritto lo abbiamo noi che siamo qui a rappresentare la vittima di un reato e dei familiari, vittime a loro volta. Noi auspichiamo una sentenza che non cerca denaro, non sappiamo cosa farcene, ma solo conforme a legge che applichi le relative sanzioni. La sentenza attende il popolo italiano. Questo è il nostro ruolo nel processo, non meritavamo questo insulto. Ciontoli deve essere condannato per omicidio colposo, non basta dire che Antonio non lo voleva uccidere”. Si tratta di dolo eventuale, ovvero consiste semplicemente nell’accettare l’evento come possibile e così è accaduto. Infatti Ciontoli voleva nascondere lo sparo, portando la situazione fino ad un punto di non ritorno, ma sapeva già cosa sarebbe accaduto.

Le condizioni di Marco erano evidenti e Ciontoli doveva chiedersi cosa sarebbe potuto accadere. Una gravità estrema, perché un ragazzo di 20 anni colpito da un’arma non si riprende. Marco peggiorava. E non dimentichiamo Federico che giudicava assurdo ed inconcepibile il comportamento del padre. Tant’è vero che la prima volta chiama lui e poi spinge il padre a richiamare. Tutti si rendevano conto della gravità della situazione, dell’aggravarsi delle condizioni di Marco. Qui si sta ai fatti: non sto nella sua mente. Vedo un uomo convinto di farcela da solo e di nascondere il colpo d’arma da fuoco. Un uomo che continua a prolungare la sofferenza nel ragazzo. Il comportamento autorizza a pensare se si poteva prevedere l’evento ed è su questo che si deciderà la sentenza. Certo che Antonio confessa, ma perché chiede a Matera di commettere un reato. Dire che Martina ha detto stupidaggini da ventenne non esiste: al padre dice che la situazione degenera, quindi capisce perfettamente cosa stava accadendo. ”Ho visto lui, quando papà gli ha puntato la pistola, quando gli dice te sparo e Marco scansa l’arma”, come si fa a dire che non sapevano dalla gravità della situazione? Non discutiamo le richieste della Procura.

Interviene l’Avvocato Gnazi: “Non c’è il minimo dubbio sulle circostanze della fotografia iniziale, di tutta la gravità e di tutti i presenti di questa famiglia sin dal primo istante. Senza la pubblicazione delle intercettazioni e i video sarebbe stato un incidente domestico, sono queste che raccontano la verità vera, di come sono andate realmente le cose e non secondo il vangelo Ciontoli. Non si possono lamentare di questo. Attenzione, stiamo parlando di una ragazza, Martina, che aveva frequentato l’Università di Infermieristica ed aveva già superato due esami ed un ragazzo, il fratello Federico, che viene dalla Nunziatella. Nessun pietismo, nessun accanimento, ma sono state concesse delle attenuanti inconcepibili. Dovremmo essere qui a parlare di una pena per Antonio di 21 anni. Martina nel bagno, impossibile che Izzo le abbia detto del colpo. Lei cita e descrive esattamente la traiettoria, scoperta invece solo dopo l’autopsia. Izzo non poteva saperlo, ma ammesso che lo sapesse è stato inflessibile nei suoi doveri, come ci hanno dimostrato gli screen delle chat fra lui e Ciontoli. Ma quando gli vengono chieste delle cose è inflessibile e scrupoloso. Alle 3.10 Marco viene dichiarato deceduto, Izzo si trovava con i Vannini al Pit. Un errore sulla tempistica non mina la credibilità di Izzo che ha avuto un comportato ineccepibile. La scena la descrive Antonio nell’interrogatorio del 18 maggio in cui afferma di essersi accorto dello sparo, della mancata fuoriuscita e del tentativo di fermare l’emorragia. La pulizia in casa Ciontoli era impeccabile, perché negarlo. Le urla di Marco chiedono aiuto e i vicini le sentono. La Esposito parla di urla disumane durate per circa un’ora. I dialoghi di Federico dimostrano che sia lui a dirigere l’orchestra. Vanno a cercare un aiuto, altro che confessare, altro che chiamare i soccorsi. Bastava dire ”pistola”, ”colpo d’arma da fuoco”. Nessuno si è degnato di utilizzarli, questo è il cuore del discorso. In quello spazio c’erano tutti e tutti sentivano quello che stava accadendo. La credibilità degli infermieri non è messa in discussione”.

Pausa – Si riprende – Parla l’Avvocato Ciruzzi: “La Cassazione può dare un quadro indicativo dal punto di vista giuridico, ma rispetto alla ricostruzione del fatto ci sono elementi fallaci. Tra il comportamento di Antonio e quello di Federico c’è differenza. Non credo al piano volto a salvaguardare il lavoro di Ciontoli, ma se così fosse Federico l’ha sabotato. Si è impegnato a salvare Marco ed ha cercato di costringere il padre a chiamare i soccorsi. Sono dati di fatto, il comportamento di Federico è diverso ed opposto da quello del padre. E’ l’unico che si precipita, trova il bossolo e costringe il capo famiglia ad intervenire. E’ l’unico che si prodiga a salvare Marco. “Devo spostare la macchina”, “Devo agevolare”..  Io trovo che Viola è stata assolta, insieme a Federico escono a buttare qualcosa. Martina testimonia sul fatto che Federico non sappia nulla”

Interviene l’Avvocato Miroli – “Bisogna capire quale differenza faccia l’omicidio colposo o dolo eventuale. Si sta contestando il processo mediatico che ha sollevato diverse ipotesi che però trovano contrasto con i fatti”. – (Marina esce dall’aula) – Il comportamento di Antonio è inqualificabile, ma non voleva che Marco morisse. E’ biasimevole. Non c’è l’adesione del rischio”. Secondo l’Avv. Miroli, la Cassazione fa ragionamenti sbagliati. “E’ normale il confronto tra Martina e Federico. Il maresciallo Izzo non è attendibile.

Il piano di Antonio si sarebbe concretizzato se Marco fosse sopravvissuto. La pena chiesta è quella della prima sentenza di Appello. Il processo mediatico è un fatto. Chiedo la concessione delle attenuanti generiche”.

Interviene l’Avv. Messina – “Troppi dubbi, troppo facile dire che la morte era prevedibile. Appare evidente che la famiglia Ciontoli non fosse consapevole”.

Interviene Antonio Ciontoli, con una dichiarazione spontanea.