Tantissime persone venerdì hanno sostenuto la famiglia del giovane ragazzo di Cerveteri
Vannini, l’esercito di Marco
Hanno sfidato lo sciopero delle ferrovie. Hanno comprato un biglietto aereo per varcare i confini italiani. Hanno organizzato autobus. L’esercito di Marco giovedì, dall’alba a sera inoltrata, non ha mollato nemmeno per un istante la sua posizione da “battaglia” davanti alla Cassazione, a piazza Cavour. Con le loro magliette e gli striscioni hanno sostenuto moralmente mamma Marina e papà Valerio.


Vannini tra poco la sentenza, il pg della Cassazione: “Vicenda grave e disumana”
Con loro si sono emozionati, hanno pianto, urlato di gioia alla lettura della sentenza della Cassazione. Una sentenza che ha riacceso in tutti un barlume di speranza. Speranza nella giustizia italiana. La stessa speranza messa in dubbio, in bilico, dopo il pronunciamento della sentenza di secondo grado che aveva derubricato il reato per Antonio Ciontoli da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo con colpa cosciente.
Per tutto il giorno hanno presidiato piazza Cavour, facendo emozionare anche i tanti romani che in un “normalissimo” venerdì hanno attraversato le strade del centro per recarsi a casa o a lavoro. E anche i romani hanno fatto la loro parte. Hanno suonato clacosn, abbassato finestrini per urlare a squarciagola “Giustizia per Marco Vannini”. Amici, parenti, semplici “sconosciuti” che in questi quattro anni hanno imparato a conoscere e ad amare quei genitori straziati dal dolore e quell’angelo biondo strappato alla vita troppo presto da persone che considerava la sua seconda famiglia.
E ora l’esercito di Marco attende paziente l’inizio della nuova battaglia: l’inizio delle udienze in una nuova sezione in Corte d’Appello. La loro speranza è una: che sia fatta giustizia vera per Marco Vannini.









