Il disegno di legge abbassa dal 50 al 40% la soglia per eleggere il sindaco al primo turno nei Comuni sopra i 15mila abitanti. Resta il premio del 60% dei seggi in Consiglio comunale
Elezioni comunali, arriva il taglia-ballottaggi. Ma la riforma slitta al 2027
Potrebbe cambiare in modo significativo il sistema con cui vengono eletti i sindaci nei Comuni con più di 15mila abitanti. Ma non subito. La riforma che punta a ridurre il ricorso ai ballottaggi ha avuto un primo via libera in Commissione Affari costituzionali del Senato. Ma l’eventuale applicazione non riguarderà le prossime elezioni comunali. Se il Parlamento approverà definitivamente il testo, le nuove regole scatteranno dal 2027.

Oggi, nei Comuni sopra i 15mila abitanti, viene eletto al primo turno il candidato sindaco che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi. Se nessuno raggiunge questa soglia, si va al secondo turno tra i due candidati più votati. È il meccanismo del ballottaggio, introdotto con l’elezione diretta dei sindaci e ormai entrato nella prassi politica e amministrativa italiana.
Il disegno di legge cambia proprio questo punto fondamentale. Il quorum per essere proclamati sindaci al primo turno scenderebbe dal 50 al 40%. In questo modo, chi supera quella soglia non dovrebbe più affrontare il ballottaggio. Il secondo turno resterebbe possibile, ma diventerebbe molto meno frequente. Il testo mantiene invece il premio di maggioranza del 60% dei seggi in Consiglio comunale, pensato per garantire una maggioranza stabile a chi vince le elezioni. Il provvedimento è stato presentato al Senato, e porta la firma di esponenti della maggioranza. Dopo il passaggio al Senato, però, il testo dovrà comunque essere esaminato anche dalla Camera. È proprio questo calendario a rendere ormai impossibile l’entrata in vigore per le amministrative del 2026.

Come accade sempre, ma soprattutto quando si parla di legge elettorale, ci sono opinioni nettamente contrastanti tra maggioranza e opposizione. La motivazione indicata dai sostenitori della riforma, cioè dagli esponenti del centrodestra, è quella della governabilità e del contrasto alla crescente astensione. Inoltre, secondo i promotori, il ballottaggio rischierebbe spesso di ribaltare l’esito del primo turno. E di portare alla vittoria un candidato sostenuto, nel secondo passaggio, da un numero di voti inferiore rispetto a quello raccolto dal candidato arrivato primo due settimane prima.
Le opposizioni sono invece di parere diverso. Il punto contestato è soprattutto il rapporto tra il 40% dei voti e il premio del 60% dei seggi. In presenza di un forte astensionismo, sostengono i critici, una coalizione potrebbe ottenere una larga maggioranza in Consiglio comunale pur ottenendo un consenso reale molto più basso rispetto alla totalità degli elettori. Nelle discussioni in Commissione sono state sollevate anche obiezioni sull’opportunità di modificare una regola elettorale a ridosso del prossimo \voto.
Sul tema è intervenuta anche l’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Il presidente Gaetano Manfredi ha ricordato che la legge attuale ha garantito stabilità amministrativa ai Comuni. Ma ha anche sottolineato l’importanza di mantenere un premio di maggioranza solido. Secondo l’Anci, in un sistema politico locale spesso frammentato, senza una maggioranza certa diventa difficile governare. A Cerveteri ne sanno qualcosa.

La partita, dunque, non è soltanto squisitamente tecnica. Riguarda il modo in cui si costruiscono le maggioranze nei Comuni, il peso delle coalizioni al primo turno, la possibilità per gli elettori di tornare alle urne per scegliere tra i due candidati più votati e l’equilibrio tra governabilità e rappresentanza. Il rinvio al 2027 non riduce però la portata politica della riforma. Anzi. Proprio nel 2027 saranno chiamate al voto città molto importanti, tra cui Roma, Milano, Torino e Napoli. Se il testo sarà approvato definitivamente, quelle elezioni saranno svolte con regole diverse da quelle attuali. E il ballottaggio, per molti Comuni, potrebbe diventare davvero un’ipotesi poco probabile.
La riforma, se verrà approvata, quanto inciderà sulle prossime elezioni comunali a Cerveteri e Ladispoli?









