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Marco Vannini: mamma Marina e papà Valerio nominati “Ambasciatori di Pace”





La cerimoni alla Camera dei Deputati. L’intervista a Marina Conte

di Giovanni Zucconi

Ci sono storie che non finiscono con una sentenza, con una commemorazione o con il passare del tempo. Restano lì, nella coscienza di un Paese. Quella di Marco Vannini, lo sappiamo tutti, è una di queste. A quasi undici anni dalla sua morte, la mamma, Marina Conte, e il papà, Valerio Vannini continuano a portare il suo nome in giro per l’Italia. Trasformando un dolore privato in una battaglia pubblica per la Verità e la Dignità.

Marco Vannini: mamma Marina e papà Valerio nominati “Ambasciatori di Pace” in una cerimonia alla Camera dei Deputati

Giovedì scorso, alla Camera dei Deputati, è arrivato per loro un riconoscimento dal forte valore simbolico: la nomina ad “Ambasciatori di Pace”. Un premio che parla di giustizia, ma anche di qualcosa di ancora più difficile. Parla di come riuscire a rispondere all’odio senza perdere la propria dignità.

Un premio che riconosce che la loro storia, come ci ha detto Marina Conte nell’intervista che segue, non parla solo di dolore. Ma che è ormai diventata un punto di riferimento più grande. Capace di trasmettere un messaggio contro l’odio e contro la cattiveria sempre più presenti nel nostro mondo.

Quella che segue è l’intervista che Marina Conte ci ha gentilmente concesso. Che ci ha parlato di cosa è significato per loro questo prestigioso riconoscimento. E come si inserisce nella loro battaglia per restituire dignità a Marco, e per alimentare la sua memoria.

Marco Vannini: mamma Marina e papà Valerio nominati “Ambasciatori di Pace” in una cerimonia alla Camera dei Deputati

Signora Marina, come è arrivata la nomina ad “Ambasciatori di Pace”?

“Ci ha contattato un’associazione di Milano che aveva seguito la storia di Marco. Loro ogni anno premiano delle persone che si sono distinte come ambasciatori di Pace. E quest’anno hanno deciso di assegnarlo a me e a Valerio. Così siamo andati a Roma, alla Camera dei Deputati, dove ci hanno consegnato questa targa. Per noi è stato un grande orgoglio ricevere questo riconoscimento.”

Che cosa rappresenta per voi questa nomina?

“Per noi questo premio rappresenta tantissimo. Perché significa che il nostro operato è stato un esempio per tutti. Significa che in tutti questi anni abbiamo portato avanti la battaglia per Marco, la richiesta di giustizia e il rispetto per suo nome, sempre in modo dignitoso. Per questo il riconoscimento è stato per noi così importante.

Ma c’è anche un altro aspetto che ci ha colpito molto. L’essere riconosciuti come simbolo di pace è, in un certo senso, un contrasto molto forte rispetto a quello che abbiamo vissuto. Ma questo significa che la nostra storia non parla solo di dolore. Ma può diventare anche un punto di riferimento più grande. Un messaggio contro l’odio e contro quella cattiveria che purtroppo troppo spesso attraversa il mondo.

Quindi siamo davvero orgogliosi di aver ricevuto questo premio. Di riconoscimenti in questi anni ne abbiamo avuti tanti. Ma questo, ne parlavamo anche con Valerio, ha avuto un valore particolare. Sono passati quasi undici anni da quando Marco non è più con noi. Ma restiamo sempre e ancora noi. Con la nostra battaglia e con il nostro impegno. Con il tentativo costante di far capire a tutti chi fosse davvero nostro figlio. E così, portando avanti il suo nome, sentiamo che Marco continua e continuerà sempre a esserci”.

Mentre riceveva il premio, dentro di sé, ha detto qualcosa a Marco?

“Sì, dentro di me ho pensato che Marco possa essere orgoglioso di quello che io e Valerio abbiamo fatto per lui. Purtroppo, in tutta questa vicenda lui non ha avuto voce. E noi siamo partiti da una verità negata, da ciò che è stato raccontato dai Ciontoli e che verità non era.

Per questo, riuscire a restituire dignità a nostro figlio è stata per noi la cosa più importante. Io credo davvero che, insieme a Valerio, a Marco quella dignità gliela abbiamo ridata. Perché gli era stata tolta, gli era stato tolto tutto. Ed era fondamentale fare questo per lui.

Perciò sì, mentre ricevevo quel premio, ho pensato a Marco. Ho pensato che da lassù ci guarda. E che, forse, può riconoscere tutto quello che abbiamo fatto per lui. E mi sono detta che spero sia orgoglioso di noi, così come noi saremo orgogliosi di lui per sempre.”

C’è qualche altra nuova iniziativa per Marco che avete in mente?

“Ieri, proprio alla Camera dei Deputati, c’era l’onorevole Stefania Ascani. Insieme a noi è stato premiato pure Mauro Valentini, con il quale abbiamo scritto il libro “Mio figlio Marco”. Lei ha detto che è giunta l’ora di portare anche alla Camera dei Deputati il libro di Marco. Mi ha dato il suo contatto e mi ha detto di sentirci.

Finché si parla di Marco, per noi è fondamentale. Perché Marco è veramente un segno delle ingiustizie che ci sono state, e che continuano a esserci tutti i giorni. Marco rappresenta purtroppo la quotidianità di questo mondo. Quello che è successo a Marco può succedere a chiunque. È quindi giusto che venga sempre ricordato, e portato come esempio. Perché questo non accada più.”

Speriamo quindi che possa essere organizzata presto la presentazione del libro. Sarà un altro bel momento per ricordare Marco

“Marco da lassù ci regala sempre bei momenti. In qualche modo si fa sempre sentire. Sta sempre tra noi. E questo per me è fondamentale. Mi dà la forza di andare avanti. Perché, mi creda: per me e Valerio non è facile sopravvivere a tutto questo.”