di Giovanni Zucconi
Cerveteri, il fallimento della Politica (e dei politici): quattro Sindaci commissariati su sette dal 1993
Ci sono numeri che da soli valgono più di cento analisi, considerazioni o sentenze. E a Cerveteri, sottovalutato da tutti, ce n’è uno che pesa come un macigno: dal 1993 (anno dell’elezione diretta del Sindaco), a Cerveteri, solo due Sindaci hanno finito il loro mandato. In tutti gli altri casi è stato nominato un Commissario prefettizio. Stiamo parlando che, su sette sindaci eletti, solo Lamberto Ramazzotti e Alessio Pascucci (eletto due volte), hanno finito il loro mandato. Lasciamo fuori, per il momento, l’attuale Sindaca Elena Gubetti.

Ricordiamo che dal 1993, la nuova legge elettorale per l’elezione dei Sindaci, dà loro una maggioranza assolutamente blindata. Impossibile da scalfire. Quindi, il fatto che quattro su sette Sindaci siano stati commissariati, deve farci riflettere. Ma proprio tanto. Perché davanti a questi numeri, non siamo di fronte a una semplice e casuale serie di incidenti di percorso. Siamo davanti a un sistema politico che, da troppo tempo, mostra una fragilità strutturale.
Dobbiamo quindi riflettere e domandarci: quale Politica può generare una situazione del genere? Che genere di politici possono aver contribuito a questa situazione? Ma soprattutto: che impatto ha avuto tutto questo sulla qualità della vita, e sulla crescita della nostra città?
Per i pochi che forse ancora non hanno percepito bene il problema, provo a dare un ulteriore dato. Sapete quale è la città italiana con più commissariamenti? Marano di Napoli. Con 5 scioglimenti per Mafia. Sottolineo per Mafia.
Sapete quale è la seconda città in Italia per numero di Commissariamenti? Avete indovinato. Proprio Cerveteri. Con quattro commissariamenti. Motivi? Mafia? No. Su tre casi su quattro, si sono semplicemente dimessi la maggioranza dei Consiglieri.
Per tre volte su quattro, semplicemente dei Consiglieri eletti per governare al meglio la città si sono dimessi in massa. Avranno avuto le loro buone ragioni, immagino. Ma non possiamo considerare tutto questo come normale. Se noi scorriamo l’elenco delle città italiane commissariate dal 1993, almeno quelle che ho visionato, sono state tutte commissariate per mafia. In nessuna città la maggioranza dei Consiglieri eletti si è dimessa. E chiaramente in nessuna per tre volte di seguito.
Non basterebbe solo questo per domandarci che tipo di politica si fa a Cerveteri? E se la classe politica, nel suo insieme, forse, dovrebbe essere messa in discussione?
Per la cronaca, il quarto commissariamento, quello del Sindaco Ciogli, avvenne per approvazione di una mozione di sfiducia.

La domanda, con queste premesse, è semplice. Come è possibile che in una città importante come Cerveteri, con una storia così prestigiosa e con un peso territoriale evidente, la normale continuità amministrativa sia diventata quasi un’eccezione? Perché a Cerveteri finire un mandato sembra più difficile che vincerlo?
Le risposte, probabilmente, non si trovano tutte in una singola maggioranza, in un singolo Sindaco o in una singola stagione politica. Le possiamo trovare, probabilmente, in un difetto più profondo. Che nelle ultime settimane è emerso con chiarezza anche dalle interviste pubblicate su BaraondaNews. Da più parti, con sfumature diverse ma con una sostanza comune, è stato espresso lo stesso giudizio: il livello della politica locale si è abbassato. E quando si abbassa il livello della politica, si abbassa anche la capacità di mantenere le istituzioni.
L’elemento che, fuori da ogni ragionamento politicamente corretto, emerge da ogni analisi che potremmo fare è che, a Cerveteri, troppo spesso la politica sembra vivere più di equilibri interni che di una visione pubblica. Più di rapporti di forza che di programmi. Più di tatticismi che di governo. Le coalizioni nascono, si scompongono e si ricompongono. Ma poi si sfilacciano durante il percorso della legislatura. Basta una nomina, basta un voto, basta un attrito interno, e tutto si blocca.
Ed è qui che si evidenzia, sempre fuori da ogni ragionamento politicamente corretto, il problema principale. La politica locale appare sempre più centrata sulle persone, e sempre meno sulle loro funzioni a cui sono stati destinati dagli elettori.

Troppo spesso il confronto tra gli eletti non sembra riguardare cosa fare per Cerveteri, ma il proprio ruolo o il proprio peso all’interno della coalizione. Non necessariamente quella di maggioranza. Perché queste dinamiche accadono anche all’interno del Consiglio. E quando il baricentro della politica amministrativa si sposta dal merito ai posizionamenti, la crisi diventa quasi inevitabile. Perché una maggioranza costruita sul compromesso permanente è una maggioranza che vive sotto ricatto permanente.
Quindi è un problema di eletti? Non lo dico io. Lo stanno dicendo tutti i politici, di tutti gli orientamenti, che noi di BaraondaNews abbiamo intervistato. Tutti hanno sottolineato l’inadeguatezza media della classe dirigente di Cerveteri.


Nella nostra città sembra essersi consolidata negli anni una cultura politica debole, litigiosa, spesso autoreferenziale. Incapace di fare squadra anche quando avrebbe i numeri per governare. Una politica che fatica a selezionare una classe dirigente solida. Che spesso privilegia appartenenze e fedeltà rispetto a competenze e capacità. Tutto questo con la complicità degli elettori. Che, ricordiamolo, sono quelli che mandano in Consiglio comunale quelli che ci dovrebbero governare.
Non è chiaramente un problema solo di Cerveteri. È purtroppo un problema nazionale. Ma, ricordiamolo un’altra volta, in nessun’altra città italiana sono stati commissariati quattro Sindaci su sette. E tutti a seguito di “giochi” politici, non per mafia. È evidente che noi abbiamo un problema maggiore degli altri.
Quale è la soluzione per uscire da questa situazione? Credo che ce l’abbia data il giovane Canicossa, nell’intervista che abbiamo pubblicato qualche giorno fa: non dobbiamo preoccuparci del nome del prossimo candidato, ma del programma e della qualità del gruppo dirigente che lo dovrà realizzare. Prima del nome, servono idee. E prima del candidato, serve un programma. Prima delle alleanze, serve una cultura di governo. E, chiaramente, candidati ed eletti all’altezza del compito che dovranno svolgere. Se non seguiremo questo percorso, non cambierà mai nulla. Continueremo ad avere maggioranze fragili e Sindaci che, più che governare, devono ogni volta tentare di sopravvivere.











