di Giovanni Zucconi
Cerveteri, il non sentirsi figli di questa terra genera vandali
Iniziamo con il dire che il problema non è la presenza del vandalo di turno che imbratta i pochi cartelli ancora sani presenti nella Necropoli della Banditaccia. Il problema è culturale. Il problema è sociale. La madre degli imbecilli è sempre incinta si dice. Ma difficilmente ce ne potrebbe essere una tanto prolifica da giustificare gli anni di sistematica, sottolineo sistematica, distruzioni di tutti i cartelli, di qualsiasi tipo, che sono stati installati negli ultimi 20 anni nelle aree archeologiche e nei percorsi che portano alle cascatelle.

A cercarli, non ne troverete uno integro. E ne sono stati messi di nuovi praticamente ogni anno. Rotti o vandalizzati subito dopo la loro installazione. La differenza con gli atti vandalici occasionali, che si possono trovare dappertutto in ogni parte del mondo, sta proprio nella sistematicità e nell’inevitabilità di questi atti imbecilli a Cerveteri.
Per questo dico che è riduttivo e forviante parlare di singoli vandali che non sanno come passare il loro inutile tempo. Il problema è evidentemente culturale e sociale. Chi fa queste idiozie è quasi sicuramente di Cerveteri. È di questa terra dove almeno due generazioni di abitanti ha violato, anche in quel caso sistematicamente, migliaia di tombe etrusche, rubandone il contenuto.



È eccessivo il paragone? Forse. Ma tutte e due hanno un’origine comune. Il non sentirsi parte di questa terra. Forse ci si sente parte della città, ma non di questa terra ricca di bellezze e di Storia. Con il nostro territorio c’è troppo spesso un rapporto di adozione, ma non di figlianza.
Detto questo, che ci ho guadagnato a inimicarmi mezza Cerveteri quando potevo scrivere, come tutti, un pezzo accusando il cattivo vandalo di turno? Nulla. Ma sarebbe stata solo una semplice e riempitiva cronaca. Io ci provo sempre a ricordare che noi siamo una città strana. Una città zavorrata da problemi antichi, che persone legate al passato cercano di risolvere senza affrontare, o per lo meno senza riconoscere, le cause che li hanno generati.









