Dalla “Rosso Valentino” alle passerelle del mondo: lo stilista che ha vestito first ladies, principesse e star lascia un’eredità di couture, artigianalità e bellezza senza tempo
Addio a Valentino Garavani, l’imperatore dell’eleganza: morto a Roma a 93 anni –

Roma si è svegliata più silenziosa, oggi, con una notizia che attraversa la moda ma parla a tutta la cultura italiana: Valentino Clemente Ludovico Garavani è morto nella sua residenza romana, all’età di 93 anni. A comunicarlo è stata la Fondazione a lui intitolata, chiudendo un capitolo che ha definito per oltre mezzo secolo l’idea stessa di eleganza.
Valentino non è stato soltanto uno stilista. È stato un linguaggio: fatto di linee pulite, proporzioni misurate, dettagli preziosi e di quel rosso assoluto divenuto firma inconfondibile, “Rosso Valentino”, riconosciuto in tutto il mondo come tonalità-simbolo della maison.
Nato l’11 maggio 1932 a Voghera, aveva scelto Roma come patria d’elezione e teatro della propria ascesa, trasformandola in una capitale della couture contemporanea. Nel 1959 fondò la sua casa di moda e da lì prese avvio una corsa lunga decenni: atelier e saloni, abiti da sera scolpiti come architetture morbide, pizzi e ricami, fiocchi e drappeggi, fino ai red carpet più osservati.
È difficile elencare tutti i volti che hanno incrociato la sua storia senza ridurla a una semplice galleria di celebrità. Eppure alcuni nomi raccontano l’impatto: da Jackie Kennedy Onassis a Julia Roberts, da Sophia Loren a principesse e first ladies, in un filo rosso che unisce cinema, politica e società. Valentino vestiva l’evento ma soprattutto la persona, con un’idea di femminilità che non urlava: affermava.
Accanto a lui, per gran parte della vita e della costruzione dell’impero creativo, Giancarlo Giammetti: socio e compagno, presenza costante dietro le quinte e al centro delle scelte strategiche. Un binomio che ha retto l’urto dei cambiamenti del settore, dei passaggi di proprietà e delle trasformazioni della moda in industria globale.
Valentino aveva salutato le passerelle con il congedo di un sovrano: il ritiro nel 2008, dopo una carriera durata oltre 45 anni, con un’uscita di scena che suonava già come un passaggio di consegne. La maison, nel frattempo, aveva cambiato assetti e direzioni creative, continuando però a vivere di quell’aura iniziale: la promessa che un abito possa diventare memoria.
Nelle ore successive all’annuncio, sono arrivati tributi dal mondo della moda e dalle istituzioni: parole che lo descrivono come “maestro” e riferimento culturale, capace di esportare nel mondo un’idea di stile italiano fatta di artigianalità e misura.
Anche l’ultimo saluto si svolgerà a Roma: secondo quanto comunicato, la camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, nelle giornate di mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. Il funerale è fissato per venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.
Resta, oltre i calendari e le cerimonie, la sostanza di un’eredità creativa: la capacità di rendere contemporaneo il classico, di far convivere rigore e sogno, di costruire una “firma” che non fosse solo un logo ma un modo di stare al mondo. In un tempo in cui la moda corre veloce, Valentino ha insegnato la lentezza del gesto perfetto: quello che, una volta cucito, non ha bisogno di spiegazioni.
Oggi, con lui, se ne va una delle ultime grandi figure “totali” del costume: un artista, un imprenditore, un simbolo. Ma il rosso, quello sì, continuerà a passare davanti ai nostri occhi — sulle scale di un teatro, in un film, in una fotografia d’archivio — come un lampo di bellezza che non smette di parlare.









