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Un evento sulla libertà d’espressione, fra arte e letteratura





Un evento sulla libertà d’espressione, fra arte e letteratura –

di Gian Domenico D’Addabbo

Diversi fatti di attualità hanno lanciato un campanello d’allarme sui pericoli in cui la libertà d’espressione si trova anche nel nostro Occidente, fra questi ricordiamo l’omicidio di Charlie Kirk per mano di un attivista LGBT e abortista, fidanzato con un transgender,e il reiterato arresto del professore irlandese Enoch Burkecon la sola sua “colpa” di rifiutarsi di usare il pronome neutro per riferirsi a un ragazzo trans nella sua classe. Questi due episodi e altri rappresentano solo la punta dell’iceberg. La mancanza di rispetto verso chi la pensa diversamente nei dibattiti televisivi manifestachiaramente il clima che si è creato, lo abbiamo visto, per esempio, nel caso degli insulti che Enzo Iacchetti ha rivolti a un rappresentante della comunità ebraica in Italia e in diverse altre occasioni, quando il fondatore del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi è stato attaccato solo per aver criticato la “cultura” wokenei salotti televisivi di RAI e Mediaset. Diverse associazioni culturali hanno preso a cuore questo tema, fra queste l’Associazione Donna ha tenuto un evento sulla libertà d’espressione presso l’hotel Miramare a Ladispoli con un programma che ha compreso la presentazione delle opere artistichedi Donato D’Angelo e Nunzia Zambardi nella prima parte;nella seconda parte la presentazione di quattro libri, tre scritti da Francesco D’Amico, l’altro scritto da Antonio Parrino. L’artista Donato D’Angelo ha mostrato i suoi quadri lignei scolpiti con incredibile maestria, che ha imparata da suo padre e affinata con la guida del suo maestro Marra, che conobbe a Roma negli anni della gioventù. In pensione dal 2006, Donato D’Angelo ha continuato a realizzare quadri in legno, per i quali impiega una media di due o tre mesi. La peculiarità delle sue opere è l’uso della colla, necessario per collocare i pezzi di legno scolpiti con segatura al posto giusto, così da rappresentare il paesaggio desiderato. Certi tratti richiedono più accuratezza rispetto ad altri, come ad esempio i rosoni delle chiese, presenti nelle sue opere rappresentanti, una il Duomo d’Orvieto, l’altra l’abbazia di Fossanova, entrambe esposte durante l’evento. A volte l’effetto della luce su questi quadri rende irriconoscibili certi tratti a seconda della posizione del sole, persino agli occhi dello stesso artista. Un aspetto simile si trova nella pittura dell’altra artista, Nunzia Zambardi, i cui quadri sono caratterizzati da una profondità così stupefacente, che l’artista stessa si domanda che cosa abbia fatto una volta realizzato il dipinto, per di più l’osservatore ritrova sé stesso in quei quadri, cogliendo persino aspetti che sfuggono all’ artista. La testimonianza di Nunzia riguardo le sue opere artistiche ci ricorda in qualche modo dell’invito di San Carlo Acutis a ritrovare la nostra originalità per difenderla, specie nella società dell’omologazione, secondo la quale, per non dispiacere a credenti di altre religioni, è necessario abbandonare le proprie tradizioni in nome di una laicità malintesa, o meglio il laicismo. Il Prof. Antonio Parrino, che ha insegnato in diverse scuole, ha presentato il suo libro sugli studi di Gabrio Lombardi, alla cui luce hariaffermato il concetto della vera e sana laicità.Studioso di diritto romano e storia del diritto con particolare attenzione sul rapporto fra Cristianesimo e autorità civili, Gabrio Lombardi illustra le dinamiche dell’evoluzione di tale rapporto a partire dalla nascita del Cristianesimo e dall’Editto di Milano (313 d.C).Laddove nella Roma precristiana la religione era imprescindibile dall’amministrazione della cosa pubblica e viceversa, Costantino divise i due poteri temporale e spirituale, affermando il diritto di ciascun cittadino, cristiano e non, a praticare la propria religione liberamente, affermando così il concetto di stato laico; solo con l’Editto di Tessalonica (380 d.C) il Cristianesimo fu riconosciuto come culto ufficiale di tutto l’Impero. In tale prospettiva, il Prof. Parrino sposa la tesi di Gabrio Lombardi, che colloca l’inizio dell’era moderna al 313 d.C, anziché al 1492, diversamente dalla storiografia ufficiale. Uno dei relatori ha offerto un’osservazione riguardo il rapporto fra Stato e Chiesa, dal Concilio di Nicea, che rispose fortemente all’eresia ariana e fino a Martin Lutero, il maggiore eresiarca nella storia cristiana dopo Ario, il quale cambiò totalmente i rapporti fra autorità civili e Chiesa sulla scia delle sue dottrine gnostiche. In piena linea con l’osservazione del relatore, il Prof. Parrinoha illustrato le conseguenze di questo processo, che ha portato a un concetto diverso di laicità elaborato nel cosiddetto illuminismo. Laddove l’Editto di Milano definisce le due realtà Stato e Chiesa come realtà diverse e per questo complementari, l’illuminismo riconosce la differenza fra queste realtà, ma le mette in contrapposizione e il decreto di Cavour del 1871 “Libera Chiesa in libero Stato” s’impronta su questa visione, infatti l’approvazione di quel decreto diede inizio alla questione Romana, che andò avanti fino al 1984. Similmente alla storica cattolica Angela Pellicciari, l’analisi storica Prof. Antonio Parrino sulla linea di Lombardi ci aiuta a capire come la “cultura” woke, che rappresenta l’apoteosi del cosiddetto illuminismo, ha preso il sopravvento nel panorama occidentale e lo fa in una maniera talmente efficace, che ciascuno può sentire questa storia propria, come se stesse leggendo un romanzo, poiché lo scopo di Antonio Parrino è stato, non tanto un’esposizione saggistica della storia, quanto piuttosto un’esposizione a maniera di narrazione. Francesco D’Amico, autore dei romanzi “Va’ dove ti porta il destino”, “Il Segreto di Laurea e della Chiave Misteriosa” e “Una Brutta Avventura”, si pone sulla stessa scia, in quanto si prefigge di coinvolgere il lettore attraverso descrizioni accurate di vita di turisti in visita in sud Italia, anche eventi, come per esempio feste religiose. I personaggi sono frutto della fantasia dell’autore, elemento imprescindibile di libertà creativa, tuttavia ciascuno può identificarsi in essi, infatti la maestria di Francesco D’Amico sta proprio nella capacità di attirare l’attenzione del lettore e di quanti ascoltano la lettura di passaggi di suoi romanzi, in questa prospettiva il lettore può trovare sé stesso immergendosi in quelle scene di vita (similmente all’osservatore di un’opera artistica), facendole proprie e l’attenzione del pubblico alla lettura del passaggio sulla Festa della Madonna di Romania, che si celebra a Tropea ogni anno il 9 settembre, tenuta da Francesco D’Amico, l’ha confermato. L’incontro si è concluso con l’intervento di Diego Corrao, il quale ha sottolineato i limiti della libertà d’espressione e i pericoli che si corrono, laddove s’infrangono le leggi sulla calunnia e alla diffamazione a partire dai social media, dove molto spesso vengono lanciati hate speeches. La spiegazione è partita dal presupposto che la vera libertà si trova solo grazie alla verità, che non si afferma attraverso la popolarità, bensì si afferma nel rispetto dell’interlocutore, pertanto si può avere un dibattito sano e costruttivo, che invita a guardare le cose in tutte le angolazioni, solo così potremo formare un vero pensiero libero in ricerca della verità, allora ci libereremo delle ideologie, “Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi” (Gv 8,32).