L’intervista al Presidente dell’Associazione Parco degli Angeli, Filippo Bellantone
Ladispoli, parte entro Natale, con la posa della prima pietra, il progetto “Dopo di noi” dedicato ai ragazzi disabili senza più i genitori – di Giovanni Zucconi

Quello che passa nella testa di un genitore di un figlio con disabilità grave lo può sicuramente sapere solo un altro genitore con un figlio disabile. All’inizio c’è da resistere allo Tsunami che si è abbattuto sulla tua vita. Dovrai dire addio a tutti i tuoi progetti, e al sogno di una vita familiare serena.
Poi dovrai resistere allo strazio di accettare che tuo figlio, o tua figlia, non avranno mai una vita come tutti gli altri. Che saranno sempre delle persone ai margini della società. Che dovranno lottare per ogni integrazione o accettazione degli altri.

Ma poi, più passa il tempo e più il genitore invecchia, più si fa strada prepotente la peggiore delle angosce e delle preoccupazioni: “che ne sarà di nostro figlio quando non ci saremo più noi?”. Dove andrà a finire? Verrà “rinchiuso” da qualche parte? Sara trattato bene? Avrà a disposizione i soldi sufficienti per non fargli mancare nulla come è stato fino a quando ci siamo stati noi? Qualcuno gli porterà via tutti i soldi che gli lasceremo in eredità?
Questi interrogativi che non fanno dormire la notte i genitori dei ragazzi disabili sono affrontati nei progetti del “Dopo di noi”. Questi sono stati istituiti con la Legge 112/2016, e sono progetti personalizzati sul territorio, pensati per garantire la massima autonomia e indipendenza alle persone con disabilità grave. In particolare, quando vengono a mancare i genitori o il sostegno familiare.
Naturalmente a parole è tutto facile. Mettere in pratica questi progetti, dargli delle gambe solide e durature nel tempo, è un’altra cosa.
Ci stanno provando a Ladispoli, il Comune e l’Associazione “Parco degli Angeli”. L’obiettivo è quello di realizzare una struttura che possa accogliere e accudire dignitosamente un certo numero di persone disabili gravi quando i loro genitori non ci saranno più.
Un progetto importante per il nostro territorio che dovrebbe essere finalmente arrivato alle battute finale. Sta infatti per essere posta la prima pietra della struttura che dovrà ospitare i ragazzi disabili gravi. Per farci raccontare a che punto siamo con la realizzazione del progetto, abbiamo intervistato il Presidente dell’Associazione Parco degli Angeli, Filippo Bellantone.

Parliamo del progetto del “Dopo di noi”. Ne avevamo accennato in un precedente intervista, ma poi non ne avevamo più parlato. A che punto siamo, e come sta procedendo?
“Il progetto del “Dopo di noi” è arrivato al momento decisivo. Prima di Natale, salvo complicazioni dell’ultimo minuto, si poserà la prima pietra della struttura che ospiterà i ragazzi. Tutta la fase progettuale si è ormai esaurita. Il terreno c’è, e i soldi pure. Il progetto è stato approvato dagli uffici comunali preposti, e quindi possiamo cominciare.”
Tutto bene quindi…
“Bene, ma non benissimo. Mi duole vedere che, proprio in questi giorni, qualcuno si mette di traverso su queste iniziative. Nei giorni scorsi c’è stato un Consiglio comunale in cui ero presente. Quando so che si parla di questi temi cerco di esserci, per avere il polso diretto di quello che viene detto, di chi lo dice e come lo dice, al di là delle registrazioni.
Ho constatato con rammarico che forze politiche ed esponenti politici che in passato ci hanno sempre cercato per parlare del “Dopo di noi”, proprio oggi che stiamo arrivando ad una conclusione positiva, stanno creando una serie di problematiche che semplicemente non esistono.”
Si spieghi meglio
“All’ordine del giorno del Consiglio comunale c’era una mozione proprio sconclusionata, avulsa dalla realtà di chi conosce davvero l’argomento. Mi ero quasi arrabbiato, poi me ne sono andato. Me la sono rivista in registrazione perché, se fossi rimasto lì, mi sarei arrabbiato con qualcuno. Ho fatto poi un post ironico per prenderla a ridere e non arrabbiarmi troppo.”
Ma nulla che possa sbloccare l’iter già avviato, spero
“Il progetto è ormai definito. Si sta già pensando ai tempi di costruzione, e a come gestire la struttura una volta realizzata. Con l’impresa c’è già un contatto diretto. Hanno detto che ci vorranno circa otto mesi da quando si partirà con il cantiere.
A brevissimo sarà organizzata una cerimonia di posa della prima pietra. Ma naturalmente si andrà dopo le feste per partire effettivamente con i lavori. Diciamo che l’anno prossimo, di questi tempi, la struttura sarà pronta.”

In molti si domanderanno se esisteranno delle regole certe e trasparenti con cui verrà gestita la struttura negli anni a venire
“Le regole non le stabiliamo noi e non le stabilisce il Comune. La Regione Lazio ha pubblicato e approvato, con una delibera della Giunta regionale, il cosiddetto Libro Verde, che dà indicazioni ben precise e non lascia margini di discrezionalità sulla gestione.
Se cerca su Google “Libro Verde Regione Lazio” troverà questo elaborato. È molto lungo, credo siano più di 300 pagine, ma è tutto dettagliato. Non ci sono margini. Ci sono solo regole precise. Il Comune di Ladispoli realizza e mette a disposizione la struttura, che viene realizzata in base alla normativa vigente per questo tipo di infrastrutture. “
Il merito di questo progetto portato ormai a termine è dell’Associazione Parco degli Angeli?
“Non proprio. È stata un’iniziativa condotta e finanziata dal Comune di Ladispoli. La Parco degli Angeli ETS ha solo il “merito” di aver fatto la proposta progettuale, che è stata poi migliorata dagli uffici comunali. E di aver “spinto” con ogni energia disponibile.”
Un’altra domanda che tutti si faranno è: “Chi deciderà chi potrà entrare nella struttura? Quali saranno i criteri di accesso?”
“I criteri sono stabiliti dalla Regione Lazio. Quella sarà una struttura pubblica, realizzata su un progetto che abbiamo portato noi come associazione.
Faccio una premessa importante. Noi, come associazione, inizialmente dovevamo realizzare una struttura nostra e avevamo destinato delle risorse a questo scopo. Poi, per una serie di vicissitudini, abbiamo dovuto utilizzare quelle risorse per ricostruire la nostra sede. E c’è stata quindi una pausa, durante la quale si è aperta una finestra pubblica.
Avevamo già una progettazione pronta dal 2017. Elaborata insieme a un gruppo di architetti romani. Abbiamo fermato un attimo quel percorso, ma il progetto era predisposto. Lo abbiamo quindi proposto prima all’amministrazione Grando e poi all’amministrazione Gubetti.
Con Grando c’è stato un primo momento di incomprensione, ma poi ci siamo chiariti. Lui ha preso un impegno con noi ed è stato di parola. Ha reperito le risorse, destinando 951.000 euro degli introiti di un piano integrato e “blindandoli” per questo progetto. Anche su questo le forze di opposizione hanno creato problemi, proprio perché le risorse erano blindate. Ma lui è rimasto fermo nel suo proposito.

Successivamente è stato reperito il terreno. Sono state fatte riunioni con tutte le associazioni, e sono state recepite tutte le osservazioni che sono sembrate giuste e corrette. Dopodiché siamo andati avanti.
Con rammarico devo dire che c’è anche qualcuno del mondo del Terzo settore che non sta manifestando grande entusiasmo, perché avrebbe voluto che questa fosse una struttura più simile a un centro diurno. Mi dispiace, non è bello quando succede, ma si va avanti lo stesso.”
Tutto chiaro, ma non mi ha ancora detto quali saranno i criteri per accedere a questa struttura
“Per quanto riguarda i criteri di accesso, la Regione privilegia innanzitutto le persone con disabilità che sono già prive di sostegno genitoriale. Quelle che vivono, per capirci, con qualche parente.
Poi c’è una priorità per i nuclei monogenitoriali, con un range che riguarderà l’età del genitore superstite. In presenza di entrambi i genitori in età avanzata, ci sarà un punteggio aggiuntivo.
Il quadro dei criteri considera anche le condizioni economiche delle famiglie dove sono presenti persone con disabilità, e che versano in situazioni di estrema difficoltà. Questo aspetto, però, ho visto che non viene indicato come un elemento prioritario. Nel senso che la Regione ha giustamente voluto evitare che la condizione economica in sé diventasse l’unico criterio di valutazione quando entrambi i genitori sono presenti, ma non riescono ad accudire in modo idoneo la persona con disabilità. In questi casi, l’idea è che sia ottimale affiancare il contesto familiare con la struttura.
Anche su questo tema non ci si può inventare nulla. Ci sono indicazioni specifiche. A mio avviso, ma non solo a mio avviso, la Regione Lazio ha voluto eliminare ogni margine di discrezionalità per evitare abusi.”
Quante persone potrà ospitare la struttura al massimo?
“Per quanto riguarda questa struttura, i posti sono dieci.”

E chi gestirà questa struttura nei prossimi anni?
“La Regione Lazio ha dato indicazioni che strutture di questo tipo debbano essere gestite da una “fondazione di comunità” partecipata dall’ente pubblico. Queste fondazioni di comunità hanno, tra i compiti prioritari, quello di raccogliere risorse, tra cui i lasciti dei genitori.
Le fondazioni possono gestire i cosiddetti “trust di scopo”. Questo significa che un genitore che non ha altri eredi, se non il figlio con disabilità, può vincolare il proprio patrimonio, alla sua morte, a un fondo gestito in prima battuta nell’interesse del familiare disabile. E successivamente, quando questo non ci sarà più, per proseguire nello scopo e negli obiettivi per cui è stata creata la fondazione.
Una volta avviato questo meccanismo, si può tranquillamente proseguire e creare altre situazioni. L’importante è cominciare.”
Ma avete già fondi sufficienti per iniziare, e proseguire poi con la gestione della struttura nei primi anni?
“A questo scopo, la Regione Lazio ha già creato un fondo. Inoltre, esiste un fondo nazionale per il “Dopo di noi”. Quindi le risorse non mancheranno.”

Ultima domanda che sicuramente si faranno i lettori: chi controllerà che le associazioni e gli enti coinvolti gestiscano in modo corretto la struttura e i soldi?
“Trattandosi di soldi pubblici, il controllore naturale è la Corte dei conti. Se dovesse emergere qualche dubbio di irregolarità o altro, interviene la Corte dei conti. Su queste cose c’è anche un controllo del Ministero delle Politiche sociali.
Inoltre, l’ente gestore dovrà essere iscritto al Registro unico nazionale del Terzo settore. Diventerà a tutti gli effetti un ente del Terzo settore, con tutti gli obblighi connessi.”
C’è già una data per la posa della prima pietra? Possiamo dire che avverrà entro quest’anno?
“Non ce l’hanno ancora comunicata ufficialmente. A me hanno detto “entro Natale”. Quindi prima di Natale dovrebbe avvenire. Direi che ormai ci siamo.”









