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Cerveteri: l’opposizione controbatte all’Assessore Gazzella





Riceviamo e pubblichiamo

Multiservizi: Gazzella predica, gli atti lo smentiscono. E sul “merito” faccia pace con la memoria.

L’assessore Alessandro Gazzella oggi ci regala l’ennesimo sermone: “le nomine sono politiche”, “meno pretesti, più proposte”, e il capolavoro finale: “governare è complesso… ma almeno ci proviamo”. Peccato che il governo di una partecipata non si “provi”: si esercita con atti, controlli e responsabilità, non con slogan. E no, non accettiamo lezioni da chi sposta la discussione sul passato per sfuggire alle domande sul presente. La frase è sua: “governare è complesso… ma almeno ci prova”. E l’affondo personale sulle “nomine politiche pagate con soldi pubblici” ai danni di una consigliera d’opposizione si commenta da sé.

L’assessore rivendica “utili mai visti prima, MAI” nei suoi due anni da Amministratore dal 2013 al 2015. Bene: gli anni successivi hanno dimostrato che si poteva fare molto meglio e senza stampelle. Serie storica utili netti (fonti: bilanci): 2016 €417.768 – 2017 €550.851 – 2018 €306.343 – 2019 €266.768 – 2020 €153.368 – 2021 €227.147. Altro che “mai”. Quanto agli ultimi esercizi: utili stiracchiati nel 2023: €13.443 e nel 2024: €15.549.

Parliamo dei conti della sua gestione (quando fu Amministratore): quegli “utili” furono sorretti da tre leve extra-business: (a) prestito Comune–Società grazie al quale lo stesso Gazzella rivendica un vantaggio economico di circa €100.000 (risparmio su interessi passivi); (b) adeguamenti ISTAT dei corrispettivi dei contratti di servizio per un importo molto prossimo a €100.000, interamente a beneficio del bilancio 2014; (c) una corsia di preferenza evidente: il Direttore Generale dell’epoca era il marito della Segretaria Generale. Chiamiamolo pure “clima favorevole”. Senza queste stampelle la gestione Gazzella avrebbe dato ben altri numeri.

Oggi Multiservizi ha DG vacante da quasi due anni (il DG non è un optional: è previsto dallo Statuto con funzioni centrali), report trimestrali al Controllo Analogo incompleti e senza data certa nel 2024, Organismo di Vigilanza a lungo non nominato, abbattimento del capitale deliberato nel 2023 e che risulta non ancora finalizzato. Nel frattempo si è spento l’e-commerce senza una relazione costi-benefici pubblica e si naviga a margini risibili con linee di credito sfruttate al limite. Qui non c’entra “il passato remoto”: c’entrano inadempienze attuali.

Proprio perché è complesso, chi governa controlla davvero. E i controlli non sono un orpello: vanno esercitati. Oggi, invece, appaiono ridotti a un rito: procedure opache, criteri non pubblicati, verifiche a singhiozzo. Vogliamo cose semplici: tracciabilità delle scelte, responsabilità chiare e controlli che funzionino ogni trimestre, non quando conviene.

Gazzella ammette che fu nominato AU nel 2013 senza esperienza di vertice e rivendica “meriti” (perfino il “MAI utili prima”). Poi però ci spiega che “la nomina è politica, sempre” e insinua su una Consigliera d’opposizione passata a un incarico regionale. Come si permette? Sono affermazioni gravi: la persona interessata ha tutto il diritto di replicare. E comunque, se “politica” vuol dire arbitrio, la risposta è no: i ruoli apicali nelle partecipate devono rispettare legge e statuti, non gli umori di chi governa.

Per evitare alibi, ribadiamo, come già chiesto nel comunicato precedente, i punti essenziali:

  • Amministratore Unico selezionato per merito, con criteri, griglie e verbali pubblici; dichiarazioni su inconferibilità/incompatibilità ; procedura trasparente e verificabile.
  • Ripristino della legalità: nomina del Direttore Generale competente (e possibilmente non imparentato con chi deve controllarlo), oppure modifica statutaria motivata e immediatamente deliberata, se questa è la “nuova” linea.
  • Trasparenza totale sui report trimestrali 2024–2025, con data certa, assessment del clima interno allegato (abbiamo chiesto: nessuna risposta), e relazione tecnica sull’e-commerce (costi, ricavi, impatto patrimoniale).
  • Esecuzione delle delibere pendenti (in primis abbattimento del capitale): cronoprogramma pubblico e responsabilità chiare.

Noi parliamo con atti alla mano: bilanci, verbali, accessi, statuti. Lui, invece, con aggettivi. Chi governa, governi; chi controlla, controlli; chi ha parlato di “politica sempre” si ricordi che nelle partecipate valgono le leggi. E che i lavoratori non si difendono con le prediche, ma con organizzazione, regole e trasparenza. Il resto è rumore. E il rumore non paga stipendi, non abbassa i debiti, non rispetta gli Statuti.

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