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“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma





Dieci anni di amicizia vera.  L’uomo dietro l’attore, raccontato da chi gli è stato accanto fino all’ultimo respiro

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma – di Giovanni Zucconi

Quella a Roberto di Berardino non è stata un’intervista. È stata un’esperienza emozionante. Una specie di intensa rappresentazione teatrale interpretata da un unico personaggio: l’amico intimo di Giuliano Gemma. Recitata, se così possiamo dire, su un palcoscenico che era a tutti gli effetti un santuario dedicato al grande attore. Una rappresentazione densa di ricordi, e di tante lacrime versate realmente. Interrotta spesso da “vieni che ti faccio vedere una cosa”. E si rientrava dentro casa. Dove tutto parlava di Giuliano Gemma. Foto a decine che lo rappresentavano con i più disparati personaggi. Busti, opere d’arte firmate da Gemma. Suoi ricordi personali, come il giubbotto indossato il giorno che è morto, conservato come una reliquia.

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma
“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma

Non è stato facile tradurre quel pomeriggio passato a casa di Roberto Di Berardino in un’intervista scritta. Le emozioni non si riescono a tradurre bene in un articolo. E quel pomeriggio è stata un’emozione dietro l’altra.

Roberto Di Berardino ha condiviso con Gemma dieci anni di vita intensa, discreta, vera. Una relazione profonda, vissuta fino al tragico giorno in cui Giuliano è morto tra le sue braccia.

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma
Roberto Di Berardino

In questa intervista esclusiva, Di Berardino apre il cassetto della memoria. Racconta un Gemma inedito: l’uomo che scolpiva in silenzio e che si emozionava per un cagnolino. Che cercava pace lontano dai set e che, fino all’ultimo, ha chiesto solo una cosa: autenticità.

Cominciamo dall’inizio. Come ha conosciuto Giuliano Gemma?

“Era il 2004, o forse il 2003. Tutto è iniziato quasi per caso, come succede spesso con le cose importanti. Avevo una galleria d’arte a Cerveteri, proprio davanti a un bar. Un giorno entra questo signore elegante, con uno sguardo attento e curioso. Era Giuliano Gemma. Lo riconobbi subito, ovviamente. Ma cercai di comportarmi con naturalezza. Cominciò a osservare le mie sculture, e si fermò su una in particolare. Gli dissi che anche io scolpivo e lui mi rispose: “Anche a me piace farlo”. Gli lasciai il mio numero. Dopo pochi giorni, mi chiamò: “Signor Roberto, può venire a prendere un caffè a casa mia?”. Era domenica, sua moglie lavorava alla Rai e non c’era. Ci ritrovammo da soli a chiacchierare per ore. Da quel pomeriggio, non ci siamo più lasciati. Ogni giorno, per dieci anni.”

Che tipo di rapporto era il vostro?

“Un’amicizia profondissima. Forse più di un’amicizia. Giuliano era come un fratello, o forse anche di più. Giuliano era diventato la mia famiglia. Io non ho fratelli, e lui ha riempito quel vuoto con la sua presenza. Stavamo insieme ogni giorno, dalla mattina alla sera. Condividevamo tutto: dal pranzo al tennis, dalle passeggiate alle confidenze più profonde. Con me non era solo l’attore. Era un uomo sensibile, tormentato e spesso malinconico. Ma era anche divertente, ironico e generoso. È stato anche il mio testimone di nozze. Per quel giorno mi ha regalato una scultura bellissima, fatta da lui. Aveva un talento incredibile: in casa ho ancora molte sue opere. Diceva sempre che con me si sentiva libero. Perché non lo trattavo da “divo”, ma da essere umano.”

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma

Com’era Giuliano Gemma nella vita quotidiana?

“Era pieno di contrasti, come tutti quelli che hanno vissuto intensamente. Forte, ma fragile. Ironico, ma malinconico. Aveva vissuto mille vite, eppure cercava una cosa sola: la Pace. Aveva un carisma naturale ma anche una dolcezza disarmante. Rideva tantissimo, ma aveva dentro una malinconia profonda, un senso di abbandono. Il cinema, a cui lui aveva dato tanto, lo stava dimenticando. Soffriva in silenzio. Quando l’ho conosciuto era molto ansioso. Io credo di averlo aiutato, anche solo con la mia presenza. La notte spesso non dormiva, e mi chiamava. Aveva bisogno di qualcuno che lo ascoltasse senza aspettarsi nulla. Ma con il tempo, è tornato a sorridere. Aveva un’enorme umanità. Quando lo accompagnavo agli eventi, alle mostre o anche solo al ristorante, era sempre disponibile con tutti. Mai un gesto di superbia, mai un atteggiamento da divo.”

Le ha mai raccontato del suo passato, del mondo del cinema?

“Sì, spesso, ma lo faceva con pudore. Non cercava di stupire, né di vantarsi. Parlava di Sergio Leone, di Laura Antonelli, di Stefania Sandrelli… Ma con la semplicità di un uomo che ha vissuto quelle cose come se fossero normali. Ricordo che mi raccontò quando conobbe Giovanni Paolo II, e Navarro-Valls. Erano episodi straordinari, eppure sembrava più interessato a raccontarmi le sue giornate passate con i cani o al Bingo. E poi amava scolpire. Mi portava a vedere le sue opere. Voleva un mio parere. Era bravissimo.

Dei suoi film mi parlava. Ma io non ne avevo visto neanche uno. Me li sono guardati solo dopo la sua morte. Quando parlava dei suoi lavori, io non lo capivo. E lui mi diceva: “Se fosse per te, starei ancora a fare il pompiere!”. Mi parlava spesso anche del suo periodo a Hollywood. Dei film western, dei set con Nino Benvenuti. Ma ciò che amava ricordare di più erano le cose semplici: un pranzo, una risata, una serata passata a guardare vecchie foto.”

Che rapporto aveva Giuliano Gemma con Cerveteri?

“Lui amava Cerveteri. Era la sua casa. Amava la necropoli, le colline, le strade, la gente. Non l’amava solo per la bellezza del posto. Ma per quello che ci aveva trovato: pace, silenzio, autenticità. Voleva bene a questo paese e si prestava per tutto: inquinamento, iniziative comunali, raccolte fondi. Gli dava fastidio il traffico, diceva: “Guarda come si è riempita di macchine questa città”. Era molto legato anche alla storia del territorio. Si interessava di archeologia, seguiva i miei racconti con attenzione, faceva domande. Voleva capire, imparare. Non era solo un luogo in cui vivere: Cerveteri era parte della sua identità.

Per questo gli sarebbe piaciuto che Cerveteri facesse qualcosa per ricordarlo. Una targa, una piazza, un busto. Su questo tema del ricordo diceva sempre: “Perché Sergio Leone non è stato ricordato dalle sue figlie? A me almeno qui qualcosa la faranno”. Lo sperava. E se lo merita.”

Lei era presente nel momento della sua morte. Vuole raccontarlo?

“È la cosa più dolorosa che io abbia mai vissuto. Eravamo stati insieme tutto il giorno. Poi l’incidente. Non lontano da casa mia. Sono corso a vedere cosa fosse successo. Ho visto la scena e mi sono avvicinato. L’ho trovato in terra, cosciente ma ferito. Stava morendo. E si scusava. Si scusava con l’uomo che aveva causato l’incidente. Era così: gentile fino all’ultimo respiro.  “Capita a tutti”, diceva. Moriva e chiedeva scusa. Aveva un’emorragia interna. Gli ho tolto il giubbotto, ho preso il telefono e ho chiamato sua moglie.

È morto lì, tra le mie braccia. Giuliano è morto davanti ai miei occhi. È stato terribile. Non in ospedale, a Civitavecchia, come hanno scritto. Ma lì, per terra, davanti a me. L’ho accompagnato fino all’ambulanza. Non mi hanno fatto salire. Ho seguito l’ambulanza in macchina, da solo. Ero lì, fuori, quando mi ha chiamato la moglie. Le ho detto con una voce che tremava: “Tranquilla, vieni, sta bene”. Ma sapevo che non era vero. Era già finita.”

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma
“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma

Giuliano Gemma aveva delle passioni nascoste?

“La principale era sicuramente la scultura. Era bravissimo. Scolpiva come un artista. Aveva un talento naturale. Mi ha regalato opere bellissime. Una la conservo ancora: me la donò per il mio matrimonio. Poi amava gli animali, soprattutto i cani. Aveva un cane pastore che poi ho tenuto io, e un Jack Russell che è andato alla moglie. Amava anche la buona cucina, e le piccole cose. Il Bingo era un suo vizio, ci andavamo spesso. Lo faceva rilassare.”

Che mi può raccontare del rapporto di Giuliano Gemma con le donne?

“Era sempre Giuliano Gemma! Il fascino lo portava addosso come una seconda pelle, anche a 70 anni. Le donne gli correvano dietro, anche se non era più giovane. Ma lui era sempre rispettoso, gentile, mai volgare. Mi parlava sempre con affetto di Laura Antonelli, di cui era stato molto innamorato. Mi diceva: “Quando venivo in Italia la cercavo sempre”. Ma non la rivide più. Con Stefania Sandrelli aveva fatto un film, e ne parlava come di una donna intelligentissima. Era consapevole del suo fascino, ma non se ne vantava mai. Anzi, era molto discreto. Anche quando ridevamo delle sue conquiste, lo facevamo con affetto. Come due vecchi amici che ripensano al passato.”

Mi ha accennato a molti aneddoti. Me ne può raccontare uno che le è rimasto nel cuore?

“Ce ne sono tanti. Ma uno in particolare è avvenuto il giorno del mio matrimonio. Lui sapeva che ero sempre vissuto da solo, che non avevo famiglia. Mentre mi mettevo la cravatta, venne a casa mia e mi fece una foto. Mi disse: “Robé, d’estate non ti devi sposare, sennò ti sciogli.” E rideva. Era un uomo che ti stava vicino nei momenti importanti. Poi l’ultimo compleanno, a settembre. Mi chiamò: “Lo sai che io non festeggio mai, ma quest’anno vieni tu.” Aveva 75 anni. Quel giorno fece il tuffo dal trampolino. Era ancora atletico, anche se aveva tre bypass. Mi fece piangere. Era felice, allegro. Quel giorno, come tanti altri, è inciso nella mia memoria.”

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma
“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma

Sono passati dieci anni dalla morte di Giuliano Gemma. Cerveteri potrebbe ricordare, come merita, il suo amore che ha dedicato a questa città. Cosa potresti proporre a questa Amministrazione? Cosa farebbe piacere a Gemma?

“Vorrei che si dedicasse a Giuliano una piazza, un busto, una targa, o il belvedere. Qualcosa di visibile e duraturo. Avevamo fatto in passato un carro per la Sagra dell’Uva a lui dedicato. E vinse. Ma ci vorrebbe molto di più, e qualcosa di permanente. Un luogo che dica: “Qui ha vissuto Giuliano Gemma. Qui ha amato. Qui ha riso e ha pianto”. Non per celebrarlo come divo, ma per ricordarlo come uomo. Come persona che ha amato profondamente questa città. Io in casa ho un busto con il suo volto. Potrei regalarlo al Comune. Basta solo volerlo.

A lui piacerebbe essere ricordato a Cerveteri. Come giù le ho detto prima, quando gli parlavo di Sergio Leone e delle figlie che non facevano nulla per ricordarlo, si rattristava. Diceva: “A me almeno una cosa la faranno”. Lo sperava. Ma non lo diceva mai apertamente. Ci spero molto che la nostra e la sua Cerveteri possa accontentarlo.”

“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma
“Il mio amico Giuliano”: Il racconto intimo di Roberto Di Berardino sul lato segreto di Gemma

Se potesse rivedere Giuliano Gemma ancora una volta, cosa gli direbbe?

“Che mi manca ogni giorno. Che tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per affetto. Gli direi: “Ti ho voluto bene come a un fratello. Ogni giorno ti penso. Nessuno potrà mai capire davvero il legame che c’era tra noi. E che un giorno, spero, Cerveteri ti darà il posto che meriti”.

E poi resterei in silenzio. Perché tra noi, spesso, le parole non servivano.”