Il racconto di Alessandro Maria Panizza, Presidente de Consiglio dei Giovani della cittadina etrusca
Cerveteri, una storia fatta di avventura ed amicizia
“Voglio raccontarvi una storia: la storia di un incontro a tratti più unico che raro; una storia fatta di avventura e amicizia. Una storia, per altro, dal sapore di riscatto secolare per Cerveteri. Protagonista di questo viaggio un tipo di nome George, proveniente da una piccola cittadina a nord di Glasgow, in Scozia”.
Così Alessandro Panizza in un post social.
“Lo scorso giovedì – aggiunge – io e un paio di miei amici ci ritrovammo di ritorno da Ladispoli: un pomeriggio piovoso, un cielo estremamente cupo che scuriva sempre più in prossimità della sera. Percorrevamo Via Settevene Palo Nord, poco prima della grande rotonda, e nel mezzo della bufera vedemmo in lontananza una figura che con difficoltà avanzava sempre più verso Cerveteri”.
“In verità, più che per la figura in sé, la nostra attenzione venne catturata dall’immenso zaino che ella trasportava…Preso da un impeto di umana pietà, il mio amico alla guida dell’auto, dopo averci indicato la persona, disse che era cosa giusta dargli un passaggio. Allorché l’altro mio amico, seduto accanto a lui, si fece prendere dal suo temperamento prudente e ci disse di essere cauti, aggiungendo l’ineccepibile frase “di matti ne girano molti”. Intervenni io, con il mio modo forse troppo pragmatico di vedere il mondo: “Diamogli sto passaggio. Siamo in tre: se vuole fare il matto, du pizzoni je li damo…”.

“Accostiamo accanto a quello che subito ci sembrò essere un viaggiatore disorientato. Il conducente tira giù il finestrino, chiede se gli sia utile un passaggio: lui accetta ed entra in macchina accanto a me. “Inglese?”, chiese subito il mio amico che lo aveva sentito rispondere positivamente all’offerta di aiuto; “I’m Scottish. My name is George, nice to meet you”, rispose il ragazzo con le dita incrociate in segno di gratitudine”.
“Devo fare una confessione: l’inglese non è proprio la mia lingua madre… Spinto dalla curiosità però, tentai di chiedergli quale fosse la sua meta. Nonostante il mio inglese maccheronico, capì e rispose di voler visitare Cerveteri, sorridendo di fronte alla mia espressione stupita nel vedere un turista solitario proveniente da così lontano…”
“Lo lasciammo in Piazza Aldo Moro, al centro storico del paese: il mio amico, avendo un appartamento utilizzato come b&b nelle vicinanze, gli suggerisce di rimanere una sera lì al posto di dormire in tenda, dove il curioso viaggiatore avrebbe voluto dormire una volta arrivato nei pressi della necropoli, in piena campagna. Accetta volentieri e ci diamo appuntamento dopo cena per berci una birra in un pub lì vicino”.
“Entrammo nel pub, ci sedemmo e dopo una iniziale chiacchierata di conoscenza mi venne spontaneo chiedergli se fosse un appassionato di storia Etrusca; il ragazzo, con entusiasmo, tirò fuori dal suo zainetto (questo decisamente più pratico da portare in giro) un libro che riconobbi subito: “Paesi Etruschi, di David Herbert Lawrence”. Raccontò di voler percorrere tutte le tappe che l’avventuriero inglese svolse in terra d’Etruria un secolo fa”.
“Io, che ebbi modo di leggere questo libro (ed ancor di più, ebbi modo di leggere le poco carine ma forse veritiere frasi che l’autore riservò nei confronti dei nostri compaesani dell’epoca), rimasi sorpreso e gli chiesi se fosse un accademico: risposta negativa”.
“Sgranai gli occhi consapevole di aver davanti una perla più unica che rara: un uomo, partito dalla Scozia, presente nel nostro paese ed intento a visitare l’Etruria intera (zaino in spalla e tenda come unico rifugio) per spirito d’avventura. Affascinato da questa storia e motivato da un bruciante sentimento di campanilismo, mi proposi di fargli da guida nella giornata successiva insieme ai miei amici”.

“Ore 07.30 di ieri: colazione al bar poi direzione Necropoli; dopo la visita, avanziamo verso le cascatelle (tempo non dei migliori ma, da come avevamo avuto modo di capire, non era un gran problema per lui…). Alle 13.30 eravamo di nuovo in centro: lo lasciamo al museo, ci accordiamo per ritrovarci per le 15.00 difronte al Palazzo Ruspoli. Qui, devo obbligatoriamente fare i miei più sinceri complimenti ad Ugo Ricci: ci ha condotti per tutto il palazzo spiegandoci dettagliatamente ogni singolo centimetro di storia e di arte lì presente. George rimane estasiato”.
“Al termine della visita, mi dice che deve partire per Tarquinia: gli suggerisco di venire con me ed un mio amico diretti a Civitavecchia per un impegno e di prendere il pullman verso il centro della città. Arrivati alla fermata del Cotral a Civitavecchia, siamo al termine di questa positivissima conoscenza. Mi abbraccia, ringrazia me e mi chiede di ringraziare tutti i miei amici che lo hanno conosciuto: ci invita a Glasgow e parla di noi come fossimo le persone più gentili che abbia mai conosciuto. La mia soddisfazione più grande? Sentirgli dire che Lawrence, evidentemente, aveva conosciuto i ceretani sbagliati. Non so se sono riuscito a rendere la bellezza di questo evento: so soltanto che quando tornerà in Patria, dirà di Cerveteri come un luogo dalla storia e dal paesaggio meraviglioso, abitato da gente cordiale ed accogliente”.
“Lawrence descrisse i ceretani come rozzi ed inospitali e George, prima di conoscerci (e come tanti che hanno letto quel libro), forse si aspettava lo stesso trattamento. La morale? quando incontriamo un turista, nel dubbio, trattiamolo bene: potrebbe essere uno scrittore!”.









