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Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate





“La Chiave del Cuore”, oggi si conclude la mostra all’interno della Sala Ruspoli. L’intervista

Giuliano Gentile, l’artista – di Giovanni Zucconi

Oggi, a Palazzo Ruspoli, in Piazza Santa Maria a Cerveteri, si conclude la mostra di pittura dell’artista Giuliano Gentile, dal titolo “La Chiave del Cuore”. Fino alle 23 di oggi si potranno ammirare i suoi splendidi quadri. L’ingresso è libero per tutti i visitatori

È una mostra che vi consigliamo di vedere perché, come abbiamo già scritto in passato, osservare un quadro di Giuliano Gentile è terapeutico. Ti rasserena. Perché i suoi quadri parlano al bambino che è in te. Perché Giuliano Gentile ci mostra il nostro mondo osservato con gli occhi di un artista che è consapevole che il male sia intorno a noi, e che ci minaccia ogni giorno.

Ma, come leggeremo nell’intervista che segue, Gentile ha scelto di non angosciarci con una sua esplicita rappresentazione. Ma sceglie invece di rappresentarci la speranza di un mondo migliore. Di un mondo certamente idilliaco, ma altrettanto certamente possibile se tutti ci impegnassimo a costruirlo. Nei suoi quadri ci rappresenta il bello, il bene e la serenità, proprio per ricordarci, con un sorriso rassicurante e colorato, che il male esiste, e che fa parte della nostra storia di Umani. Ma, lo ribadisce in ogni suo quadro, nessuno può toglierci la speranza che il bene e il bello possano trionfare. Come nelle favole. Come nel film di Benigni, “La vita è bella”.

Giuliano Gentile, in una pausa della mostra, ci ha invitato a casa sua per regalarci una sua intervista. Dove ci ha spiegato la sua poetica, e il suo modo di comunicare i messaggi che lui vuole trasmetterci.

Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate
Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate

Quando si parla di pittori, alla fine si tende sempre ad inquadrarli in una corrente pittorica. Tu in quale ti poni?

“Posso citare la critica di Renato Civello, che mi inquadrava nelSurrealismo, che però non è quello ermetico e non comunicativo di Dalì o Magritte. Il mio è un Surrealismo che va verso il racconto, verso la favola.Le atmosfere dei miei quadri sono quelle dei sogni e delle favole.”

Io ho molti dei tuoi quadri appesi alle pareti di casa mia. E, in effetti, in nessuno si ritrova un riferimento alla realtà. Anche quando parli di guerra, per esempio, lo fai in modo molto generico. Tu dipingi in questo modo perché non ti piace la realtà che ti circonda?

“Ma nei miei quadri la realtà è presente. Se io in un quadro metto una cartella “Per un mondo migliore”, significa che io la realtà la conosco. E so che non è buona. Ma io aspiro, come tutti, a trovare qualcosa di buono e di bello, che ci faccia vivere meglio. Perché è importante vivere bene.”

Quindi la tua è la ricerca di un mondo migliore

“Nei miei quadri c’è sempre presente la ricerca di un mondo migliore. Tutti sappiamo che certe realtà che viviamo non ci piacciono. Anche io le conosco. Ma idealizzo, e aspiro per me, e per tutti gli altri, di vivere il bello e il buono. Perché vivere il bello e il buono, si può.”

Quindi i tuoi quadri sono messaggi di speranza?

“Ma certo. Sono soprattutto un messaggio di speranza. Come nel film di Benigni, “La vita è bella”.Anche daun posto come un campo di concentramento si può sempre inviare un messaggio di speranza.”

Vuoi dire che non serve rappresentare la realtà nuda e cruda? Quella la conosciamo tutti. Nei tuoi quadri tu rappresenta l’alternativa di un mondo migliore

“Se dovessimo rappresentare le ingiustizie della discriminazione razziale, ci potrebbe essere chi disegnerà dei fili spinati o una faccia rovinata. Io invece disegno delle mani in cielo, e delle colombe che si stanno liberando. O delle catene spezzate.”

Primi hai detto che nei tuoi quadri troviamo più le favole che la realtà. Ma io ci vedo poco anche delle favole. Le favole sono spesso crudeli, e piene di personaggi negativi

“Le favole descrivono il bene e il male. La fata e l’orco.”

Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate
Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate

Ma nei tuoi quadri metti solo la fata, Non metti l’orco

“Se rappresento un mondo migliore, senza l’orco, vuole dire che prima l’orco c’era. Noi apprezziamo il bene perché conosciamo anche il male. Parlare del bene e delle speranze di un mondo migliore, vuole dire confrontarci anche con il male. Quindi l’orco, nei miei quadri, c’è. Anche se non c’è.”

Come mai metti tutte quelle didascalie nei tuoi quadri? Hai paura che non si capisca il messaggio che si vuole trasmettere?

“Nei miei quadri ho la necessità di raccontare. E per farlo,naturalmente ci inserisco dei simboli. Perché voglio dare un messaggio. Percomunicare meglio questi messaggi uso diverse tecniche. Uso, per esempio, i colori in modo che le parti che devono comunicare di più sia messe in una luce maggiore, e che quindi l’occhio vi corra sopra. E poi uso le parole. Un conto è esprimersi solo in modo simbolico, e un conto farsi aiutare dalle parole.”

A proposito di simboli. Cosa rappresenta la barchetta di carta che troviamo in moltissimi dei tuoi quadri?

“La barchetta unisce un po’ tutta l’opera. La barchetta rappresenta il viaggio, e la fragilità del nostro viaggio terreno. Il viaggio presuppone la scoperta, l’avventura, il conoscere e il divenire. Il nostro è un viaggio fatto nel tempo, dentro una barchetta di carta. Barchetta che ho chiamato Ulisse, perché ricorda la grande avventura avvenuta nell’Odissea. Ma per rappresentarla ho scelto il mezzo più piccolo e più fragile. Questo perché io mi sento come un piccolo Ulisse che viaggia con questa barchetta di carta. Nelle barchette ci ho messo anche i nomi, perché ognuno ha la propria barchetta e la propria fragilità. E fa questo viaggio dentro una barca di carta. Viaggio più o meno lungo a seconda della nostra vita. Ma è una barca che, pur nella sua fragilità, viaggia e racconta. Non sta ferma, ma agisce.”

Spero che non sia presa come una piaggeria, ma i tuoi quadri, quando li contempli, ti fanno stare bene

“Me lo dicono in tanti, Ma questo accade perché noi abbiamo bisogno di vivere nel modo che io rappresento nei miei quadri. Ma poi noi lo dobbiamo anche vivere.”

Quale è il tuo rapporto con Cerveteri?

“Con Cerveteri ho un rapporto bellissimo. Ci sono venuto ad abitare nel 1978. Venivo da Sulmona, in Abruzzo.”

Però ho visto sempre poca Cerveteri nei tuoi quadri

“Non è vero. Invece ho dipinto molti soggetti etruschi. In particolare, ho dipinto molte donne etrusche. Ho dipinto la loro vita reale. E ho fatto diversi quadri con tema la Sagra dell’Uva. E poi, da venti anni, faccio sempre una mostra ad agosto a Cerveteri, come quella che si chiude oggi.

Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate
Giuliano Gentile, l’artista della speranza raccontata con delle favole colorate