L’intervista al consigliere in quota Forza Italia
di Giovanni Zucconi
Emanuele Vecchiotti è il più giovane consigliere eletto nel Consiglio Comunale di Cerveteri. Che di per sé non è, naturalmente, una patente di merito. Per questo lo abbiamo voluto intervistare. Per conoscerlo meglio come uomo e come politico. Pur nel breve tempo a disposizione nell’incontro.
Come posso sintetizzare il politico che ho intervistato? Forse con le parole “Sogno e pragmatismo”. Vecchiotti è un giovane dai sogni prudenti. Che preferisce la fattibilità delle proposte, all’effetto, anche mediatico, di un’idea visionaria ma poco realizzabile o poco compatibile con il territorio in cui dovrebbe essere realizzata.
È quindi, a mio parere, il complemento perfetto per il suo compagno di partito, Gianni Moscherini. Che, in campagna elettorale, ci aveva presentato le sue idee indubbiamente visionarie per il rilancio di Cerveteri ma, come direbbe Vecchiotti, forse saltando qualche passaggio realizzativo.
Di seguito potrete leggere la sua visione di politica e del ruolo dell’amministratore.
Partiamo da una provocazione. A lei l’hanno messa in lista perché è un giovane, o per altro?
“Ho espresso io la volontà di correre. Anche contro l’opinione dei miei genitori, che avrebbero preferito una mia minore esposizione. Io invece ho sempre sentito forte la voglia di impegnarmi politicamente. Mettersi a disposizione della città in cui vivo è sempre stata per me una sfida con la quale mi volevo confrontare. E queste elezioni amministrative sono state la prima occasione utile.”
Continuando con le provocazioni, gli elettori sono stati più convinti dalla sua età, o dal programma che aveva presentato?
“Non lo so. Questo va chiesto agli elettori. Sicuramente la gioventù aiuta. Per lo meno garantisce che non hai scheletri nell’armadio. O che non hai presentato dei programmi in passate competizioni elettorali, e che poi non hai rispettato. Sul mio programma non so cosa dirle. Non è stato capito, o non è stato creduto. Forse era troppo ambizioso. Sicuramente c’è stato un problema di comunicazione.”
Sta parlando del programma di Moscherini?
“Certo. Parlo di quello della mia coalizione.”

Quando, nelle mie interviste, domando se sia più importante l’esperienza politica o la freschezza che può portare un giovane candidato, la risposta è sempre democristiana. Vanno bene tutti e due, e ci devono essere tutti e due. Io mi sono però convinto che forse questo non è sempre vero. Soprattutto in situazioni dove per anni non si è mosso molto. E si muove poco perché le novità che nascono da un diverso modo di pensare vengono sempre messo da parte, se non addirittura osteggiate. Perché l’esperienza ti porta ad essere prudente. E la prudenza, in Politica, vuole spesso dire immobilismo. Che ne pensa?
“Sono d’accordo con lei. Quello che io recrimino alle passate amministrazioni è proprio un po’ di immobilismo. Noi ci troviamo oggi a combattere con problemi che Cerveteri avrebbe dovuto risolvere negli anni. La verità è che parliamo della Necropoli da 20 anni. Parliamo della zona artigianale da 20 anni. Parliamo di altre opere di infrastrutture primarie da 20 anni. L’immobilismo è una brutta bestia per qualsiasi città. E nel mondo di oggi l’immobilismo ti può far perdere delle occasioni che magari poi non si ripresentano.
Ma aggiungo che, per quanto riguarda i politici più giovani, io posso ammettere naturalmente l’inesperienza. Ma credo che le competenze ci debbano sempre essere. Ci deve sempre essere quella voglia di essere competenti, preparati e sul pezzo. Ma soprattutto bisogna avere sempre voglia di fare.”
Lei ha ragione. Ma credo che l’esperienza sia utile per fare bene le cose. Quali cose fare, non te le dice solo l’esperienza. È più una visione. E la visione di un giovane, giusta o sbagliata che sia, è probabilmente diversa da quella di un politico di lungo corso. Nel nostro consiglio comunale, una visione più ambiziosa può avere spazi?
“Io sto cercando di crearmi un mio spazio tra i miei colleghi di consigliatura. La realtà è che lo spazio si crea quando la gente crede in te, e riesce ad apprezzare le idee che proponi. E devi essere soprattutto credibile. Perché se i tuoi progetti non vengono ritenuti realizzabili o poco calati nel contesto, la tua visione non verrà mai presa in considerazione. Quindi le posso rispondere di sì. C’è spazio per una visione più ambiziosa. Ma le idee devono comunque essere calate sul territorio. Ci vuole sempre un po’ di sano pragmatismo.”
Possiamo dire che ha dei sogni pragmatici?
“Io sogno una Cerveteri che risplenda e attragga persone. Io sogno una città viva e vissuta. Dove il cittadino esce e va a farsi l’aperitivo senza dover andare in un altro posto. Dove un giovane può trovare un lavoro senza doverlo cercare altrove. Dove un turista che capita nella provincia di Roma, abbia Cerveteri come prima destinazione.”
Ma è quello che tutti vorrebbero da vent’anni, come ha detto prima lei. Che cosa ha impedito che tutto questo si realizzasse? È colpa della Politica? Dei Cerveterani?
“La Politica ci ha messo del suo, e noi Cerveterani ci abbiamo messo il resto (sorridendo). Ma dobbiamo sempre tenere conto che in tutti i paesi, è la Politica che guida. È vero che l’amministrazione è l’espressione del cittadino, ma è il politico che deve guidare il processo di cambiamento. Il politico immobile è cosciente di essere immobile. Non si può nascondere dietro un dito e dire che ci son stati degli impedimenti. La verità è che se uno vuole fare, poi fa.”
Pensa che nei paesi vicini la situazione sia diversa?
“Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Ladispoli che nasce molto dopo di noi, e ce la troviamo davanti. Santa Marinella che ha un dissesto e si rimette in piedi. Cerveteri invece galleggia. Ci accontentiamo. Il Cerveterano non è mai stato veramente male. Non abbiamo situazioni tali da poter dire che la città è invivibile. Magari ci si sposta da qualche parte per lavorare, ma la casa si ha comunque a Cerveteri perché è una città tranquilla. E la politica si è giocata sostanzialmente su questo. C’è stato tanto personalismo e tato immobilismo. Perché alla fine, come dicevamo, i temi sono sempre quelli.”
Nella politica cerveterana c’è poca visione sul futuro?
“A Cerveteri, in questo momento, non c’è un solo dibattito su un’opera del futuro. C’è solo dibattito sulle opere del passato. “La zona artigianale la fate o non la fate?”. Ma della zona artigianale se ne parlava anche 20 anni fa. “La necropoli va sistemata”. Ma anche della necropoli ne parlavamo 20 anni fa. Per sistemare il lungomare ci abbiamo messo 70 anni. Sono tempi da terzo o quarto mondo. Per chi amministra Cerveteri, queste dovrebbero diventare opere del passato. Vanno sistema e risolte. E pensare ad opere e progetti del futuro. Bisogna cominciare ad affrontare le sfide del futuro, non rimanere su quelle del passato.”
E quali sono le sfide del futuro che lei vede?
“Dovremo affrontare il turismo digitale. Creare una Cerveteri più accogliente. Avere una necropoli con un visitor center e con le visite guidate. Dare la possibilità ai giovani di aggregarsi invece di farli disperdere dove c’è più lavoro.”
Non voglio sembrare troppo provocatorio, ma lei sta descrivendo cose assolutamente normali per una città come la nostra
“È vero. Ma a Cerveteri sembrano impossibili. A Cerveteri l’ordinario sembra impossibile. E, per me, Cerveteri adesso vive solo dei problemi dell’ordinario”
L’opposizione si sta veramente ricompattando come affermano tutti?
“Direi proprio di sì. In questo momento c’è una collaborazione tra tutti i componenti. Abbiamo cominciato un ciclo di incontri tutti insieme.”
Lei ha affermato di essere un socialista progressista. E di avere a cuore particolarmente i temi sociali. Perché ha scelto di militare in Forza Italia?
“Perché gli altri partiti predicano, ma poi all’atto pratico non si comportano bene. E Forza Italia è un partito che ti permette di scegliere, secondo coscienza. In tutti i grandi temi più divisivi, Forza Italia ha sempre dato libera scelta ai propri iscritti. E l’area di centro destra è comunque quella che mi rispecchia di più, per la sua visione economica e strutturale del Paese. Ma soprattutto per la sua visione di libertà di scelta. Io sono lontano dalle idee più radicali. Sia di destra che di sinistra.”
Un’ultima domanda. È vero che ogni anno lei va ad Hammamet sulla tomba di Bettino Craxi?
“È vero. Noi andiamo tutti gli anni ad Hammamet. Siamo un gruppo di giovani di Forza Italia e Socialisti. Io la prima volta che andai fui colpito dalla frase “La mia libertà equivale alla mia vita”. Che è forse il motto più grande che un uomo può pronunciare.”
Il suo è una specie di pellegrinaggio laico
“E’ un pellegrinaggio laico che mi riporta ogni volta al perché faccio politica. Io faccio politica per sentirmi libero. Libero di poter dire “Io ci ho provato a cambiare le cose”.









