di Giovanni Zucconi
Ci sono interviste che, mentre le stai facendo, ti accorgi che praticamente tutte le domande che ti eri preparato, non vanno bene. Come quella che, qualche giorno fa, ho fatto a un giovane scrittore di Cerveteri: Roberto Frazzetta. L’occasione era l’uscita del suo ultimo romanzo,“La strada non aspetta”, ambientato proprio a Cerveteri. Mi ero preparato ad intervistare uno scrittore esordiente, o quasi, che mi avrebbe raccontato di aver scritto l’intero romanzo guidato solo dal suo fuoco sacro, navigando tra i flutti di una storia che era sgorgata direttamente dalla sua mente e dal suo cuore.
Ma le cose non si sono svolte in questo modo. Con una semplicità e un’onestà disarmanti mi ha raccontato, mi ha insegnato, che se non sei un Lev Tolstojo un Umberto Eco, per scrivere un romanzo che puoi sperare di trovare un giorno sugli scaffali di una libreria, non basta un pur necessario talento innato. Non basta mettersi davanti a un foglio bianco, e scrivere seguendo il flusso della tua ispirazione. Un romanzo non si crea. Un romanzo si costruisce. Anche con un lungo e pesante lavoro di editing guidato da professionisti messi a disposizione dalle case editrici. E la prima stesura è spesso distante da quella che trovi impaginata nel libro venduto in libreria. Un romanzo richiede studio e approfondimenti. Perché quello che hai dentro di tenon basta quasi mai a scrivere un romanzo che possa essere credibile.

Questa formazione è stata alla base dell’ultimo romanzo di Roberto Frazzetta, “La strada non aspetta”, della casa editrice Bertoni. Un noir sorprendente e coinvolgente. Un noir ambientato dove meno ti aspetti che si possa svolgere una storia di ‘Ndrangheta: a Cerveteri. Solo per questo dovrebbe venire la voglia di leggerlo. Ma l’ambientazione è solo lo sfondo di un romanzo che parla di temi universali. Che da Omero in poi sono sempre stati al centro di ogni opera che ha lasciato il segno nella storia della Letteratura. “La strada non aspetta” parla dell’eterna, quotidiana, scelta tra il Bene e il Male.Parla di Redenzione e di Trasformazione. Ma anche diVendetta. Tutto questo vissuto in luoghi a noi familiari, e per questo subdolamente rassicuranti.
Se volete conoscere meglio l’autore e il suo ultimo romanzo, dopo aver naturalmente letto l’intervista che segue, potrete incontralo venerdì 23 giugno, alle ore 19.00, presso la libreria Scritti e Manoscritti di Ladispoli.
È opinione comune che l’opera prima sia quella che rispecchia di più un autore. Dove è più facile trovare personaggi che più lo rappresentano o tematiche a lui più care. Lo stesso vale per questo suo romanzo?
“Ma questa non è la mia opera prima. O meglio, è la prima riconosciuta e pubblicata da una casa editrice. Ma è il mio undicesimo romanzo. Il primo l’ho pubblicato nel 2003, a 23 anni. Pubblicato a mie spese. Come tutti quelli seguenti, meno l’ultimo.”
Che cosa è cambiato in questi ultimi 20 anni? È diventato uno scrittore più bravo, e si sono accorti finalmente di lei?
“In questi ultimi anni, dopo il Covid, è cambiato un po’ tutto nel mondo dell’editoria. Scrittori famosi hanno cominciato a proporre corsi di scrittura online, a prezzi accessibili. Questo mi ha fatto comprendere, tramite i corsi, quali erano le esigenze editoriali del momento.”
Cioè ha capito cosa e come bisogna scrivere per avere una possibilità di essere pubblicato da una casa editrice?
“Certo. Se non conosci le esigenze editoriali, continui ad andare avanti con la tua scrittura. Che però non rispecchia quasi mai le esigenze di una casa editrice. Bisogna invece trovare un “compromesso” tra la mia idea del romanzo, e quello che si aspetta una casa editrice.”
Lei lo ha trovato questo compromesso

“L’ho trovato. E il mio romanzo è piaciuto ed è stato acquistato da una casa editrice.”
Mi ha bruciato la prossima domanda. Quindi uno non nasce scrittore, ma ci diventa
“Ma in fondo sì, un po’ ci si nasce. I miei nonni non erano scrittori, ma erano dei magnifici racconta storie. Uno raccontava sempre della guerra, mentre l’altro amava più le storie inventate. Io sono un mix tra i due. Io ho iniziato a scrivere da quando avevo 14, 15 anni.”
Ma essere uno bravo ad inventare storie, mi sembra di aver capito, non basta per essere pubblicato da una casa editrice.
“No, non basta. Nei precedenti dieci romanzi, che comunque salverei tutti, è mancato il concetto di editing. In pratica quando finisci di scrivere un romanzo, hai fatto solo il 50% del lavoro. Poi c’è tutto l’editing che di solito lo fa una persona esterna: l’editor.Poi c’è il correttore di bozze. E poi c’è l’esigenza editoriale che ti dice:“Qui sei stato un po’ troppo incisivo…Qui invece ci devi stare di più”. Sono tutti consigli utili a migliorare la leggibilità della storia.Quindi, a meno che tu non sia uno scrittore affermato, raramente riesci a mantenere la forma e l’idea iniziale fino alla versione definitiva. C’è sempre un po’ di trasformazione che avviene strada facendo.”
Come nasce la storia portante di un romanzo? In particolare, come è nata la storia contenuta nel suo ultimo romanzo?
“La storia nasce sempre da una scintilla. Per l’ultimo romanzo avevo l’idea di scrivere una storia su un poliziotto dei Nocs. L’idea l’avevo.Ma si limitava alla voglia di raccontare questi personaggi sempre al limite. Un mio cliente, comandante dei Carabinieri, mi disse di lasciare perdere i Nocs, ti faccio parlare io con un GIS. Mi fece quindi conoscere questo GIS che era stato infiltrato per quattro anni in una cosca della ‘Ndrangheta. Che mi ha concesso due ore di intervista. E dopo avevo ben chiaro quello che volevo scrivere. Avevo in mente tutta la storia. Che ho poi ambientato a Cerveteri. Come a Ladispoli e Civitavecchia.”
Parliamo del fatto che ha ambientato il romanzo proprio nella sua città: Cerveteri. Apparentemente, non verrebbe così naturale immaginarsi una storia di ‘Ndrangheta a Cerveteri
“Questo è il primo romanzo dove ambiento una storia a Cerveteri. Forse perché nel frattempo sono cresciuto, e ho cominciato ad apprezzare molto la mia città e quello che la circonda. E poi anche per le esigenze editoriali di cui parlavamo prima. Quando si scrive un noir mediterraneo, come “La strada non aspetta”, gli editori chiedono che si entri un po’ nel sociale durante il racconto. Che entri nei posti che tu conosci meglio e in cui vivi. Questo per portare un po’ di autenticità e di credibilità nella storia. E Cerveteri è il posto perfetto per ambientare il mio romanzo noir. Sta vicino a Roma. Vicino al porto di Civitavecchia che dal 2016 ha aperto anche la tratta sudamericana, e quindi potrebbe essere potenzialmente coinvolta in traffici di stupefacenti.
Inoltre, Cerveteri, rispetto alle realtà confinati come Ladispoli, per esempio, ha ancora una forte connotazione paesana. Dove possiamo ancora trovare dei “paesani”. E mascherarsi, nascondersi, in un paese, è più facile.”
Nel romanzo ci ha inserito qualche concittadino di Cerveteri. Magari che si potrà riconoscere?
“Si, li ho messi. Ci sono dei riferimenti. E spero proprio che potranno riconoscersi. Ci sono anche parti della città facilmente riconoscibili. Così come si potranno trovare delle figure che fanno parte della cornice storica di Cerveteri.”
Anche se sarà impegnatissimo a promuovere questo suo ultimo romanzo, ha già pensato a quale potrebbe essere il prossimo?
“Il prossimo libro, a dire la verità, è quasi finito. Sarà un omaggio ai due miei nonni. Che sono stati in guerra nello stesso battaglione, senza conoscersi. E poi la casa editrice Bertoni mi ha chiesto di scrivere il continuo de “La strada non aspetta”.”
Ambienterà ancora i suoi romanzi a Cerveteri?
“Ne sto già scrivendo uno a quattro mani, proprio ambientato a Cerveteri. Sempre noir, ma un po’ più novel, più morbido.”
Un noir sui tombaroli?
“(Sorridendo) Sarebbe interessante, ma non sono così ferrato. Deve sapere che per scrivere oggi un romanzo c’è dietro una ricerca impressionante. Per scrivere “La strada non aspetta” mi sono dovuto interfacciare, tra gli altri, con una psicologa forense, con una genetista forense, e ovviamente con diversi Poliziotti e Carabinieri. Devi conoscere tutto. Dallevarie gerarchie a come si comporterebbe veramente un Carabiniere su quella specifica scena del delitto. Devi conoscere cose apparentemente banali. Devi conoscere le meccaniche comportamentali del GIP o del PM. Devi sapere come spara veramente un Poliziotto. Devi verificare la coerenza delle azioni che stai descrivendo. Sono tante le cose che devi conoscere, e che devi farti raccontare da chi le ha vissute nella realtà. Altrimenti il romanzo non risulteràmai credibile.”
Un’ultima domanda. Perché un Cerveterano o un Ladispolano dovrebbe acquistare il suo romanzo? Che cosa ci potrebbe trovare?
“Ci trova sicuramente i luoghi. I luoghi che frequentano i personaggi sono gli stessi che frequentano loro.E quindi si sentiranno a casa nella storia. E poi è una storia universale. Parla di Redenzione, di Trasformazione. Di vendetta. Io spero di riuscire ad emozionare i miei lettori. Ma anche a sconvolgerli. Il noir è questo. Non ti smuove solo la parte emotiva, ma ti fa vedere parti della vita, che possono essere anche molto crude, ma che sono assolutamente possibili. E la scelta tra quale parte tu vuoi stare, se dalla parte del Bene o del Male, nella realtà, chi più e chi meno, la vive tutti i giorni.”









