Un importante laboratorio sociale sui Monti della Tolfa
Allumiere: nel 1969 fu fondata la cooperativa di sole donne “La Lumiéra” – di Giovanni Zucconi
Per laStoria fortunatamente non è come nei film. Dove le astronavi aliene arrivano solo nelle grandi città americane, o una storia d’amore non è bella se non la vivi a Parigi o a Roma. Un importarne avvenimento storico può benissimo avvenire anche in un piccolo paese quasi nascosto sui monti della Tolfa: Allumiere.
Quella che racconteremo è una storia di emancipazione femminile e di progresso sociale, di cui ancora oggi rimane un indelebile e orgoglioso ricordo. È una bella storia di molti anni fa, che si è svolta nel mio paese natale: Allumiere. Un’esperienza di emancipazione femminile che fu ideata e condotta da un personaggio dal cognome illustre, e dalla sua intraprendente e vulcanica moglie.

Giorgio Pirandello era il nipote di Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura. Suo padre era Stefano, ultimogenito del grande scrittore e drammaturgo. Nacque nel 1926, e giovanissimo partecipò alla Resistenza contro i Nazi-Fascisti, militando nel Partito Comunista. Le sue idee erano abbastanza radicali, tanto da meritarsi il soprannome di “Comunista utopico”.
Insieme a sua moglie Adriana Ferri, fin dai primi anni Sessanta, si impegnarono in un progetto che prevedeva la realizzazione di un laboratorio sociale indubbiamente radicale per quegli anni in Italia. Il loro sogno era la creazione di una cooperativa di lavoro che attuasse tutti i principi egualitari sostenuti dal Comunismo. In particolare, quelli che riguardavano le donne.
Non riuscirono a realizzare il loro progetto a Roma, dove abitavano, e quindi si trasferirono nel piccolo paese di Allumiere, in cerca di condizioni migliori. Il loro progetto, a guardarlo senza troppi pregiudizi, aveva sì un forte connotato politico, ma anche e soprattutto una grandissima rilevanza sociale. Si sviluppò in un territorio, quello di Allumiere, dove il lavoro si andava spesso a cercare fuori del paese. Mio padre e mio nonno ne sapevano qualcosa.

Abbiamo parlato all’inizio di Giorgio Pirandello perché il suo è un cognome importante, e ha un grande peso in questa storia, ma la vera protagonista di questa esperienza, tutta al femminile, è sua moglie Adriana Ferri. Era figlia della famosa Ida Ferri, che aveva fondato a Roma un’importante scuola di cucito, e brevettato un metodo innovativo per modellare e tagliare i tessuti, per farli diventare poi degli abiti.
Nel 1969, in una comunità montana come quella di Allumiere dove il lavoro non lo trovavi facilmente, soprattutto se eri una donna, Adriana Ferri, insieme a 12 donne del paese, crea una piccola azienda cooperativa per la realizzazione di capi d’abbigliamento: “La Lumiera”, o meglio “La Lumiéra cooperativa abbigliamento”.
Era una cooperativa di sole donne, che utilizzavano metodi innovati per creare vestiti. Ma soprattutto era un’azienda dove i metodi di gestione erano quelli che tutti sognerebbero in una vera cooperativa.Che dovrebbe mettere insieme Persone, e non dipendenti da sfruttare.
Erano due gli aspetti che furono imposti dai fondatori fin dall’inizio: autogestione ed egualitarismo. Ogni decisione importante era presa dall’assemblea delle consociate, e il valore della paga oraria era uguali per tutte. Ma non facciamo l’errore di considerare “La Lumiera” un’esperienza politica. Non era una “Comune”, ma un’azienda vera.Che faceva profitti e dava lavoro.
Ad un certo punto erano impiegate nell’azienda fino ad 80 operaie.Tutte del comprensorio: Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, S. Marinella, Canale e Manziana. Nei quasi 30 anni di attività, la cooperativa “La Lumiera”, ha dato lavoro a circa 600 donne. E in un territorio dove la mancanza di un lavoro onestamente retribuito è ancora merce rara, è facile immaginare le ricadute sui bilanci familiari di quelle 600 famiglie.
Ma le ricadute non furono solo economiche. Ma anche sociali e culturali. Non ci dimentichiamo che stiamo parlando di una cooperativa di sole donne. E sappiamo tutti che l’emancipazione delle donne, e non solo di esse, è storicamente sempre passata per concrete e stabili esperienze di lavoro.
Pensate come possono essere cresciute, grazie a questa esperienza, le ragazze di Allumiere e del suo comprensorio. Come possono essere passate da oggetto di progetti tutti al maschile, a soggetti liberi di decidere del loro futuro.
Non sono riuscito a trovare l’intera intervista fatta dal mensile “Noi Donne”, nel 1972, ad alcune ragazze di Allumiere che partecipano alla cooperativa “La Lumiera”. Ho trovato solo un piccolo stralcio, che però fa già intuire l’impatto sociale e culturale di quell’esperienza sul territorio: “… Se pensiamo a come eravamo, ragazze di paese, dalla piazza al fontanile la domenica, poi a canticchiare e cucire dalle sarte private…! […] Ora abbiamo preso gusto al lavoro, ma soprattutto abbiamo preso gusto alla discussione, alla possibilità di decidere, all’indipendenza”
“La Lumiera”, poco più di 20 anni fa, è stata poi definitivamente chiusa, travolta dal globalismo e dall’impari lotta dei prezzi con i prodotti asiatici. Ma il suo ricordo è ancora vivo ad Allumiere. Nel 2018, il Comune di Allumiere, in memoria di quell’esperienza, ma anche per sottolineare il ruolo centrale delle donne nella propria Comunità, mai sufficientemente riconosciuto, ha istituito il premio letterario “Femminile, plurale”. Si tratta di un concorso letterario nazionale, riservato e dedicato ad autrici donne che abbiano pubblicato, diciamo negli ultimi due anni e mezzo, un romanzo in lingua italiana.
Se qualcuno volesse approfondire questa bella pagina di Allumiere, vi consiglierei di leggere il libro “Le ragazze della cooperativa”, di Lucia Visca, edito da AllAround.









