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Luca Piergentili: “A Cerveteri manca la cervetranità di una volta”





Intervista al consigliere comunale di opposizione

Luca Piergentili: “A Cerveteri manca la cervetranità di una volta” – di Giovanni Zucconi

Questa non era un’intervista scontata. Non avevo mai citato il consigliere comunale Luca Piergentili esplicitamente, ma non era difficile scorgerlo nei miei articoli quando mi riferivo ad esempi che non condividevo. Per questo non era scontato che accettasse di essere intervistato da me. E mi sarebbe dispiaciuto molto se non l’avesse fatto. Proprio perché, se vuoi conoscere veramente una persona, e vuoi farla conoscere per quella che è, soprattutto se ha un ruolo politico, devi parlare direttamente con lei. E, nell’intervista, devi riuscire a convincerla a fidarsi di te, e delle tue domande.

Ho intervistato Luca Piergentili nel suo forno, mentre continuava a lavorare ai suoi buonissimi dolci. Lo ringraziamo naturalmente per la sua disponibilità. È una lunga intervista, come al solito. Ma credo valga la pena leggerla fino in fondo. Per conoscere meglio il consigliere Luca Piergentili, ma anche, e soprattutto, Cerveteri.

Inizio con una domanda apparentemente provocatoria: praticamente tutti i consiglieri comunali che ho sentito, anche se hanno sempre sottolineato il tuo costante impegno e il tuo amore per la nostra città, si sono in qualche modo dissociati dal suo modo di interpretare il ruolo di consigliere di opposizione. Lei cosa risponde?

“Risponderei come se mi dicessero che nel mio forno sono arrogante e prepotente. Magari è vero, ma il mio mestiere lo conosco. Così in Politica. C’è magari qualcuno che è più bravo di me a mostrare il bastone e la carota. Io mi sono ritagliato un ruolo un po’ più difficile. Ma le dico che nel tempo sono diventato più moderato e rispettoso. Sono sicuramente più riflessivo. Sto cominciando a contare fino a dieci quando serve. Io sono nato con un carattere impulsivo, ma se do la mia parola, cerco sempre di mantenerla. Anche in Politica.”

Secondo lei è un obiettivo raggiungibile quello auspicato dalla Belardinelli e da Orsomando di un’opposizione unita?

“Nell’opposizione si è aperto un dialogo e sta crescendo una reale collaborazione. C’è però da aggiungere che quell’obiettivo non lo stiamo indicando noi politici, ma ce lo sta chiedendo la gente. Che ci fermava prima per chiedercelo, e ci ferma ancora adesso. Anche se ormai parliamo con il senno di poi, se questa unità ci fosse stata prima, adesso non saremmo in queste condizioni.”

Si riferisce a come sta governando questa amministrazione?

“Questa amministrazione ha toni molto più pacati rispetto a quando c’era Pascucci. Ma mi sembra la continuazione della precedente. È cambiato il direttore d’orchestra, ma la musica è la sempre stessa. A mio parere manca ancora il gioco di squadra.”

Nel senso che i giocatori non sono all’altezza?

“Non voglio entrare nel merito dei giocatori. Per me la squadra non è fatta solo dagli apicali. È fatta anche dagli operativi. Da chi sta sotto alla squadra politica. L’assessore Gnazi, in una recente intervista, ha detto che stanno facendo dei concorsi. Io, da sei anni, gli ho sempre rimproverato questo: senza un adeguato numero di dipendenti non si va da nessuna parte.”

Quindi la sua denuncia più forte è sull’inadeguatezza della macchina amministrativa di Cerveteri

“Un consulente, 25 anni fa, ci disse che lui, come politico, doveva dare solo l’idea. Poi doveva essere l’operativo a trovare il modo di metterlo in pratica. Io, come politico, indico dove voglio arrivare. Non spetta a me, con la legge Bassanini, a dire come arrivarci. Mi ci deve portare il tecnico. Con la sua professionalità.”

Manca quindi un’adeguata struttura di tecnici che possono tradurre in pratica le direttive degli assessori?

“Le faccio un esempio della precedente amministrazione. Nell’ufficio delle Attività Produttive, c’era un unico dipendente che faceva riferimento a quattro assessori. È evidente che non poteva funzionare.”

Lei è molto attivo nelle segnalazioni tramite i social. Sono un po’ la sua caratteristica distintiva. Perché ha scelto questo modo di fare politica?

“Come dicevo prima, alla nostra Amministrazione manca il gioco di squadra. Io sono un consigliere di minoranza, ma spesso le cose le chiedono o lo segnalano a me. Io sul mio cellulare ho tutti i numeri: Ufficio ambiente, Multiservizi, Vigili Urbani, quelli di tutti i dirigenti… Quando scopro qualcosa, o me la segnalano, io non denuncio subito sui social l’esistenza di quel problema. Primo lo segnalo a chi, per competenza, lo può risolvere. E solo dopo che ho avuto le assicurazioni che possono intervenire, o comunque solo dopo averlo segnalato, faccio la pubblicazione. Il Sindaco mi ha accusato di essere troppo social. Le ho risposto che prima di pubblicare, io per correttezza avviso sempre prima gli uffici competenti. Come ha potuto verificare, nei miei post non attacco mai le strutture operative. Io attacco solo la Politica.”

Proviamo a non parlare per un attimo di Politica. Sulle varie pagine dedicate di Facebook, lei e altri suoi coetanei, scrivete spesso della Cerveteri di quando eravate giovani. Una Cerveteri che non c’è più. Leggo spesso, tra le righe, una certa nostalgia per quei tempi. Cosa le manca di più della Cerveteri di allora?

“La cervetranità.”

Luca Piergentili: "A Cerveteri manca la cervetranità di una volta"
Luca Piergentili: “A Cerveteri manca la cervetranità di una volta”

È una bella risposta. Ma la potrebbe spiegare meglio?

“Cervetranità era che prima, quando uscivi di casa, ci conoscevamo tutti. Prima, anche chi veniva da fuori ad abitare a Cerveteri, si sentiva Cerveterano. Ho avuto compagni di asilo e di scuola che non erano nati a Cerveteri, ma si sentivano Cerveterani quanto me. Questa è la cervetranità.”

Adesso non è più così?

“Purtroppo no. Chi è venuto ad abitare a Cerveteri nelle zone nuove, diciamo da Madonna dei Canneti verso l’Aurelia, mi dice spesso: “voi Cerveterani”. Quasi facendo una distinzione, e sottintendendo che abbiamo fatto, o stiamo facendo, poco per la nostra città. Ma questi nuovi Cerveterani, che valore aggiunto hanno portato? Se va a vedere i territori più abbandonati, questi stanno spesso nelle nuove periferie. E non è concepibile che ci siano Cerveterani che non hanno ancora mai visto il Belvedere o la Chiesa di Santa Maria Maggiore.”

Se è per questo, ci sono anche tanti Cerveterani che non sono mai andati a visitare la Necropoli della Banditaccia. A me la risposta sulla Cervetranità mi piace molto. Ma voglio fare una domanda provocatoria. Non è d’accordo che quando c’era la “cervetranità”, non è che c’era poi tutto questo grande rispetto per le nostre aree archeologiche. Si è dilapidato un patrimonio che era di tutta l’Umanità

“Noi siamo figli di quella generazione là. Io non ci sono andato mai a tombe, ma non posso rinnegare, o nascondere, il mio passato e quello di Cerveteri. Erano gli anni del boom economico, e i soldi facili sono sempre piaciuti a tutti. Ma io non li ho mai invidiati. Nessuno di quelli che hanno fatto quel mestiere lì, è mai diventato ricco. Abbiamo solo depredato il nostro territorio. E non accetto la morale di chi adesso si lamenta di certe situazioni, quando il nonno e il padre andavano a tombe.”

Ma come è possibile che la città di allora non sia riuscita a cercare uno sbocco economico più duraturo?

“Un motivo è che la classe dirigente di allora non aveva una mentalità aperta, e scommetteva tutto sul mattone. Ma non sono d’accordo con un comizio che ha fatto la Sindaca Gubetti, dove diceva che siamo un popolo di palazzinari e di tombaroli. Perché siamo sempre parlando di una piccola percentuale. Fino a venti anni fa, la Cantina Sociale aveva 1.000 soci. Quindi eravamo anche un popolo di agricoltori. Poi sicuramente potevamo fare qualcosa di più per l’agricoltura. Ma quello è un altro discorso. Ancora oggi ci sono tante realtà agricole che sono portate avanti dalle nuove generazioni. Gestite da giovani imprenditori molto in gamba. Ma dobbiamo fare del tutto per aiutarli e tutelarli. Coinvolgendo anche le istituzioni superiori come la Regione Lazio o il Governo.”

Cambiamo un po’ discorso. Se si leggono le pagine dei social dedicate a Ladispoli e a Cerveteri, si può notare una differenza che spero non sia solo io a notarla. Sulle pagine di Ladispoli si parla regolarmente male del Sindaco, degli assessori, della loro politica, o si segnalano malfunzionamenti e piccoli degradi. Ma mai, o quasi mai, si parla male di Ladispoli o delle iniziative che vi vengono organizzate. Magari mi sbaglio io, ma non mi ricordo di aver letto critiche importanti su Ladispoli da parte dei cittadini, o tanto meno dalla classe imprenditoriale. Della serie: l’Amministrazione si può criticare, ma Ladispoli non si tocca

Luca Piergentili: "A Cerveteri manca la cervetranità di una volta"
Luca Piergentili

“Io scherzando dico sempre che siamo stati maledetti dagli Etruschi per tutti i saccheggi che abbiamo fatto. Altrimenti certe cose non si spiegano. Il Cerveterano è difficile, si sa. Il problema è che chi viene ad abitare qui, assorbe solo le cose negative. Il Cerveterano ha tanti pregi, ma anche qualche difetto. Uno dei peggiori lo possiamo chiamare invidia. Ma non vorrei attribuire certi atteggiamenti solo al carattere dei Cerveterani. Per esempio, Alessio Pascucci ha portato tanto astio tra maggioranza e opposizione. E questo ancora pesa molto. Certe posizioni si possono spiegare anche con questo astio non ancora ricomposto.”

Continuando a parlare di Ladispoli, come vedrebbe la fusione tra i due Comuni?

“Io non la vedo bene. Anche se vedrei positivamente una fusione sui servizi. Ma noi abbiamo la nostra identità, e a Ladispoli hanno la loro. Sono completamente diverse.”

Nonostante siano stati Cerveterani anche loro?

“Ma sono Cerveterani diversi. Loro hanno sempre vissuto di commercio, e sono stati capaci di gestirlo al meglio. Noi siamo nati agricoltori, e magari potevamo valorizzare di più questo settore. Consideri che l’80% dei carciofi che hanno mangiato alla Sagra del Carciofo venivano da Cerveteri.”