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Calcio Roma, Carlo Zampa: “E’ parte della mia vita, quest’anno deve puntare alla Champions League”





Intervista esclusiva di Baraondanews all’ex Speaker giallorosso allo Stadio Olimpico: “Il calcio è molto cambiato, ora seguo le partite da casa”

Calcio Roma, Carlo Zampa: “E’ parte della mia vita, quest’anno deve puntare alla Champions League” –

di Marco Di Marzio

Calcio Roma, Carlo Zampa: “E’ parte della mia vita, quest’anno deve puntare alla Champions League”

Ha rivoluzionato il modo di presentare l’ingresso in campo di una squadra di calcio, ricorrendo a dei soprannomi che hanno segnato gli ultimi periodi di uno sport rimasto nei cuori di tanti. Ha accompagnato la Roma, la sua passione, alla conquista del terzo scudetto della sua storia e a due edizioni della Coppa Italia, oltre che una della Supercoppa Italiana. Stiamo parlando di Carlo Zampa, telecronista dal 1984 al 2018 e dal 1999 al 2004 speaker allo Stadio Olimpico per le partite giocate in casa dai giallorossi. Ribattezzato “The Voice of Rome” dai suoi più affezionati fan, le sue urla e le emozioni da lui trasmesse hanno reso indimenticabile un’epoca fatta di miti e di bandiere. Il club ora allenato da José Mourinho il 25 maggio 2022 ha vinto la Conference League mentre lo scorso 24 giugno ha conosciuto il calendario della prossima Serie A 2022-2023. Di questo e di molto altro ne parliamo proprio con lui, Carlo Zampa, così da poterne conoscere sensazioni e riflessioni, alla luce di un percorso di vita legato ad una maglia simbolo di una città considerata capitale del mondo.

Caro Carlo, nel ringraziarti per lo spazio concesso, ti chiediamo innanzitutto cosa è per te la Roma?

La Roma è parte della mia vita, mio padre infatti giocava nella Mater insieme con Fulvio Bernardini. A casa mia dunque si è sempre respirata l’aria della Roma calcio. Successivamente è poi divenuta anche una componente fondamentale del mio percorso professionale. Mi ritrovo molto nella canzone realizzata da Marco Conidi “Mai isola mai”, lì mi ci rivedo appieno.

Dove è nata questa tua passione per la telecronaca?

Da sempre in quanto da ragazzo andavo in Curva Sud munito della tessera Yunior Club, che sotto la presidenza Anzalone permetteva a chi aveva meno di 13 anni di poter comprare il biglietto a 500 lire. Poi sono passato in Tribuna Tevere e tanta era comunque la voglia di raccontare la Roma, che infine ho soddisfatto portandomi dietro un registratore dove raccontavo le partite per conto mio. Molte cassette me le sono tenute ancora. E contemporaneamente ho conosciuto tante persone. Ero affascinato dai grandi radiocronisti di un tempo e quindi avevo il pensiero e la speranza un giorno di diventare come loro, in particolare cronista della Roma, un sogno che ho avuto modo di realizzare.

E come è nata l’avventura dello Speaker allo Stadio Olimpico?

E’ nata grazie al Presidente Franco Sensi, è stato lui infatti a voler un nuovo Speaker allo Stadio poiché il precedente, anche dipendente del Coni e di fede laziale, non lo soddisfaceva per il suo modo di storpiare volontariamente i nomi dei giocatori della Roma. Sensi, persona fumantina, volle cambiare e cercò così una nuova voce per l’Olimpico. Gli fu allora indicato da Mimmo Ferretti il sottoscritto che già all’epoca svolgeva le radiocronache per Radio Incontro. Mi contattò la società gestore della fonia dello stadio e da lì è iniziato un altro sogno, questa volta insperato.

Quelle dei tifosi le conosciamo, ma le tue invece, quali emozioni provavi allo Stadio Olimpico durante una presentazione pre-partita oppure all’annuncio per la segnatura di un goal della Roma?

Le emozioni che provavo durante una presentazione, o subito dopo, sono sempre state le stesse. Io non ho mai mangiato prima di andare allo stadio proprio perché era talmente tanta la tensione. E non mi preparavo nulla prima, le cose da esprimere mi venivano lì al momento. Lo stesso quando annunciavo i gol della Roma. Le impressioni sono sempre state immensamente grandi perché sono sempre stato tifoso della Roma, è chiaro che sono le emozioni di un tifoso che in quel momento aveva la fortuna di poter raccontare le gesta della propria squadra del cuore attraverso un microfono e di poterne annunciare i suoi gol mediante quello stadio.

35 anni di telecronache e non solo, più in generale come il calcio dal tuo punto di vista è cambiato?

Il calcio è cambiato e molto, ma soprattutto sono cambiati i rapporti con i calciatori, gli allenatori e i dirigenti. Prima c’era un rapporto molto più umano e diretto, adesso invece ci sono mille filtri che ti impediscono di avere un certo contatto. Poi adesso con l’arrivo anche dei social e lo sviluppo di internet tutto si è amplificato e chiaramente ciò ha creato più barriere. Da questo punto di vista un po’ mi manca il rapporto di una volta, però questo fa parte della modernità, che dobbiamo comunque accettare. Ma per me la cosa fondamentale è che la Roma torni a vincere e lo faccia a grandi livelli.

Dal 2020 la Roma è presieduta dalla famiglia Friedkin, come giudichi fino a questo momento la loro conduzione?

Non può che essere positivo, non fosse altro perché non parlano ma contemporaneamente agiscono, fanno i fatti e non le parole. Prima avevamo Presidente che pochissime volte si è fatto vedere e che era più interessato a fare il nuovo stadio e basta e non perdeva mai l’occasione in privato, come confermato da alcune testimonianze, di parlare male della Roma e dei romani. Un capitolo chiuso. I Friedkin invece mi piacciono come stanno agendo, l’ingaggio di José Mourinho è stato un segnale ben preciso. Sono convinto che con loro il nuovo stadio si farà, è sarà solo stadio e non speculazione edilizia.

Il 25 giugno la Roma ha conquistato la Conference League, cosa rappresenta per la sua storia e per il suo futuro?

La vittoria della Conference League ha innanzitutto interrotto un periodo negativo, erano infatti 14 anni che la Roma non vinceva nulla. Un successo importante anche per l’immagine della società. Ma questo deve essere considerato un punto di partenza. La Roma deve rientrare in Champions League e deve naturalmente assestarsi e crescere ancora come club per raggiungere livelli importanti.

Alla prima stagione in giallorosso José Mourinho porta a casa un trofeo importante, è dunque l’uomo giusto per guardare alla prospettiva?

Mourinho in questa stagione ha dimostrato di essere l’uomo giusto per puntare al futuro. Meglio di lui non ha fatto nessuno sotto la gestione americana della Roma. Scelta azzeccata quella della società, che ha messo l’allenatore nelle condizioni di guidare la squadra per 3 anni. È normale che deve essere assecondato nelle scelte. Il tecnico portoghese è la figura giusta per ripartire e porre le basi per la crescita dove acquisire quella mentalità tale da portarla a vincere con continuità.

Lo scorso 24 giugno sono stati stilati i calendari della Serie A 22-23, cosa ti aspetti dal prossimo campionato?

Mi aspetto naturalmente dei passi avanti, mi aspetto soprattutto una Roma in grado di poter lottare per la Champions League. Il giudizio finale andrà dato quando sarà completato l’organico, adesso è tutto ancora in via di definizione. Sono però tranquillo perché mai come adesso quella giallorossa è comunque una società capace di assecondare le richieste di Mourinho, pur rispettando gli equilibri di bilancio.

Caro Carlo, nel ringraziarti di nuovo per l’intervista, ti chiediamo in conclusione come segui la Roma oggi, dopo aver abbandonato la telecronaca nel 2018 e quali i progetti futuri?

Dopo 35 anni di racconti ed una vita da abbonato seguo ora la Roma dalla tv. L’ultima partita che ho visto allo stadio è stata l’addio di Daniele De Rossi, doloroso così come quello di Francesco Totti. Sono contento che ora il capitano della Roma è Pellegrini, magari riuscisse ad arrivare con questa maglia fino al termine della carriera. Come detto però ora le partite le guardo a casa in assoluta tranquillità. In ambito di progetti futuri ho lasciato stare radio e televisione perché quell’ambiente non mi piace assolutamente più. Le poche cose che porto avanti le faccio attraverso i social.