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Zone rosse nel Lazio, allerta in 16 comuni

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Ecco quali, dai Castelli al Viterbese

Zone rosse nel Lazio, allerta in 16 comuni –

Come riportato da “Il Messaggero”, nonostante il boom di contagiati registrato nelle ultime settimane, a Roma e nel Lazio si tira un sospiro di sollievo. La Regione infatti entra di diritto nella “fascia verde”. Di conseguenza, per i suoi abitanti saranno minori le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm. Eppure sulla Città Metropolitana di Roma c’è una spada di Damocle lunga sedici comuni – sono quelli a Nord nella zona braccianese e a Sud nell’area dei Castelli – dove il numero degli ammalati è molto alto rispetto alla popolazione e dove in passato si è fatta molta fatica a ricostruire e contenere i cluster. Tutte cittadine dove, stando alle ultime regole imposte dal Decreto, potrebbero scattare le zone rosse.

Appartenere alla fascia verde permette ai suoi residenti di sottostare al coprifuoco alle 22, come nel resto d’Italia: ora nel Lazio è alle 24, ma nelle zone rosse e in quelle arancioni scatterà rispettivamente alle 18 e alle 19. La didattica a distanza è obbligatoria soltanto per le scuole superiore e le università (se lo chiederanno) ma non per le medie. Non poco per una realtà come quella laziale, dove le reti per le connessioni veloci su banda larga non arrivano ovunque. C’è poi la possibilità di muoversi liberamente tra le varie province. E seppure i centri commerciali saranno chiusi nel weekend e di fatto è già partito lo stop ai musei dopo quelli di cinema teatri e parchi a tema, i ristoranti restano aperti la domenica. In sostanza, c’è più libertà di movimento, nonostante tutte le precauzioni del caso. Invece nelle zone rosse la chiusura è quasi totale.

Negli uffici di via Cristoforo Colombo, negli ultimi giorni, hanno guardato con apprensione soprattutto alla provincia di Viterbo e a quella di Frosinone. Ma l’ultimo decreto della presidenza del Consiglio permette alle Regioni di fare ordinanze per chiudere le aree dove esplodono i contagi. In quest’ottica si guarda, in provincia di Roma, a due aree. Come detto a Nord preoccupa la cintura dei comuni intorno al Lago di Bracciano dove si sono registrati casi legati a feste come nelle scuole. Attenzione quindi ad Anguillara Sabazia, Campagnano, Formello (in questi due centri si sono avuti cluster in alcune Rsa), Fiano Romano, Formello, Mazzano Romano e Sacrofano. Su questo versante il numero dei malati, sintomatici o no, oscilla in media tra il livello 90 e quello 100 nell’indice che mette a confronto contagiati e abitanti totali. 

I precedenti

Capitolo simile a sud di Roma nella zona dei Castelli, dove già i primi mesi della pandemia si sono registrati focolai nelle Rsa e dove queste strutture hanno mostrato molte carenze sul fronte dei controlli, che hanno costretto la Regione a una stretta o a mandare le sue squadre di medici e infermieri – le Uscar – per tamponi a tappeto. I numeri dicono che potrebbero finire in zona rossa realtà molto popolose come Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Marino, Montecompatri, Nemi e Rocca di Papa. In questi comuni il numero dei malati, sintomatici o no, oscilla in media tra il livello 80 e quello 85 nell’indice che paragona contagiati e residenti. Dietro la promozione in fascia verde del Lazio – che ha comunque un indice Rt sulla diffusione del contagio sopra quota 1,5 e i posti letto Covid saturi in molti ospedali – c’è il fatto che la regione risponde appieno a molti dei 21 parametri decisi dal governo per mantenere una certa di libertà di movimento.

Tra questi ci sono la capacità di tracciare i contagiati, di fare i test, di aver una quantità sufficiente di personale per queste due attività, la fascia d’età dei contagiati e soprattutto i posti letto nelle terapie intensiva. Nella nostra regione è stato occupato un quarto di quelli totali. Ed è proprio su questi aspetti, per mantenere questi livelli, che i sindaci e la giunta Zingaretti devono lavorare per evitare minilockdown. Anche perché il numero dei ricoveri per Covid è destinato a raddoppiarsi. Intanto a Roma, pur saldamente in fascia verde, si guarda con apprensione alle prossime settimane soprattutto sul fronte dei trasporti: pochi i mezzi nelle fasce di punta (dalle 6 alle 8.30 del mattino e dalle 17 alle 18) e assembramenti su autobus e treni delle metropolitane, presi d’assalto soprattutto dagli studenti. Che non a caso sono diventati tra i principali viatici di contagio.

L’ultimo Dpcm rimescola tutte le carte perché da un lato abolisce la possibilità di trasportare a bordo dei mezzi pubblici l’80 per cento dei passeggeri (seduti e in piedi) rispetto ai posti omologati, riportandolo al 50 per cento. Dall’altro, non esclude che i governatori possano disporre «la programmazione del servizio erogato dalle aziende del trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza». In poche parole, è il caos.

Con 700mila studenti e 100mila tra insegnanti, bidelli e amministrativi tutte le mattine su bus e metro della Capitale per andare a scuola, ieri il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, ha convocato in un vertice il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il suo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, quello regionale Mauro Alessandri, e i vertici di Atac e Cotral. A tutti ha chiesto un cambio di rotta, una maggiore copertura da e verso le periferie e un’accelerazione nell’utilizzo dei pullman turistici, sostitutivi di quelli di linea. Il Campidoglio prima ha fatto notare che le linee finora messe in circolazione non sono state utilizzate dai romani (una è stata addirittura cancellata) quindi ha annunciato che da lunedì ci saranno 600 corse in più sulle tratte che servono le scuole. Gli autobus necessari – l’Atac ne ha soltanto 1.100 – saranno recuperati trasferendo le vetture dalle linee meno utilizzate a quelle più popolari. A sua volta, la municipalizzata coprirà i vettori meno utilizzati con pullman privati.

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