Nell’intervista a Gina Azzato, direttrice di UnoItalia TV, il racconto dell’emigrazione italiana tra memoria, identità e nuove generazioni: “Essere italiani all’estero significa sentirsi a casa in più di un luogo”
UnoItaliaTV, la TV degli italiani nel mondo: “Le radici non conoscono distanza” –

di Marco Di Marzio
UnoItalia TV è una piattaforma audiovisiva nata in Svizzera, con sede a Basilea, pensata per raccontare e valorizzare la cultura italiana nel mondo, con particolare attenzione agli emigrati. Diretta da Gina Azzato, rappresenta una delle realtà mediatiche più significative dedicate agli italiani all’estero, con contenuti che spaziano da interviste a eventi culturali legati al Made in Italy. La sua missione si inserisce in una lunga tradizione: già dagli anni ’60 la televisione in Svizzera ha avuto un ruolo chiave per gli emigrati italiani, aiutando integrazione e identità culturale. Oggi UnoItalia TV– la prima TV in Svizzera per gli italiani nel Mondo raccoglie questa eredità in chiave contemporanea. In Svizzera vive una delle più grandi comunità italiane all’estero, con oltre 600.000 cittadini iscritti all’AIRE : un pubblico che sente forte il bisogno di mantenere un legame con le proprie radici.
Gina Azzato, UnoItalia TV nasce in Svizzera: cosa rappresenta questa TV per gli italiani all’estero?
UnoItalia TV nasce in Svizzera ma ha un cuore profondamente italiano. Per gli italiani all’estero rappresenta molto più di una semplice televisione: è un ponte con le proprie radici. Attraverso i suoi programmi, racconta l’Italia autentica, fatta di cultura, tradizioni, musica e storie vere. È una compagnia quotidiana per chi vive lontano e sente il bisogno di restare connesso alla propria identità. UnoItalia TV dà voce agli italiani nel mondo, valorizza i loro talenti e crea un senso di comunità. È come sentirsi a casa, anche quando si è lontani.

Essere italiani in Svizzera oggi cosa significa?
Essere italiani in Svizzera oggi significa vivere tra due mondi e saperli unire con armonia Significa portare con sé le proprie radici, la lingua, i valori, il calore umano,,, e allo stesso tempo aprirsi a una realtà diversa, fatta di precisione, rispetto e nuove opportunità. È imparare a trasformare la nostalgia in forza, facendo della distanza un ponte e non una barriera. È custodire l’identità italiana dentro di sé, senza chiudersi, ma condividendola con gli altri. Oggi essere italiani in Svizzera vuol dire anche essere ambasciatori silenziosi della propria cultura: nel lavoro, nelle relazioni, nei piccoli gesti quotidiani. È equilibrio. È crescita. È sentirsi a casa… in più di un luogo.
Quanto conta la memoria dell’emigrazione?
La memoria dell’emigrazione conta moltissimo, perché è la radice di tutto. Ricordare da dove si è partiti significa dare valore ai sacrifici, al coraggio e alla dignità di chi ha lasciato la propria terra per costruire un futuro migliore. Non è solo storia: è identità viva. È ciò che ci permette di capire chi siamo oggi e di trasmettere alle nuove generazioni un senso di appartenenza più profondo. La memoria dell’emigrazione insegna resilienza, rispetto e gratitudine. E soprattutto ci ricorda che ogni passo fatto oggi è possibile grazie a chi, ieri, ha avuto il coraggio di partire.
UnoItalia TV che ruolo ha in questo processo?
UnoItalia TV ha un ruolo fondamentale in questo processo, perché dà voce e continuità alla memoria dell’emigrazione. Non si limita a raccontare storie, ma le custodisce e le trasmette, trasformandole in qualcosa di vivo e attuale. Attraverso interviste, programmi e testimonianze, mantiene acceso il legame tra passato e presente. È uno spazio dove gli italiani all’estero possono riconoscersi, condividere esperienze e sentirsi parte di una storia comune. In questo modo, la memoria non resta ferma, ma diventa energia che unisce generazioni diverse. UnoItalia TV è quindi un ponte: tra chi è partito e chi è nato altrove, tra tradizione e futuro, tra nostalgia e orgoglio. E soprattutto, è una missione di vita: custodire l’identità italiana nel mondo e trasformarla in luce, connessione e appartenenza per chiunque si senta lontano, ma non separato.
Lei e suo marito Generoso Azzato siete di origine lucana. Quanto pesa l’appartenenza alle radici?
L’appartenenza alle radici lucane non è un peso, è una forza semplice e vera. È qualcosa che ci accompagna ogni giorno, anche senza far rumore. Vive nei valori che scegliamo, nel modo in cui trattiamo gli altri, nella capacità di restare autentici ovunque siamo. Siamo entrambi figli di genitori emigrati in Svizzera, e per noi è un orgoglio e un onore vivere questa storia e onorarla ogni giorno, con rispetto e consapevolezza. Le radici non servono a guardarci indietro, ma ad andare avanti con più forza. Sono una guida, anche quando non ce ne accorgiamo. I riconoscimenti ricevuti, come il Premio Memorie Mirate di Castelluccio Inferiore (SA) vinto con UnoItalia TV per due anni consecutivi, nel 2024 e nel 2025, e il riconoscimento ricevuto l’anno scorso dal mio comune d’origine, Marsico Nuovo(PZ), dal sindaco Massimo Macchia, non sono solo premi, ma segni concreti di sacrificio, dedizione e di una missione di vita portata avanti con amore e responsabilità. La motivazione del Premio Internazionale Memorie Mirate racchiude il senso più profondo del nostro impegno: “𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐔𝐧𝐨𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐓𝐕 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐞𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐝𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨”. E alcune settimane fa siamo stati reduci dal Premio Internazionale Alberto Sordi Family Award 2026 ideato e condotto da Igor Righetti, conduttore Rai e cugino del grande Alberto Sordi. In quell’occasione ho avuto anche il grande onore di partecipare come premiatrice e premiare Roberto Genovesi, direttore di Rai Kids. Il messaggio è uno, per tutti: non importa da dove sei partito o dove vivi oggi… se resti fedele a ciò che sei, le tue radici ti porteranno sempre nella direzione giusta.
Che differenza c’è tra l’emigrazione di ieri e quella di oggi?
La differenza tra l’emigrazione di ieri e quella di oggi è profonda, ma il cuore resta lo stesso. Ieri si partiva spesso per necessità, con poche certezze e tanti sacrifici. Era un viaggio difficile, fatto di distacchi forti, lavori duri e tanta nostalgia. Chi partiva doveva ricominciare da zero, con coraggio e senza grandi punti di riferimento. Oggi, invece, si parte più spesso per scelta, per crescere, studiare o cogliere nuove opportunità. Ci sono più strumenti, più connessioni, più possibilità di restare in contatto con la propria terra. Ma ciò che non cambia è l’emozione del partire, il bisogno di appartenenza e il legame con le proprie radici. Ieri come oggi, emigrare significa mettersi in gioco, cercare il proprio posto nel mondo… senza mai dimenticare da dove si viene.









