CerveteriLadispoli

Siccità e caldo estremo in difficoltà l’agricoltura tra Cerveteri e Ladispoli





Un’estate torrida e priva di precipitazioni chiude i conti con il comparto agricolo di Cerveteri e Ladispoli, lasciando dietro di sé una scia di perdite economiche che sfiorano il 50% delle produzioni e un’impennata dei costi di gestione per le aziende del litorale.

L’emergenza climatica ha colpita in modo capillare sia le colture orticole che la viticoltura. Ortaggi come meloni, cocomeri, zucchine, peperoni e pomodori hanno subito danni irreparabili: le frequenti necrosi fogliari e l’arresto dei processi biologici — causato dal calore che fa appassire i fiori prima dell’impollinazione o brucia le bucce dei frutti — hanno reso gran parte del raccolto non commercializzabile. Gravi ripercussioni si registrano anche nei vigneti, dove l’esposizione prolungata ai raggi solari ha letteralmente “cotto” gli acini sugli alberi.

A pesare sui bilanci degli agricoltori non sono solo i mancati guadagni, ma il vertiginoso aumento delle spese operative. Per tentare di salvare il salvabile, le irrigazioni sono dovute passare da tre interventi a settimana a due al giorno. Un ritmo straordinario che, sommato al caro carburante e all’aumento dei costi energetici e idrici, ha svuotato le casse delle imprese locali, attualmente prive di ammortizzatori o sostegni economici legati allo stato di calamità.

Ciò che si è consumato nei campi durante i mesi estivi rischia ormai di non rappresentare più un’eccezione, bensì una condizione strutturale con cui l’agricoltura del litorale laziale dovrà imparare a convivere per garantire la propria sopravvivenza.