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Scuolabus Cerveteri, il gip dispone l’archiviazione

IL CASO Il giudice accoglie la richiesta del pm sulla vicenda relativa all’affidamento del servizio. L’associazione Mamme etrusche aveva presentato opposizione

Scuolabus Cerveteri, il gip dispone l’archiviazione –

Accolta la richiesta di archiviazione proposta dal pm relativa all’affidamento del servizio di scuolabus nella città etrusca.

IL FATTO. Era il 2016 e l’allora giunta aveva dato il via alla gara per il riaffidamento del servizio.

A vincere la gara era stata la Fratarcangeli-Cocco. Ma per le associazioni qualcosa non quadra, tanto da aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica con i magistrati che avevano deciso di avviare un’indagine per abuso d’ufficio, abuso edilizio e frode in pubbliche forniture. Indagine che, a quanto pare, ha portato il pm a chiedere l’archiviazione del caso.

Ma le associazioni non ci stanno e così hanno presentato opposizione alla richiesta del magistrato. E proprio di questo si discuterà a metà dicembre davanti al gip Giuseppe Coniglio chiamato a valutare la richiesta di archiviazione del pm. Nell’occhio del ciclone ci sarebbe tutta la giunta d’allora a cui vanno ad aggiungersi alcuni funzionari e dirigenti comunali, i titolari dell’impresa vincitrice e i rappresentanti dell’impresa che ha affittato un terreno come deposito per il ricovero degli automezzi.

Dall’indagine effettuata per il pm si potrebbe procedere all’archiviazione. Ma le associazioni non sono d’accordo, tanto che tra giugno e luglio l’associazione Mamme Etrusche ha presentato ricorso, opponendosi anche alla divisione del fascicolo originario in quattro parti.

IL RICORSO. Tra le contestazioni avanzate dall’associazione in particolar modo c’è quella relativa alla sicurezza e alla tutela dei lavoratori, “con tanto di sanzioni nell’aprile-giugno 2017, che sono state superate dall’azienda, mettendosi in regola con la normativa soltanto nel settembre 2017”.

Nel mirino anche l’area privata dove gli scuolabus venivano ricoverati. “Gli accertamenti compiuti dalla polizia giudiziaria, riportati nei motici di ricorso contro l’archiviazione, ravvisavano come in questa area privata, concessa a deposito scuolabus, vi sia un capannone agricolo al cui interno vengono parcheggiati numerosi mezzi adibiti al trasporto scolastico.

Secondo l’accertamento di questi immobili, il passo carrabile, la strada interna, i piazzali, la struttura, il vano tecnico quale manufatto non risultano avere titoli abilitativi urbanistico-edilizi mentre il capannone è risultante con un uso diverso da quello della concessione edilizia ottenuta nell’anno 2000. Va detto che con una delibera di giunta, nel maggio 2016, è stato concesso “temporaneamente” l’utilizzo di quell’area per il nuovo scopo trasformando la destinazione in ’industriale’”.

Autorizzazione temporanea che per l’associazione non è più tale “nel momento in cui nel maggio 2018 le ditte Fratarcangeli-Cocco e la privata Luma, hanno firmato un contratto di locazione con un tempo contrattuale di sei anni, rinnovabile”. Ora spetterà al gip decidere se accogliere la richiesta del pm di archiviare la vicenda oppure dare seguito all’opposizione presentata dall’associazione.

L’ARCHIVIAZIONE. Il gip, Giuseppe Coniglio, ha deciso di accogliere la richiesta avanzata dal pm archiviando il caso. Il gip del tribunale di Civitavecchia ha infatti ritenuto “inammissibile” l’opposizione presentata dall’associazione Mamme Etrusche, “in quanto si risolve sostanzialmente in una critica dell’esito delle indagini preliminari condotte dagli organi inquirenti, e in una contestazione non solo dell’affidamento della gara di appalto, ma anche della corretta effettuazione del servizio da parte della ditta aggiudicataria.

Relativamente all’utilizzo di un terreno agricolo quale ricovero dei mezzi, il giudice del tribunale di Civitavecchia ha ritenuto che il fatto che l’immobile «continui a essere utilizzato o non sia stata rimesso in pristino è fatto successivo alla consumazione del reato e al suo perfezionamento» e quindi risulta prescritto.

Peraltro, il comune avrebbe dato l’ok all’utilizzo del terreno solo ed esclusivamente per evitare interruzioni nel servizio.

Per quanto riguarda invece la questione relativa alla sicurezza dei mezzi, il giudice ha evidenziato come in più occasioni, l’amministrazione «è intervenuta disponendo controlli a mezzo della polizia locale e diffidando la ditta affidataria del servizio a regolarizzare le mancanze rilevate». Adempimenti a cui la ditta affidataria del servizio si sarebbe successivamente adeguata». 

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