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“Per essere, bisogna essere stati”: la memoria storica al centro di due iniziative dell’istituto ‘Di vittorio’ di Ladispoli

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“Per essere, bisogna essere stati”

Due giorni per riflettere sulla Shoah e per tenerne viva la memoria, due lezioni ‘speciali’ che hanno visto dapprima un incontro degli studenti, presso il Centro Polifunzionale ‘Marco Vannini’, con Lilli Fornari e Angelo Di Cave, due ebrei che riuscirono a sfuggire, con le loro famiglie alle terribili atrocità della deportazione nei campi di concentramento e di sterminio, quindi la  proiezione di due documentari: quello dedicato alle sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute ad Auschwitz, e “Terra bruciata’ diretto da Luca Gianfrancesco. Le iniziative sono state patrocinate dal Comune di Ladispoli, rappresentato dall’Assessore al Commercio e alle Attività Produttive Francesca Lazzeri.

“É doveroso ricordare e far conoscere queste pagine di storia alle generazioni future – ha affermato La Prof.ssa Sara Leonardi, Docente di Diritto dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, che ha organizzato l’iniziativa insieme alla Prof.ssa Antonella Mancaniello e alla Prof.ssa Lucia Denise Marcone – Primo Levi scriveva: “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo…”,  aggiungendo “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Sono riflessioni che dovremmo tenere sempre presenti, non stancandoci mai di utilizzare tutti gli strumenti utili a custodire e diffondere la memoria del passato”.

Emozionante, lunedì 27 gennaio, l’incontro degli studenti con Lilli Fornari e Angelo di Cave, che hanno raccontato la loro esperienza di bambini sfuggiti alla deportazione.

“Per essere, bisogna essere stati”
“Per essere, bisogna essere stati”

Lilli Fornari, costretta nel 1943 a cambiare nome e identità, fu nascosta e protetta dalla famiglia Cecchini, a Cura di Vetralla: “Ci nascosero in un cunicolo che dal forno portava alla cantina – ha raccontato – Dietro c’era l’aperta campagna. Non dovevamo farci vedere, per nessun motivo”. Derna e Saturno Cecchini, per il loro straordinario atto di generosità, sonostati poi riconosciuti ‘Giusti tra le nazioni’ e i loro nomi sono incisi sul Muro d’Onore dello Yad Vashem, l’ ‘Ente Nazionale per la Memoria della Shoah’ di Israele. A loro, nel 2018, a ottant’anni dalla promulgazione delle Leggi razziali fasciste, è stata anche intitolata una scuola a Cura di Vetralla.

E’ toccato quindi ad Angelo Di Cave raccontare agli studenti la storia della sua famiglia, residente a Velletri e costretta a fuggire di casa in casa, con l’aiuto di diversi concittadini che rischiarono la loro vita pur di fornire il loro aiuto e la loro protezione. Ma se Angelo e i suoi familiari riuscirono a salvarsi, non così avvenne per molti altri suoi parenti che furono invece deportati e uccisi ad Auschwitz e a Dachau. “Siamo qui per la memoria di chi non c’è più. – hanno affermato durante l’incontro con gli studenti dell’Istituto Superiore ‘Giuseppe Di Vittorio Lilli Fornari e Angelo Di Cave –  Ricordare è importantissimo per il presente, ma soprattutto per il futuro“.

Prima dell’incontro con Lilli Fornari e Angelo Di Cave, al Centro ‘Marco Vannini’, è stato proiettato il film d’animazione ‘La stella di Andra e Tati’, dedicato alla storia delle sorelle Bucci. Andra e Tatiana Bucci sono state deportate da Fiume ad Auschwitz il 4 aprile del 1944, a 6 e 4 anni. La loro drammatica esperienza è stata anche raccontata in uno straordinario e commovente libro autobiografico: ‘Noi, bambine ad Auschwitz’. Qui, il 27 gennaio 1945 furono trovati cinquanta bambini al di sotto dei dieci anni. Molti erano morti negli anni precedenti, alcuni erano stati utilizzati per esperimenti dal medico e criminale di guerra Josef Mengele. Andra e Tatiana Bucci accompagnano ogni anno centinaia di studenti delle scuole italiane ad Auschwitz, per tenere viva la memoria della Shoah.

“L’indifferenza è il peggiore dei mali e purtroppo, come dimostrano i più recenti fatti di cronaca, il tema del razzismo non appartiene solo al passato. Crediamo che il contatto diretto con i sopravvissuti e la conoscenza di quei terribili eventi sia essenziale per la crescita e per la formazione civile e culturale dei nostri allievi. – ha affermato la Prof.ssa Sara Leonardi  – Nel luglio del 2000, proprio in ricordo della liberazione di Auschwitz, il Parlamento italiano ha istituito, per il 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Una ricorrenza dedicata alla Shoah, che quest’anno abbiamo voluto rendere più incisiva con due giorni che rimarranno impressi per sempre nella memoria dei nostri studenti. La loro partecipazione commossa è testimonianza dell’alto valore educativo e formativo di queste lezioni ‘speciali’ che li hanno indotti a riflettere in modo diverso e sicuramente più efficace sui temi più difficili e dolorosi del nostro recente passato”.

E martedì 28 gennaio, gli allievi del ‘Di Vittorio’ si sono recati nell’Aula Magna di via Yvon De Begnac, per assistere alla proiezione di un secondo documentario: ‘Terra bruciata’ diretto da Luca Gianfrancesco. Al centro del film, la strage di Conca di Campania, in provincia di Caserta, dove il 1° novembre 1943 furono trucidati da una pattuglia di militari tedeschi 19 civili. Un episodio non sempre presente nei libri di storia, ma ben vivo nella memoria dei familiari delle vittime. Graziella Di Gasparro, figlia di uno dei caduti, lotta da moltissimi anni per diffondere la conoscenza di questa drammatica pagina del Secondo Conflitto Mondiale. ‘Zona di Operazioni’, il territorio del casertano sperimentò, fra i primi, la violenza e l’efferatezza del nazismo che mise in atto azioni di rastrellamento, razzie, devastazioni, violenze e deportazioni nei campi di lavoro di circa 21.000 uomini. Non solo a Napoli, ma anche a Tora, Piccilli e Riardo, le squadre partigiane avevano dato vita a diverse iniziative di resistenza. La reazione dell’esercito tedesco fu violenta e l’episodio di Conca della Campania ne fu una delle più drammatiche manifestazioni.

 “La proiezione del documentario ha riscosso un successo straordinario fra i nostri studenti, che hanno seguito con estrema attenzione e concentrazione il film di Luca Gianfrancesco. Lungi dal rappresentare un’occasione di stanca o ripetitiva ritualità, il Giorno della Memoria continua a interpellare le nostra coscienze – ha aggiunto la Prof.ssa Lucia Denise Marcone – Alle elezioni del 1928, in Germania, il partito nazionalsocialista di Hitler, aveva raccolto solo il 2,6 per cento dei voti. Cinque anni dopo, alla fine del 1933, Hitler aveva conquistato un amplissimo consenso. Cominciava, per la Germania e per il mondo intero, la stagione del terrore. Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Hannah Arendt ci ha ricordato che il male assoluto può prendere anche la forma della assoluta banalità, “un dèmone quotidiano che si può trovare annidato nel fondo più oscuro dell’animo umano, pronto a riaffiorare in determinate circostanze storiche o sociali e a diffondersi con la potenza di un virus, trasformandosi in fenomeno di massa. Per questo – ha sottolineato più volte il Presidente Mattarella – nessuno, né oggi né mai in futuro, può sottrarsi al peso che la Shoah colloca sulle spalle dell’umanità e alle conseguenti responsabilità per il tempo presente e per l’avvenire”.

“Per essere bisogna essere stati” affermava il grande storico francese Fernand Braudel. Facciamo nostro questo monito e cerchiamo di non dimenticare mai il valore supremo della conoscenza storica”, ha concluso la Prof.ssa Sara Leonardi.

L’INTERVISTA DELLA PROF.SSA LUCIA DENISE MARCONE ALLO STORICO GIUSEPPE ANGELONE

Come nella migliore tradizione culturale italiana quando uno storico tenace e un regista sensibile e talentuoso si incontrano, nascono dei capolavori destinati a lasciare traccia  di sé ed è il caso del film documentario ‘Terra Bruciata’. La Profssa Lucia Denise Marcone ha rivolto qualche domanda al Prof. Giuseppe Angelone, Docente di Cinema, Fotografia e Televisione alla Seconda Università di Napoli, che da anni si occupa delle vicende legate allo stragismo nazista in Terra di Lavoro, ideatore e consulente scientifico del progetto.

“Per essere, bisogna essere stati”
“Per essere, bisogna essere stati”

D. Prof. Angelone ci racconti la vicenda su cui è incentrato il film

R. Si tratta di un viaggio nella memoria, di una vicenda ignorata da tutti e rievocata dal fervido ricordo di una bambina che, piano piano, ha assunto dei contorni precisi e reali grazie alla ricerca storica che ha svelato episodi di “ferocia nazista” sulla popolazione inerme in Terra di lavoro, cioè nell’alto casertano e precisamente a Conca della Campania, di cui non si conosceva pressoché nulla. E’ stata una “guerra totale” con le stragi e i rastrellamenti operati dai nazisti nel settembre-ottobre 1943, nei 4 mesi antecedenti il bombardamento dell’abbazia di Monte Cassino, da una parte e il tragico bombardamento “per errore” attuato dall’aviazione americana il 27 gennaio del 1944.

D. Prof. Angelone il film rivela anche il comportamento eroico della popolazione di Tora e Piccilli nell’autunno del ’43 quando a costo della propria vita nascosero e salvarono da morte certa un gruppo di ebrei napoletani

R. Sì è vero, e in virtù di questa azione la città ha ricevuto un riconoscimento “Giardino dei Giusti” che nel sud non ha eguali; posso preannunciare che siamo in possesso di documenti che rivelano tante altre storie di eccidi e persecuzioni naziste in queste zone.

D. Le ricerche sembrano avvalorare una tesi suggestiva e cioè che in queste zone sia nata la prima forma di “Resistenza”, sebbene tacita e meno armata

R. Complessivamente i caduti nell’Alto casertano furono circa 1000. Lo storico Giuseppe Capobianco lo definì  “Laboratorio della Resistenza” poiché la popolazione civile esperì varie forme di difesa contro i rastrellamenti, gli sgomberi, le violenze sulle donne e le razzie di ogni genere, avverso cui i comandi tedeschi rispondono con decine di eccidi e con le pratiche repressive che furono poi applicate, in maniera seriale, nelle ben note vicende delle Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto e, più in generale, in tutti gli eccidi dell’Italia centro-settentrionale. Pagine del nostro passato che, insieme ad una storia della Resistenza nel Mezzogiorno, devono rendere memoria ai protagonisti “resistenti”.

“Per essere, bisogna essere stati”: la memoria storica al centro di due iniziative dell’istituto 'Di vittorio’ di Ladispoli
“Per essere, bisogna essere stati”: la memoria storica al centro di due iniziative dell’istituto ‘Di vittorio’ di Ladispoli

D. Tra le particolarità del film ho riscontrato la ricostruzione minuziosa e la capacità di ricreare e trasmettere emozioni vere e ho pensato alla illustre tradizione del Neorealismo

R. Senz’altro il regista Luca Gianfrancesco, che è originario di questi luoghi, ha girato il film con un supplemento di “anima” e il risultato è evidente. I protagonisti sono attori di lunga esperienza e molte comparse sono del luogo, ma ciò che è scenografico sono i luoghi teatro delle riprese, tra cui c’è il “Parco della Memoria Storica” che comprende i comuni di San Pietro Infine e Mignano Montelungo, in cui nel 1943 il regista americano John Huston realizzò il film documentario ‘Battle of San Pietro’ dedicato alla battaglia di San Pietro Infine, paese completamente distrutto durante la Campagna d’Italia nel corso della seconda guerra mondiale. Il film, estremamente realistico e crudo, inizialmente non fu presentato al grande pubblico per l’opposizione dell’esercito, nel 1945 in sua difesa si pronunciò il generale George Marshall, che ne caldeggiò la distribuzione alle truppe, come documentario. Nel 1991 il film è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

LUCIA DENISE MARCONE

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