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Omicidio Vannini, parla il brigadiere Amadori

Nella puntata de Le Iene di ieri sera Giulio Golia ha intervistato il brigadiere che durante il processo testimoniò sui fatti della notte del 17 maggio 2015

Omicidio Vannini, parla il brigadiere Amadori – “Ha detto metto nei guai mio figlio”.

Era stata questa la frase pronunciata durante il processo di primo grado dal brigadiere Amadori, Carabiniere in servizio alla Caserma di Ladispoli.

Il brigadiere durante la sua testimonianza aveva raccontato cosa fosse accaduto quella notte.

E proprio durante quella testimonianza ad un certo punto era emersa proprio quella frase.

Parlando di Antonio Ciontoli, nel momento in cui si trovava in caserma, il brigadiere racconta di come l’uomo fosse “molto molto preoccupato” e a un certo punto avesse detto “adesso metto nei guai mio figlio”.

Fu a quel punto che entrò il maresciallo dei Carabinieri, Izzo, che come raccontato durante la testimonianza del brigadiere, chiese a Ciontoli chi avesse sparato, con Ciontoli che si assunse la responsabilità.

Giulio Golia vuole vederci chiaro su quell’affermazione fatta dal brigadiere durante il processo e per questo nei mesi scorsi aveva chiesto l’autorizzazione per intervistarlo.

Autorizzazione negata ma che non ha fermato Golia dal raggiungere il brigadiere per cercare di ottenere qualche informazione in più.

Sempre nella puntata di ieri, inoltre, a parlare è stato anche l’ex datore di lavoro di Marco, Massimo.

A tirarlo in ballo, per primo, la moglie di Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo, durante la sua visita, una settimana dopo il fatto ai vicini di casa.

In quell’occasione i vicini dissero di aver sentito Marco chiedere scusa a Martina, ma subito la Pezzillo li interruppe dicendo “No scusa Massi, Massi …”, il suo datore di lavoro.

Ma perché Marco avrebbe dovuto chiedere scusa a MAssimo? Una domanda a cui nemmeno il suo datore di lavoro è riuscito a dare una risposta.

Lui che conserva ancora i messaggi di Marco sul suo telefonino, che ricorda nitidamente quell’ultimo week end in cui Marco lavorò come bagnino per lui.

E a proposito del lavoro svolto da Marco in quei due giorni, emergerebbe un nuovo particolare.

A mancare all’appello, oltre alla maglietta blu su cui più volte i genitori del ragazzo hanno puntato i riflettori, ci sarebbero anche 100 euro, il compenso che Massimo avrebbe dato a Marco per quei due giorni di lavoro.

Contraddizioni e testimonianze dei vicini di casa. Poco prima dello sparo si sente qualcosa in casa Ciontoli hanno detto i vicini. Mentre dopo lo sparo sentono dire “Martina scusa”. Pezzillo dice “No scusa Massi” il suo datore di lavoro. (GUARDA LA PUNTATA QUI)

Omicidio Vannini, nuove congetture, nuovi testimoni

Le Iene indagano e chiedono chiarimenti in Procura

Pubblicato da Baraondanews.it su Lunedì 8 aprile 2019

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