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Nicolò Accardo, “Non ho firmato la sfiducia perché era una trappola. Ma alla Sindaca dico: abbia il coraggio di dimettersi”





Nicolò Accardo, “Non ho firmato la sfiducia perché era una trappola. Ma alla Sindaca dico: abbia il coraggio di dimettersi” – di Giovanni Zucconi

È stata la firma mancante, quella che avrebbe potuto far cadere la Giunta Gubetti. Il Consigliere comunale Nicolò Accardo ha scelto anche stavolta di non sottoscrivere la mozione di sfiducia al sindaco di Cerveteri, pur essendo determinante. Lo ha fatto, spiega, per coerenza, per rispetto della città e perché, dice, “non firmo trappole per topi”. Ma non risparmia un consiglio, diretto ad Elena Gubetti, che mi è sembrato affettuoso nei modi in cui me ne ha parlato: “Se davvero è sotto ricatto, abbia il coraggio di dimettersi. I topi tornerebbero nelle tane”.

Nicolò Accardo, “Non ho firmato la sfiducia perché era una trappola. Ma alla Sindaca dico: abbia il coraggio di dimettersi”
Nicolò Accardo, “Non ho firmato la sfiducia perché era una trappola. Ma alla Sindaca dico: abbia il coraggio di dimettersi”

Quella con Accardo è stata una lunga, lunghissima intervista. Quasi due ore dalle quali è emerso un personaggio che definire un alieno della politica cerveterana, è dire poco. Venticinque anni da Preside nelle scuole materne ed elementari di Ladispoli. Dove, contravvenendo alle leggi allora in vigore, ammetteva nei suoi istituti anche bambini provenienti dal di fuori della Comunità Europea. E, in seguito, con le sue iniziative scolastiche, ha contribuito a rendere Ladispoli quella città dell’accoglienza e della tolleranza di cui adesso Ladispoli si può a ben diritto vantare.

È stato promotore di importanti progetti umanitari in Burkina Faso e in Perù. Ha insegnato e amministrato nelle scuole di Ladispoli per 47 anni. Scuola che non ha mai voluto lasciare nonostante gli avessero proposto importanti cariche politiche nazionali, o incarichi prestigiosi e ben pagati. Da Socialista, ha fondato a Ladispoli il primo Sindacato dei Muratori. Da giornalista, scriveva su quotidiani nazionali come l’Avanti. Quando era Assessore dei lavori pubblici a Cerveteri, ha portato acqua e luce nelle campagne di Zambra. Tanto per citare le cose che mi sono rimaste più in mente.

Premesso questo, dopo aver sommariamente descritto il personaggio, che serve sempre per poter valutare meglio le sue parole, nell’intervista che segue abbiamo provato a capire le sue ragioni e il quadro politico che, secondo lui, si nasconde dietro questa crisi.

Consigliere Accardo, molti si sono chiesti perché non ha voluto firmare la mozione di sfiducia alla Sindaca Elena Gubetti. Cosa l’ha spinta a confermare questa scelta?

“Io la politica l’ho sempre fatta per la gente, non per i partiti. Ho iniziato nel 1972 a Ladispoli, come primo consigliere socialista del neonato Comune. Sono stato assessore ai Lavori pubblici a Cerveteri nel 1984. E, in quella veste, ho portato l’acqua e la luce nelle campagne di Zambra dove i contadini non le avevano. Ho scavato pozzi, ho fatto la prima pianta organica del Comune. E, soprattutto, mi sono sempre dimesso quando mi proponevano cose che non potevo accettare. Anche oggi è lo stesso: non ho firmato la sfiducia perché mi sembrava una trappola. Una trappola per topi.”

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Lei parla di un ricatto, di pressioni sul Sindaco. Ma anche di una trappola per la Gubetti. Da cosa nasce questa sua convinzione?

“Perché la stessa Sindaca, in Consiglio comunale, ha detto pubblicamente: “Mi stanno ricattando”. Non lo ha detto in privato, ma davanti a tutti. E quando un Sindaco dice una cosa così grave, la gente giustamente pensa che qualcosa non vada. Io la conosco da anni, so che è una persona perbene e onesta, e l’ho difesa proprio per questo. Ma se è vero che è sotto pressione, io non posso partecipare a un gioco che nasconde altri interessi.”

Quindi lei non ha firmato la mozione per difendere la Sindaca

“Per difendere la città, prima di tutto. Non ho firmato la sfiducia per tre motivi: primo, perché era una trappola. Secondo, come le ho già detto nella sua intervista precedente, perché non c’è un progetto alternativo per governare Cerveteri. Terzo, perché non tutti quelli che hanno partecipato alla raccolta firme volevano davvero mandarla a casa. Alcuni volevano solo ottenere qualcosa.”

Cosa intende con “ottenere qualcosa”?

“A Cerveteri ci sono sempre state pressioni di ogni tipo: lavori pubblici, urbanistica, incarichi. Quando il Sindaco dichiara di essere sotto ricatto, vuol dire che qualcuno chiede qualcosa che non può o non deve dare. Io sono vecchio, ho 84 anni, ma ho ancora il coraggio di un leone. E non accetto che il Comune sia trattato come una merce di scambio.”

Lei parla spesso di “sciacalli” e di “topi” nella politica locale. Cosa significa?

“Vuol dire che ci sono persone che aspettano il momento di debolezza di chi governa per strappargli brandelli di potere. Quando l’animale più forte, in questo caso la Sindaca, è ferito, arrivano gli sciacalli. Io temo che qualcuno, anche oggi, si muova solo per ottenere vantaggi.”

La crisi attuale è stata causata anche da ex alleati della Sindaca, ora passati all’opposizione

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Lei è quindi contrario a un eventuale commissario prefettizio

“Si, lo sono. Un commissario prefettizio sarebbe una sciagura peggiore. Non conosce il territorio, non conosce la nostra storia. Verrebbe da Roma a gestire solo secondo ordini e carte. Cerveteri ha bisogno di chi la ama, non di chi la amministra da lontano.”

Secondo lei perché la Sindaca non fa nomi e cognomi di chi la ricatta?

“Bisogna avere prove fisiche per dimostrare un tentativo di ricatto. E non credo che la Gubetti si sia messa a registrare le sue conversazioni.”

In passato lei è stato vicino a Fratelli d’Italia. Oggi dove si colloca politicamente?

“Io sono un uomo libero. Mi ero candidato con Fratelli d’Italia perché me lo chiesero Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida, miei amici da molti anni. Ma quando ho visto che certi personaggi non rispondevano più nemmeno al telefono, ho lasciato. Sono passato a “Noi Moderati”, ma la verità è che non appartengo più a nessun partito. Io sono “per Cerveteri”.”

Ha detto che sta lavorando per un “Patto per Cerveteri”. Di cosa si tratta?

“È una proposta che ho fatto a tutti. A politici, ma non solo, di destra e di sinistra. Bisogna lavorare insieme su quattro priorità: il cimitero, la zona artigianale, il mare e la viabilità rurale. Se si vuole davvero il bene della città, queste opere dovrebbero essere patrimonio comune di tutti. Non un terreno di scontro politico.

Chi ama veramente Cerveteri, non può che lavorare insieme. Per realizzare progetti utili per tutta la città. Anche nello spirito delle recenti proposte avanzate dai vescovi del nostro territorio. Che sollecitano non solo tutte le forze politiche, ma anche tutte le più importanti associazioni operanti sul territorio, a unirsi per portare avanti progetti comuni. Un appello quindi ai politici, agli imprenditori, ai sindacati e alle organizzazioni parrocchiali a lavorare insieme per realizzare i progetti necessari per la nostra città. Nello spirito dell’appello di Papa Leone XIV, che sollecita a “costruire ponti e non muri”.

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Torniamo al presente. Lei ha detto che, se dovesse vedere atti contrari agli interessi della città, firmerebbe la sfiducia. È ancora di questa idea?

“Assolutamente sì. Se domani il Consiglio comunale approvasse qualcosa che non serva veramente a Cerveteri, o se la Sindaca cedesse a pressioni per nominare persone senza competenze, io firmerei subito la sfiducia. Per esempio, ho già detto che, se venisse nominato un amministratore unico della Multiservizi senza una specifica esperienza e un adeguato curriculum, sarebbe un segnale grave. Quella è la cassaforte del Comune, fattura 13 milioni l’anno. Serve competenza tecnica e amministrativa, non esperienza politica.”

Quindi la sua è una sfiducia “sospesa”?

“Diciamo che è una vigilanza. Io ho salvato Cerveteri, non la Sindaca, col mio voto non dato. Ma se vedrò cose che non vanno, sarò il primo a firmare.”

Ha ricevuto sollecitazioni per cambiare idea?

“Tante. Mi hanno offerto di tutto: assessorati, incarichi, ruoli. Mi hanno detto che potevo avere tutto, tranne la carica di Sindaco. Ma io non sono in vendita. Io sono stato in politica per cinquant’anni, e non ho mai chiesto niente per me.”

E alla Sindaca, oggi, cosa direbbe?

“Le direi di avere coraggio. Le ho scritto anche in privato: “Piuttosto che continuare sotto quello che tu chiami ricatto, dimettiti con dignità. Se lo fai, i topi torneranno nelle tane”. Se continua così, sarà uno stillicidio. Ma se si dimette, quelli che sono stati eletti con pochi voti, e che non saranno mai più eletti, le correranno dietro a chiederle perdono.”

Quindi lei oggi consiglia a Elena Gubetti di dimettersi?

“Sì. È il momento del coraggio. Se si dimette, lo fa da persona onesta, libera e perbene. Se resta, rischia di amministrare ancora un anno e mezzo sotto pressione, circondata da chi vuole solo strapparle pezzi di potere.”

Perché, secondo lei, tanti sindaci di Cerveteri sono caduti prima della fine del mandato?

“Per due motivi: perché ci sono grandi interessi economici dietro l’urbanistica, e perché a differenza di Ladispoli, qui la politica è più fragile. Ho visto sindaci cadere per le stesse dinamiche, a destra e a sinistra. Io non ho mai mandato a casa nessun sindaco prima del tempo.

Lei ha 84 anni, ma si percepisce che ha ancora la forza di un leone. Cosa la spinge a restare in politica?

“L’amore per la mia città e per la mia gente. Mio padre e mia madre mi hanno insegnato che chi ha un po’ di forza deve usarla per aiutare chi ha bisogno. Io non chiedo niente, ma non smetto di combattere. Voglio morire così, al servizio della mia comunità.”

Un’ultima domanda: come vede il futuro di Cerveteri?

“Lo vedo difficile, ma non perso. Servono onestà, competenza e coraggio. E forse un po’ meno appetiti. Io continuerò a lavorare per un “patto per Cerveteri”, perché questa città non si salverà con i partiti, ma con le persone perbene.”