Lavoro a quattro mani spinto da “Flipped Prof”: intervista esclusiva
Massenzio, il complesso di Via Appia torna alla luce in 3D grazie a Marco Mellace e Marco Cecini –

di Marco di Marzio
La gloria di Massenzio, uno spaccato dei fasti di Roma Antica, rivive nel lavoro 3D compiuto da Marco Mellace. Da colui conosciuto in tutto il mondo con il soprannome di “Flipped Prof” per il suo modo di intendere la didattica attraverso la tecnologia, nella vita insegnante di sostegno presso l’Iss Luca Paciolo di Bracciano, tornano alla luce due importanti luoghi che hanno caratterizzato l’esistenza di colui autoproclamatosi Imperatore, che governò l’Italia e l’Africa tra il 306 e il 312 d.C., il Circo e il Complesso di Via Appia. Realizzato con il supporto conoscitivo dell’esperto Marco Cecini, l’intero lavoro multimediale è disponibile in due capolavori video, visibili sul canale YouTube “Flipped Prof”, di proprietà dello stesso docente, arrivato a contare oltre 51 mila iscritti, oltre 2.600 video e circa 14 milioni e 500 mila visualizzazioni. Elaborati che spingono chi scrive a contattare telefonicamente i due interessati, per una breve intervista utile a conoscere più da vicino tecnica e storia divenuta patrimonio eterno.
Per Marco Mellace: puoi descriverci brevemente i due lavori 3D da te dedicati all’Imperatore Massenzio?
Tutto il lavoro ruota attorno al Circo di Massenzio, che ne costituisce il fulcro dell’impegno complessivo. Più in dettaglio, la ricostruzione 3D nel suo insieme comprende la villa imperiale, il circo stesso e il Mausoleo di Romolo. Ovviamente per ciò che concerne la villa, essendo di grandi di dimensioni, si costituisce di altri e ulteriori elementi.
Per Marco Cecini: come si caratterizzò la vita dell’Imperatore nei due luoghi ricostruiti in 3D da Mellace?
Massenzio fu l’ultimo imperatore romano ad eleggere Roma come sede stabile del proprio governo, aveva la possibilità di abitare i Palazzi del Palatino ed in particolare la Domus Augustana che contribuì a ristrutturare e ampliare. L’esigenza di costruire la grande Villa Imperiale sulla Via Appia nasce da un evento per lui drammatico: la morte del figlio primogenito, Valerio Romolo, in tenera età. Per la legge romana non era possibile seppellire i defunti all’interno delle Mura della Città, e Massenzio desiderava probabilmente restare accanto al figlio anche dopo la morte, poterlo pregare ogni giorno, nella sua quotidianità. Per questo sceglie di edificare una grande dimora privata al III miglio della Via Appia, lungo un’arteria consolare che da secoli rappresentava il luogo di sepoltura delle principali e più blasonate famiglie di Roma, che proprio lì avevano costruito il proprio mausoleo dinastico. Accanto al Palazzo Imperiale e al Mausoleo ospitante le spoglie del giovane Romolo, Massenzio fa erigere anche un Circo privato per le corse dei carri, il secondo più grande di tutto l’Impero Romano per estensione della sua pista, inferiore solo a quello del Circo Massimo. Questo impianto non aveva solo una valenza ludica, ma funeraria: i giochi che in esso si sarebbero tenuti avrebbero onorato il defunto, e tenuta viva la sua memoria, in maniera similare a come Achille aveva onorato il defunto e amato Patroclo allestendo per lui numerosi giochi funebri, su tutti proprio le corse dei carri fra i principali eroi achei.
Per Marco Mellace: come è nata l’idea di ricostruire i due luoghi in 3D?
L’idea è nata per supportare l’attività divulgativa di Marco Cecini, trasmessa all’interno dell’emittente televisiva Canale 10, ricondotta nella pubblicazione di un documentario. Quindi, da questa volontà è iniziato il percorso per la realizzazione del progetto grafico. Impegno che naturalmente, come per i precedenti, ha per me anche una finalità formativa e didattica.

Per Marco Cecini: quale il rapporto tra Massenzio e la storia di Roma Antica?
Massenzio aveva l’animo di un vero romano: egli credeva fermamente nei precetti del Mos Maiorum e viveva il suo rapporto con gli dèi tradizionali romani con sincera e intensa Pietas, rimarcata anche dalle fonti ostili, quali ad esempio il vescovo Eusebio, uno dei consiglieri di Costantino. Egli volle consolidare e ripristinare il legame fra lo Stato romano e i miti fondativi che ne costruivano l’identità: Romolo e la leggenda della Fondazione, Ercole, i Dioscuri. Nondimeno la sua attenzione verso l’identità “italica” di Roma non gli impedì di dimostrarsi il primo fra gli imperatori del suo tempo a porre fine alle terribili persecuzioni di Diocleziano contro i cristiani, e a decretare per legge il Cristianesimo come “religio licita”, ovvero sia legittimamente riconosciuta dallo Stato romano. La sua visione dell’Impero e della missione di Roma era quello di una società universalistica ed ecumenica capace di includere, assimilare e integrare, non di perseguitare e cancellare, le varie culture e religioni con cui i romani entravano progressivamente in contatto.
Per Marco Mellace: le due ricostruzioni 3D verso chi sono destinate e a chi vorresti dedicarle?
Oltre che per i lavori divulgativi di Marco Cecini, le due ricostruzioni 3D sono destinate ad alunni, colleghi e appassionati di storia. Essendo la mia attività conosciuta in tutto il mondo, in questo momento molto difficile vorrei dedicarle a tutte quelle persone che stanno soffrendo per le guerre, nella speranza che tutto possa finire quanto prima.
Per Marco Cecini: quale la tua considerazione per l’operato svolto da Mellace?
Marco non è solo un carissimo amico, ma è ad oggi il più grande ricostruttore 3D in circolazione, a mio umile giudizio. Questo in virtù di due fattori principalmente: il primo è la straordinaria velocità di esecuzione e di apprendimento di sempre nuove tecniche di modellazione digitale, una vera e propria “scolpitura” manuale delle proprie opere molto lontana dall’utilizzo di modelli preconfezionati e predefiniti disponibili in varie piattaforme digitali, che vanno per la maggiore fra i ricostruttori 3D perché semplificano e velocizzano il lavoro del ricostruttore; la personalizzazione e la modellazione di ogni singolo elemento da parte di Marco, senza attingere a opere preconfigurate, gli permette di essere oggi il ricostruttore più attento, preciso e vicino a ciò che realmente l’archeologia descrive e suggerisce. Il secondo fattore è la sua straordinaria umanità ed empatia, che gli consente di andare oltre l’edificio che intende ricostruire per calarsi nella mentalità e nell’anima di colui che quell’edificio ha voluto, pensato e abitato. E così facendo, nella sua opera rivive non solo una struttura urbanistica o architettonica, ma l’anima stessa degli uomini che un tempo hanno vissuto un sogno di Grandezza, Bellezza ed Eternità.
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