L’arte come incontro fra oriente e occidente, un affresco orientale su un materiale occidentale
Ladispoli, una riflessione sulla figura della Geisha con Giovannina Annarumma –

di Gian Domenico Daddabbo
Nel contesto della mostra artistica presso la Sala Rossellini, abbiamo anche potuto notare un particolare che non lascia indifferenti, ossia un affresco rappresentante una geisha con un gatto in braccio dipinto su una pietra tedesca. L’autrice è Giovannina Annarumma, che abbiamo incontrata in occasione dell’evento. Assieme a Giovannina abbiamo riflettuto sulla natura dell’affresco, cioè i materiali utilizzati, i colori e anche sul significato, ossia l’incontro fra oriente e occidente.
Allora, Giovannina, è un piacere trovarti qui. Mi ha colpito questo dipinto della geisha, che hai realizzato. Che cosa ti ha ispirato a rappresentare una tipica figura orientale?
Allora, sostanzialmente mi piace coniugare antico e moderno: tradizione e anche innovazione. Ho mescolato tecniche diverse fra loro nell’affresco, realizzando una stampa giapponese, poiché sono stata sempre appassionata di arte giapponese, pertanto ho voluto approcciare questa sfida della linea sinuosa delle stampe con materiale più forte e duraturo come, appunto, l’affresco. Quello che mi piace e che in entrambe le tecniche viene celebrato è ovviamente il colore, perché qui, con la tecnica dell’affresco e la carbonazione, abbiamo quasi la creazione di un marmo, quindi mi affascina molto questo mix per celebrare le tecniche che adoro.
Bene. Ora due parole sul materiale che hai usato per dipingere quest’affresco.
Ok. Generalmente ho collaborato per tanti anni con l’officina delle arti antiche, che mi ha permesso, a parte di scoprire questa tecnica così bella, ma anche di conoscere appieno i materiali. Il bello della tecnica dell’affresco è, anzitutto la celebrazione della pietra; questa qui, ad esempio, è pietra tedesca, che presenta un’inclusione di manganese, di dendriti di manganese, e quindi già la pietra di per sé parla da sola e quindi l’elemento naturale, poi c’è l’elemento dell’acqua con cui sciacqui i pennelli, dipingi, ecc….. Secondo poi, tutti i colori che vedi sono realizzati con pigmenti naturali, per esempio il giallo limonite, l’azzurro azzurrite, poi ci sono tutte queste terre che danno tutte queste sfumature di marrone, in conclusione lavorare con la natura per creare qualcosa di speciale e mi fa piacere che, in un certo senso, sia la natura a guidarmi.
Insomma, un risultato grandioso. Dicevi di questa pietra tedesca che hai usata per dipingere, anche da questo punto di vista possiamo parlare di un incontro fra oriente e occidente, insomma.
Sì, sì. Mi piace l’arte in senso universale e mescolare diversi elementi insieme mi dà un senso di circolarità e unione fra diversi popoli.
Per quanto riguarda questi ideogrammi, questi kangi, cosa ci puoi dire?
Sì, li ho fatti io. Mio marito mi ha aiutato a realizzarli, sai, essendo giapponese, se un giapponese passa e li vede, non inorridirà, ma indipendentemente da ciò ci ho provato e anche questo è mettersi in gioco. Ho anche usato pennelli diversi per realizzare questa linea sinuosa, pertanto ho anche giocato con diversa attrezzatura ripresa da altre tecniche, insomma tutta una mescolanza.
Molto bene. Grazie, Giovannina, per questa bella riflessione insieme sull’arte e spero che c’incontreremo alla prossima.
Grazie a te.









