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Ladispoli, pasto da casa. Il preside Agresti: “Facciamo chiarezza”

“L’assessore Cordeschi fa dichiarazioni basate su una superficiale ed incompleta conoscenza delle norme”

Ladispoli, pasto da casa. Il preside Agresti: “Facciamo chiarezza” – Riceviamo e pubblichiamo:

In merito al pasto da casa, duramente ed incomprensibilmente osteggiato, a Ladispoli, dall’assessora Cordeschi, occorre far chiarezza su alcune dichiarazioni pubblicate dai giornali, basate su una superficiale ed incompleta conoscenza delle norme giurisprudenziali e miranti solo a fare “colpo” con slogan, anziché chiarire i dettagli che, a ben guardare, mostrano come praticamente nulla sia cambiato e che non sia vero che il “panino da casa” sia ora vietato.

Dopo la sentenza delle Sezioni Riunite della Corte di Cassazione, la quale ha affermato che non esiste un “diritto soggettivo” da parte dei genitori, è chiaro che conseguentemente non c’è un “obbligo” da parte del MIUR di far consumare il pasto da casa, come già non esiste alcun obbligo di fornire il servizio mensa.

Ladispoli, pasto da casa. Il preside Agresti: "Facciamo chiarezza"
Ladispoli, pasto da casa. Il preside Agresti: “Facciamo chiarezza”

Tuttavia è altrettanto chiaro che ai genitori rimane l’interesse legittimo a far consumare il pasto casalingo in quanto, come hanno stabilito le stesse Sezioni Riunite della Corte di Cassazione, resta in capo alle autonomie scolastiche la possibilità di far consumare il pasto portato da casa o meno in base alle deliberazioni dei competenti Organi collegiali (riporta infatti la sentenza che l’autorefezione non sarebbe un diritto perfetto o incondizionato, ma rimane un “… diritto sociale evidentemente condizionato e dipendente dalle scelte organizzative rimesse alle singole istituzioni scolastiche”) o appellandosi eventualmente al giudice amministrativo, nel caso tale diritto sia negato.

Le Scuole, quindi, saranno libere di andare incontro, o meno, a detto “interesse legittimo”, avanzato dai genitori, esercitando un potere discrezionale, che non può diventare un arbitrio, nell’ambito della autonomia scolastica gestita dall’organo interno supremo, il Consiglio di Istituto. Organo sul quale, conviene ricordarlo, il Comune non ha alcun potere giurisdizionale.

Nessuno dovrebbe permettersi di comandare in casa d’altri. Se poi parliamo di Istituzioni, tutti coloro i quali siano chiamati a rivestire incarichi gestionali pubblici, dovrebbero avere la competenza e conoscere i limiti dei propri poteri, senza dimenticare che nessuno di costoro dovrebbe dimenticare che è stato chiamato nel proprio ruolo per “governare” e non per “comandare”.

Per quanto riguarda direttamente la “Corrado Melone”, il suo Consiglio di Istituto ha già deliberato un Regolamento di gestione del pasto da casa, quindi consentendolo.

Tuttavia, poiché come Dirigente Scolastico, contrariamente ad altri, non ho alcun interesse a che si mangi forzatamente il pasto della ditta appaltatrice del servizio scolastico o meno, ho già provveduto a chiedere alla Presidente di inserire all’ordine del giorno della prossima seduta (che si terrà i primi di settembre) la revisione o la conferma di detto regolamento, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione.

Nel probabile caso in cui il regolamento sia nuovamente confermato, il Comune non potrà pretendere nulla da alcuno, anche perché i locali per la refezione scolastica (servizio, peraltro, nemmeno obbligatorio come recita l’art. 6, comma 1, del D. Lgs 63/2017 che ha nuovamente qualificato come facoltativi tali servizi e che ricorda come il servizio mensa sia “un servizio a domanda individuale attivabile a richiesta”) ricadono direttamente sotto la completa ed autonoma gestione della Scuola. Infatti i locali del polifunzionale, ora finalizzati solo ad attività esterne alla Scuola, saranno presto addirittura, giustamente, “separati” con una cancellata, per ovvi motivi di sicurezza, dal resto degli spazi della “Melone” in quanto non più afferenti alla Scuola.

Per quanto riguarda me personalmente, il mio modestissimo parere vale ovviamente solo 1 su 17, essendo attualmente 17 i membri del nostro Consiglio.

Tuttavia credo sia giusto rimarcare che se da un lato ritengo positivo che si mangi tutti insieme le stesse pietanze che sono stabilite da un medico competente, è anche vero che spesso le grammature o lo stesso menu stabilito dal medico dietologo vengono violate senza adeguato preavviso o senza preavviso tout court (fortunatamente, per quanto riguarda la “Melone”, ci limitiamo a queste deficienze, mentre lo stesso non si può dire altrove, visto che i NAS hanno dichiarato che 1 mensa su 3 non è a norma). Ma ben più grave è la situazione di non poche famiglie che, prima della concessione del pasto da casa, hanno dovuto rinunciare ad una offerta formativa certamente più appetibile (quella del tempo prolungato che nella “Melone” offre lo studio di ben 3 lingue straniere ed è diventata sezione di eccellenza) in quanto il costo della mensa non era per loro economicamente sopportabile ed il Comune non è mai stato in grado di andare incontro alle loro esigenze (cosa che ora la Corte di Cassazione ha invece chiaramente richiamato come obbligo quasi morale da parte del Comune e di tutti gli altri genitori).

Riccardo Agresti

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