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Ladispoli, la donna che ha perso casa all’asta: “Non sapevo dove andare”





La 50enne ha perso la casa all’asta e nei giorni scorsi è rientrata nell’abitazione facendo sfondare la porta

Ladispoli, la donna che ha perso casa all’asta: “Non sapevo dove andare” –

“Stava dormendo per strada, è stata operata per un cancro. Ha agito in stato di necessità”. L’avvocato Ugo Morelli, legale della 50enne che nei giorni scorsi è rientrata nell’appartamento di via Claudia con la forza, cerca di spiegare i motivi del gesto.

Una situazione di disagio. Quella donna e le sue figlie non hanno altro se non quella abitazione che ora le è stata portata via tramite una vendita all’asta da parte del tribunale.

Una vicenda iniziata circa 10 anni e che purtroppo, almeno per il momento, ha avuto un brutto epilogo per la famiglia che ora si ritrova senza più una abitazione. Il marito della 50enne aveva messo la casa in vendita perché non riusciva più a pagare il mutuo, ma dopo la firma del compromesso con l’acquirente e l’acconto ricevuto ha deciso di tirarsi indietro dall’affare. L’acquirente ha chiesto indietro la somma e ha citato l’uomo per danni chiedendo il risarcimento per la mancata vendita dell’immobile.

Causa che il marito della donna avrebbe perso. Ma a quanto pare “il precedente avvocato – ha proseguito ancora Morelli – non si è appellato alla sentenza”, con la famiglia che non avrebbe mai saputo dell’esistenza di quella condanna, nel frattempo diventata definitiva. Da qui la vendita all’asta. E anche qui il “mistero”. Che l’abitazione fosse state messa all’asta, la famiglia non lo ha mai saputo.

“Dove sono le notifiche?”, ha detto l’avvocato. “La legge dice che se al momento della notifica non si trova il diretto interessato, si può lasciare la notifica a un vicino di casa, qualora questi accetti l’incarico. Addirittura si può lasciare al portiere del condominio, che all’epoca dei fatti era presente. Ma nessuno di loro, interpellati, ha mai ricevuto nulla”.

A quel punto le notifiche andrebbero depositate o alle Poste o al Comune, con il messo che “dovrebbe inviare una seconda raccomandata per avvisare dell’atto in giacenza”. Ma anche in questo caso, la famiglia non avrebbe ricevuto alcun avviso.

Ora si attende il 15 settembre, giorno in cui è stata fissata la prima udienza che riguarda l’opposizione di sfratto (effettuato comunque il 27 luglio scorso) e dove l’avvocato ha evidenziato le “anomalie” del caso.

Una seconda udienza è invece fissata per il 7 ottobre. In questo caso il legale della famiglia ha chiesto la reintegrazione del possesso alla famiglia.