Domenica 15 novembre l’undicesima edizione. Nell’intervista che segue, Rosario Sasso racconta circa 250 alberi piantati negli spazi pubblici della città e l’impegno dei volontari che continuano a prendersene cura negli anni
di Giovanni Zucconi
Ladispoli, il futuro si porta in spalla. Torna la Marcia degli alberi
Ci sono alberi che, prima di mettere radici a Ladispoli, attraversano la città sulle spalle di chi li pianterà. È la “foresta che cammina”, l’immagine che accompagna la Marcia degli alberi e ne racconta il significato. Persone che si ritrovano, portano un alberello e contribuiscono a far crescere il verde della propria città. Domenica 15 novembre la manifestazione tornerà per l’undicesima edizione. L’appuntamento è alle 10.30 in piazzale Roma, all’uscita della stazione, all’angolo con viale Italia. Da lì partirà il corteo diretto in via Firenze, dove gli organizzatori prevedono di mettere a dimora circa venticinque alberi.

Ma il lavoro comincia prima di quella mattina e prosegue a lungo. Ci sono le buche da preparare, l’acqua da portare d’estate, anche con le taniche, e gli alberelli da seguire per almeno tre anni. A farlo è un piccolo gruppo di volontari, dentro un’iniziativa interamente autogestita. Rosario Sasso, che organizza la marcia a Ladispoli, ci racconta questo impegno, il coinvolgimento dei bambini e la soddisfazione di vedere crescere un albero piantato dieci anni fa. Con un obiettivo che esprime in poche parole: “Vogliamo lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi, ai nostri nipoti”.
Rosario Sasso, come è nata l’idea di portare la Marcia degli alberi a Ladispoli?
“Il mio impegno per l’ambiente è cominciato pensando ai miei figli. Quando sono arrivato a Ladispoli, circa vent’anni fa, volevo coinvolgerli nelle attività di qualche associazione che si occupasse di questi temi. Poi sono rimasto coinvolto anch’io. Qualche anno dopo ho ricevuto l’incarico di rappresentare sul territorio “Salviamo il Paesaggio”, una rete presente in tutta Italia che si occupa della tutela dei territori. In quel periodo ho saputo che a Roma organizzavano già da alcuni anni la Marcia degli alberi. L’idea mi è piaciuta e mi sono detto: “Perché non farla anche a Ladispoli?”. Ho contattato alcune associazioni che conoscevo, ci siamo messi insieme e abbiamo organizzato la prima marcia. Da allora continuiamo a farla ogni novembre, nel periodo adatto a mettere a dimora gli alberi. Quest’anno siamo arrivati all’undicesima edizione”.

Qual è il significato più profondo della Marcia degli alberi?
“Vogliamo lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi, ai nostri nipoti. Un albero dà ossigeno, fa ombra, cattura la CO₂ e ospita tanti animali, piccoli e grandi. Sono benefici che dobbiamo tenere presenti anche quando sostituiamo un albero adulto. Un alberello appena piantato non può dare subito lo stesso contributo di uno che ha cinquanta o cento anni. Oggi si parla molto dell’importanza degli alberi, ma sono pochi quelli che poi se ne prendono cura davvero. Per esperienza personale posso dire che piantarne uno significa assumersi un impegno che continua negli anni. Bisogna seguirlo, innaffiarlo, dedicargli le attenzioni necessarie per farlo crescere. È solo così che possiamo lasciare qualcosa al futuro”.
Una “foresta che cammina” per le strade della città. Come nasce questa bellissima immagine simbolo della vostra manifestazione?
“Ne parla spesso Valentino Valentini, l’ideatore della Marcia degli alberi, che ho conosciuto durante la nostra prima edizione. Circa vent’anni fa andò a Roma e cominciò a camminare per il centro con un alberello in spalla, attirando l’attenzione delle persone. Da quel gesto è nata l’idea della marcia. Anche noi attraversiamo la città portando gli alberelli sulle spalle, dentro uno zaino, oppure in mano, fino al luogo dove li pianteremo. È questa la foresta che cammina. Le persone ci guardano un po’ stupite. Non si aspettano di vedere un corteo di persone con gli alberi in spalla. Ma apprezzano quello che facciamo e in tanti ci fanno i complimenti”.

Quanti alberi avete piantato in queste dieci edizioni di “Marcia degli Alberi”? E in quali zone di Ladispoli?
“Siamo intorno ai duecentocinquanta. Non ho un conteggio esatto, ma ogni anno mettiamo a dimora mediamente venticinque alberi. Li abbiamo piantati in quattro aree della città: viale Mediterraneo, via Firenze, piazza De Michelis e i giardini centrali, dove abbiamo portato trenta alberelli nell’edizione dello scorso anno. Sono tutti spazi pubblici. Naturalmente prima di ogni intervento chiediamo al Comune l’autorizzazione a piantare gli alberi”.
Chi sostiene le spese della Marcia degli alberi? Gli alberi costano…
“L’iniziativa è interamente autogestita. Non abbiamo mai chiesto un euro agli enti pubblici. Neppure al Comune. Ogni anno coinvolgo quindici, venti associazioni e alcune classi di bambini. Ciascun gruppo acquista il proprio alberello, con una spesa di circa venti, venticinque euro. Della manutenzione ci occupiamo poi noi volontari. Per acquistare alcuni alberi più grandi, che costano dai cento ai centocinquanta euro, cerchiamo anche il sostegno di qualche sponsor. Questi li mettiamo a dimora nei giorni precedenti o successivi alla manifestazione, perché durante il corteo non potremmo trasportarli in spalla”.
Quale collaborazione avete con il Comune?
“Ogni anno chiediamo due cose: il patrocinio gratuito, che ci è sempre stato concesso, e il permesso di utilizzare un’area per piantare gli alberi. Sono spazi pubblici e naturalmente dobbiamo avere l’autorizzazione. L’iniziativa, per il resto, rimane autogestita”.

Una volta conclusa la manifestazione, chi continua a prendersi cura degli alberi?
“Questo è il punto dolente. Alla marcia partecipano tante associazioni, classi di bambini e scout. Quando però si tratta di seguire gli alberi nei mesi e negli anni successivi, rimaniamo in pochi. Non voglio farne una colpa a nessuno: ogni associazione ha le proprie attività e i propri impegni, e capisco che non sia semplice garantire una presenza anche dopo la manifestazione. Resta comunque importante che condividano il significato dell’iniziativa. La manutenzione ricade su un piccolo gruppo di volontari, ma la determinazione non ci manca. Continuiamo a prenderci cura di questi alberi, come facciamo da tanti anni”.
Quanto lavoro richiede prendersi cura di un albero appena piantato?
“Bisogna seguirlo per almeno tre anni, a volte anche più a lungo. Nei mesi caldi l’acqua deve arrivare con regolarità. Noi, in estate, andiamo a innaffiare più o meno una volta alla settimana: a luglio e agosto saltare uno o due turni può costare la vita a un alberello. Per innaffiare un giardino impieghiamo da un’ora a un’ora e mezza. Non sempre abbiamo avuto un punto d’acqua vicino, e riuscire a ottenerlo non è stato semplice. Ci siamo organizzati con tubi, secchi e anche taniche. A questo si aggiungono i tutori per aiutare gli alberi a crescere dritti, i controlli e le piccole potature, che facciamo con l’aiuto di amici competenti”.

Gli alberi che avete piantato sono sopravvissuti tutti?
“Purtroppo, no. Direi che ne abbiamo perso circa il dieci, quindici per cento. Alcuni hanno subito danni durante lo sfalcio dell’erba. Ci sono stati alberelli feriti e altri addirittura tagliati di netto. Quando il decespugliatore colpisce il tronco, può compromettere la crescita dell’albero o provocarne la morte. Per questo stiamo mettendo delle protezioni alla base dei tronchi. Dobbiamo fare attenzione anche a questi rischi per salvaguardare gli alberi che seguiamo”.
Come scegliete gli alberi da piantare?
“In gran parte cerchiamo di scegliere alberi autoctoni, della macchia mediterranea, come olivi, lecci, querce e carrubi. Cerchiamo anche di diversificare le specie, pensando alla biodiversità. Non sono un esperto, ma mi sono informato e ho fatto un po’ di pratica: di solito prendiamo alberelli alti un metro e mezzo, al massimo due, perché quelli più piccoli hanno maggiori possibilità di attecchire. Tra gli altri alberi che mi piacciono c’è il falso pepe, che cresce bene ed è molto decorativo”.
Come accompagnate i bambini a scoprire l’importanza degli alberi?
“Si comincia già a scuola. Le maestre li preparano prima della marcia, spiegando perché gli alberi sono importanti e coinvolgendoli con disegni e piccoli lavori dedicati all’ambiente. Così arrivano alla manifestazione avendo già affrontato questi temi. Cerchiamo anche di portare le classi nei giardini dove abbiamo piantato, soprattutto in quelli di viale Mediterraneo. Durante la marcia, poi, i bambini partecipano alla messa a dimora degli alberelli insieme a noi e alle associazioni. Su alcuni alberi mettiamo un cartellino con il nome della manifestazione e l’anno. E ci piace aggiungere anche il nome della classe che ha partecipato: lasciare, accanto all’albero, un segno del contributo di quei bambini”.

Veniamo all’appuntamento di domenica 15 novembre. Dove ci si ritrova e che cosa avete in programma?
“L’appuntamento è alle 10.30 in piazzale Roma, all’uscita della stazione di Ladispoli, all’angolo con viale Italia. Da lì partiremo in corteo, con i nostri alberelli, per raggiungere il luogo dove li metteremo a dimora. Quest’anno prevediamo di piantare circa venticinque alberi in via Firenze, nella zona di fronte al Comune e lungo il tratto che costeggia il fosso. Lì ci sono già degli alberi e ne aggiungeremo altri. Abbiamo chiesto di poter utilizzare anche una piccola area, sempre nella stessa strada».
Come può partecipare chi vuole portare un alberello o dare una mano?
“Chi vuole venire con un alberello in spalla è il benvenuto. Sarebbe però meglio avvertirci prima, per concordare la specie e permetterci di preparare la buca dove piantarlo. Il lavoro comincia prima della marcia: scaviamo le buche e poi le richiudiamo per sicurezza. Quel giorno troviamo così la terra già smossa e possiamo riaprirle in pochi minuti, senza far aspettare tutti per ogni albero. A prepararle siamo un piccolo gruppo di sei-otto volontari, con pala e piccone. Durante la manifestazione, poi, mettiamo a dimora gli alberelli insieme ai ragazzi e alle associazioni. Si può contribuire anche con il proprio tempo: chi vuole aiutarci a preparare le buche o a piantare gli alberi è benvenuto”.

Tra tutti gli alberi che avete piantato, ce n’è uno che ti sta particolarmente a cuore?
“Sì, un carrubo, uno dei primi che abbiamo piantato. L’ho comprato io dieci anni fa: era alto un metro e mezzo, forse un metro e sessanta. Oggi è diventato un albero abbastanza grande da poterci stare sotto. Vederlo crescere e cambiare, anno dopo anno, mi dà una grande soddisfazione. È un po’ come crescere un bambino”.









