Un dialogo con il Parroco del Sacro Cuore di Ladispoli Don Gianni Righetti. La Festa del Sacro Cuore, tornare al centro per riscoprire la missione dell’annuncio
Ladispoli, Festa del Sacro Cuore 2026: intervista a Don Gianni: “Tornare al centro per riscoprire la missione dell’annuncio” –
di Gian Domenico Daddabbo

Salve a tutti. Ci troviamo con Don Gianni Righetti, parroco del Sacro Cuore di Gesù, in prossimità di uno degli eventi più attesi in tutto l’anno, ovvero la Festa del Sacro Cuore.
Don Gianni, anzitutto, cos’è la Festa del Sacro Cuore?
La Festa del Sacro Cuore è l’evento apicale del cammino pastorale di una chiesa dedicata a questo mistero. Per me la Festa del Sacro Cuore non deve limitarsi al fine settimana che una volta all’anno viviamo come comunità fra serate in musica, tornei, giochi e anche momenti in cui si lavora insieme; piuttosto deve invitarci a tornare al centro, ossia a recuperare l’essenziale in questa stagione di dispersione, in definitiva bisogna ritrovare la ragione che unisce. Per far ciò è necessario anche fermarsi e il fine settimana che stiamo per vivere rappresenta un’opportunità per uscire in strada e incontrare chi passa soltanto e dire all’altro che ci si può fermare.
Quest’anno abbiamo fatto un percorso spirituale sulla missionarietà della Chiesa, in quanto siamo chiamati ad essere, sì, pellegrini di speranza, ma anche missionari di speranza. Che ruolo può giocare qui la devozione al Sacro Cuore e in tale prospettiva la Festa Patronale può essere un’opportunità per fare esperienza di questa sfida nel contesto della Nuova Evangelizzazione?
La missionarietà significa anzitutto portare la nostra povertà, è quello che abbiamo perché non siamo migliori degli altri, ma ci siamo. Con la nostra presenza, portiamo anche la nostra perseveranza nell’andare avanti, perché non si può tornare indietro, ricordiamo quante volte Papa Francesco ha denunciato “l’indietrismo”, ovvero quell’atteggiamento di chi guarda indietro alle cose del passato e le ripete anche in modo stanco, ma la vera tradizione è essere consapevoli di chi siamo e nella missione noi portiamo esattamente questo a chiunque cerchi compagni di strada, ma soprattutto portiamo una promessa che ci sarà un destino di bene, senza temere alcuna crisi.
Non so se lo sai, i vescovi statunitensi consacreranno gli USA al Sacro Cuore di Gesù alla vigilia della Solennità in vista del 250.mo anniversario dalla Dichiarazione d’Indipendenza (4 luglio 1776). Considerando quello che è successo in questi ultimi decenni dall’11 settembre 2001 a oggi, cosa significa quest’evento secondo te?
Non sapevo di questa notizia. Sicuramente in questi ultimi decenni gli Stati Uniti sono stati al centro di molteplici confronti e oggi ha bisogno d’una visone, così da ritrovare la propria missione, questo è il significato di quest’evento. Non è un caso che i vescovi americani abbiano deciso di consacrare gli USA al Sacro Cuore dopo tutti questi anni di guerre, ciò garantisce che anche lì i credenti pregano perché la via del dialogo prevalga su quella della forza. Anche il modello USA ha bisogno di aggiustamenti ed equilibrio, come del resto tutti i modelli delle nazioni a cui guardiamo e l’evento della consacrazione degli USA al Sacro Cuore c’invita a pregare perché cresca la spiritualità del “mondo nuovo”, segnata dalla libertà e dalla creatività e qui è importante che tutte le nazioni cooperino, in modo da costruire fraternità.
Cosa ti aspetti da questa nuova edizione della Festa?
La Festa del Sacro Cuore arriva quest’anno alla sua 34° edizione, ha quasi gli anni del mio sacerdozio, 38 anni fui ordinato sacerdote; come gli anni del paralitico di Siloe aspetto Gesù. In occasione di questa nuova edizione che si apre, esprimo il desiderio che ci conosciamo sempre di più, uscendo dai recinti e stando insieme, fra lavoro e divertimento. Credo che nel Sacro Cuore di Gesù, eccedente d’amore, c’è posto per ciascuno di noi, per tutti. “TODOS, TODOS, TODOS”, disse Papa Francesco a Lisbona. Spero che anche quest’anno riusciamo a fare comunità nell’era dell’individualismo, con tanta fiducia e pazienza.
Grazie, Don Gianni per averci dedicato questo po’ di tempo, alla prossima intervista.
Grazie a voi.









