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Ladispoli, «A rischio la revoca delle concessioni»

Il Movimento civico Ladispoli Città sul silenzio di Palazzo Falcone alle domande degli stabilimenti balneari di cedere porzione dell’attività a terzi

Ladispoli, «A rischio la revoca delle concessioni»

Hanno presentato domanda all’ufficio demanio del Comune, come richiesto dalla legge, per la concessione a terzi di una porzione dell’attività (il ristorante, il bar …) ma non hanno ottenuto risposta entro i 30 giorni canonici. Anche questi previsti dalla legge. Una situazione che ora rischia di causare ingenti problematiche alle attività coinvolte. Si parla degli stabilimenti balneari. Come previsto dalla legge, infatti, i gestori degli stabilimenti, hanno la possibilità, durante lo svolgimento dell’attività, di cedere alcuni servizi, come proprio la ristorazione o il bar, a terzi. Ma per farlo, devono appunto presentare domanda al demanio che deve rispondere entro 30 giorni dalla ricezione delle richieste stesse. Lasso di tempo che però quest’anno, a quanto pare, sarebbe passato in silenzio, come denunciato dal Movimento civico Ladispoli città.

Ladispoli, «A rischio la revoca delle concessioni»
Ladispoli, «A rischio la revoca delle concessioni»

A scoprire la vicenda sarebbe stata la Guardia Costiera di Ladispoli. Dai controlli effettuati presso alcuni stabilimenti balneari, gli uomini della capitaneria avrebbero riscontrato «anomalie riguardanti le autorizzazioni». E gli esponenti del Movimento civico, di cui fanno parte i consiglieri Eugenio Trani e Maria Concetta Palermo, puntano i riflettori proprio sul silenzio di palazzo Falcone. «Gli stabilimenti in questione – spiegano – avevano presentato al comune tutta la documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione ben prima dell’inizio della stagione estiva. Ci riferiamo a richieste a cui il Comune, da quel che ci risulta, non ha mai risposto, nonostante avesse 30 giorni per il rilascio o per il diniego delle stesse. Un atto – proseguono – che riteniamo gravissimo poiché, in tal modo, vengono messe a rischio di revoca tutte quelle concessioni a cui sarebbe stata contestata la violazione. Un immobilismo e un’approssimazione che vanno a penalizzare le attività economiche della città costrette a vivere in una condizione di precarietà e illegalità per responsabilità dell’amministrazione Grando».

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