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Il valore sociale del giuramento per i nostri nonni





di Giovanni Zucconi

Uno storico ha affermato che noi siamo la prima generazione, dopo secoli, a non utilizzare più il giuramento come base dei rapporti sociali e politici. Ancora ai tempi di mio nonno si concludevano le compravendite, anche di notevole importo, con una stretta di mano. Non venivano chieste garanzie, come accade oggi, se la persona che si impegnava era considerato un uomo di parola. Se suo padre e suo nonno erano stati considerati degli uomini di parola. La parola, il giuramento, era l’unica vera ricchezza per il popolo minuto.

Venire meno alla parola data poteva significare non poter fare più affari, anche di piccola entità, con nessuno. Impossibilità che poteva essere purtroppo tramandata ai propri figli. Per questo era così importante rispettarla. Qualunque fosse il sacrificio che si sarebbe dovuto sopportare. Non era un caso che si chiamava “parola d’onore”. Non rispettare il giuramento significava perdere il proprio onore.

Non voglio dare un semplicistico giudizio etico sulla perdita del valore del giuramento, ma sicuramente lo considero una prova della perdita di quei valori che umanizzavano le relazioni tra gli individui, e che rendevano strettamente personale il rapporto con i vari soggetti istituzionali e pubblici.

Ma non è tutto. La perdita del valore del giuramento corrisponde ad una inevitabile perdita del nostro valore personale. Se ci pensate, noi adesso valiamo, come persona, sicuramente di meno dei nostri nonni. Che potevano mettere sul piatto delle relazioni, economiche e sociali, la loro parola d’onore. Che valeva come mille garanzie di oggi. Un giuramento è sempre un atto personale, che ti mette in gioco, da solo, davanti agli altri. E che soprattutto ti eleva a garante di una promessa solenne. La mia promessa vale, perché io sono in grado di mantenerla. La mia parola non ha bisogno di nessun sostegno, garanzia o imposizione per essere mantenuta. Sono io il garante…

Tutto questo, oggi, non ha più valore. La perdita dell’importanza sociale del giuramento è il segno della perdita del valore che ognuno di noi può esprimere come individuo. È come se tutti noi valessimo un po’ di meno. In passato, la parola data e l’onore legato ad essa erano considerati un patrimonio personale inalienabile. A tutto si poteva rinunciare, ma non alla propria capacità di generare fiducia e credito nei confronti degli altri.

Proprio per questo, il giuramento ha sempre avuto un grande valore sociale. Nell’VIII secolo a.C., lo spartano Licurgo affermava: “… il giuramento è ciò che tiene insieme la democrazia.”. Anche per i Romani, il giuramento aveva un grandissimo valore, come ci insegna Attilio Regolo che preferì tornare a Cartagine, e farsi ammazzare, pur di non tradire la parola data ai nemici. Cicerone scrive: “… bisogna ben comprendere … quale valore racchiuda in sé un giuramento. Perché il giuramento è un’affermazione religiosa; e ciò che si promette solennemente, quasi davanti alla maestà del dio, deve essere poi scrupolosamente mantenuto. Il giuramento, infatti, non si richiama all’ira divina, che non esiste, ma alla tutela della giustizia e della fede.”.

Ma è nel Medioevo che il giuramento diventa lo strumento giuridico alla base di ogni atto sociale, e di ogni relazione personale. Il giuramento regola i rapporti feudali tra il signore e il suo vassallo. Regola le associazioni tra uomini di pari livello come le Corporazioni o i Comuni cittadini, ed è alla base dei rapporti economici piccoli e grandi. Il termine “giuramento” ha come radice etimologica la parola latina “sacramentum”, cosa sacra. Si giurava spesso sui Vangeli, accentuando la sacralità di un atto che coinvolgeva tutta la persona, il suo onore e la sua fede. Per questo il valore del giuramento era così grande, e l’atto dello spergiuro era considerato così spregevole.

Per questo la parola di un uomo aveva valore anche giuridico: rinnegare il giuramento rappresenta, secondo la mentalità medievale, il peggiore peccato che si poteva attribuire ad una persona. Nel Medioevo, dove la vita delle persone valeva poco, e si poteva morire ammazzati in qualsiasi momento, i rapporti tra gli individui, di ogni grado sociale e di disponibilità economiche, si basava su un’alta concezione della dignità personale. In nessun’altra epoca si è dato un valore così grande agli accordi tra uomo e uomo. Riconoscendo uno straordinario credito alla singola persona umana. Sia che essa fosse un re, un nobile o un povero contadino. In tutto il Medioevo, soprattutto per quando riguarda i rapporti “istituzionali”, i vincoli che si venivano a creare erano sempre tra un individuo ed un altro individuo.

Sarebbe bello poter tornare almeno ai tempi dei nostri nonni. Sarebbe bello tornare ad una società costituita da singole persone, ognuna con la sua capacità di essere garante dei propri impegni. Ognuna che possa mettere sul piatto solo la propria parola data e il proprio onore. Sarebbe bello poter tornare ad essere un po’ più ricchi…