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Città

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”

Intervista ai ragazzi che hanno ricostituito il Rione Boccetta di Cerveteri

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”- di Giovanni Zucconi

All’inizio di questa intervista,avevo premesso ai ragazzi che stavo per sentire, che avevo in mente domande che non sapevo come formulare. Poi ho scoperto che dipendeva dal fatto che facevo l’errore di darmiprima una rispostada solo. Ero andato a trovarli con l’idea che un Rione non può rappresentare una realtà così complessa e articolata come quella di Cerveteri. E che quindi era una entità sostanzialmente autoreferenziale e anche un po’ fuori del tempo. Tanto è vero, pensavo, che i rioni sono radicati soprattutto nella parte vecchia di Cerveteri.

I ragazzi che avevo davanti erano quelli che avevano appena ricostituito il Rione Boccetta. Che mi hanno smontato pezzo per pezzo la mia tesi. Innanzitutto,mi hanno detto, nessuno ha mai pensato che un rione possa rappresentare tutta la città. Un rione non deve necessariamente rappresentare tutta la città. Rappresenta un luogo ben preciso e circoscritto. Rappresenta un’idea, come mi diranno i ragazzi. Un’entità fatta di persone, di strade, di vicoli, di voci familiari e di tradizioni grandi e piccole. Magari non molto dissimili da quelle del resto della città, ma con una loro precisa identità.

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”
“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”

Un’identità che nasce dall’appartenenza, e da niente altro. Ma è un’appartenenza che si deve sentirla dentro. Il rione va sentito dentro, mi hanno ricordato. Bisogna viverlo. Un rione esiste non solo perché c’è un luogo, ma perché ci sono persone che lo vivono e che vogliono appartenere a quel luogo. Esiste perché ci sono persone che vogliono sentirsi una comunità, e che vogliono fare qualcosa per essa. A prescindere dalle eventuali tradizioni da difendere o da perpetuare. Il rione è un’idea. O meglio, parafrasando Gaber, il rione è partecipazione.

Di seguito una parte della lunga intervista che i dieci ragazzi che hanno ricostituito il Rione Boccetta ci hanno gentilmente concessa.

Vi siete definiti dei custodi della Tradizione. Quale Tradizione volete custodire?

“La Boccetta, come ha detto anche la Sindaca, è il cuore pulsante di Cerveteri. Tutte le nostre vite sono passate, o passano per la Boccetta. Tutti abbiamo avuto un’esperienza alla Boccetta. Passa tutto di lì. È un filo conduttore. Tutte le vite del paesepassano da lì. E poi c’è la tradizione delle persone. Tutte le persone più importanti per la città sono nate alla Boccetta.”

Ma mi state parlando più di appartenenza che di tradizioni

“Ma alla Boccetta ci sono naturalmente anche le tradizioni da preservare. Noi spesso cenavamo insiemecon l’acqua cotta. Poi ci sono le feste principali di Cerveteri. Sant’Antonio, per esempio. O la festa del Patrono. O la Sagra dell’Uva. E, soprattutto, l’Infiorata. Che è una festa molto sottovalutata a Cerveteri. Si parla tanto di quella di Genzano. Che è bellissima, ma la fanno solo sul discesone. Una volta coinvolgeva tutta la Boccetta. Mi ricordo che pulivamo i fiori con le donne della Boccetta davanti al forno, o nelle nostre case. La cosa bella era che ognuno si faceva il pezzo davanti casa sua. Adesso sarebbe bello riunirsi come rione, e aiutare chi non ce la fa più. Quello che vorremo fare è proprio ricreare quell’atmosfera di collaborazione. Che metteva in moto tutto il rione per creare l’Infiorata.”

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”
“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”

Parlavate di acqua cotta. Parlavate di cene insieme. Secondo voi sarà possibile ricreare un’atmosfera del genere dopo tanti anni, e dopo che il paese è inevitabilmente cambiato?

“Diciamo molto più di sì, che di no. È che adesso ci dobbiamo mettere il doppio dell’impegno. Dall’annoin cui è successa la tragedia alla Sagra dell’Uva, è aumentata tantissimo la burocrazianelle sagre e nelle feste. Prima era più facile. Facevamo le cene senza dover dire nulla. Adesso è tutto più complicato. Ma ci metteremo tutta buona volontà che serve per fare di nuovo le cose come una volta.”

Non è solo la burocrazia, immagino. Le persone che organizzavano una volta adesso sono diventate grandi

“Effettivamente le persone che aiutavano mia madre ad organizzare le feste sono quasi tutti invecchiati. Ma sono tutti super entusiasti. Ci dicono “non ho più sessanta anni o settanta anni.Non sono più quello di una volta, ma se vi serve una mano, io ci sto”. E questo da tutte le parti della Boccetta. Ma anche da fuori il nostro rione.”

Domanda provocatoria. Quanto i rioni rappresentano effettivamente Cerveteri? La Boccetta è sicuramente il nucleo storico più importante e caratterizzante. Ma rappresenta veramente la Cerveteri del 2023? Che è una città di quasi 40.000 abitanti sparsi traun capoluogo e almeno sette frazioni, anche lontane tra di loro?

“Innanzitutto, la Boccetta rappresenta un pensiero. Poi non possiamo dire che solo la Boccetta rappresenta Cerveteri. Tutta Cerveteri rappresenta Cerveteri. Il Tyrsenia è Cerveteri, Fontana Morella è Cerveteri.La Garbatella, la Casaccia, San Pietro, sono tutti Cerveteri. Così come lo sono Campo di Mare, Le Due Casette, e tutte le altre frazioni. Sono tutte Cerveteri, e tutte rappresentano Cerveteri. Se ti senti rappresentato da una di queste comunità, tu sei di Cerveteri.”

Quindi vedete i rioni come elementi intorno ai quali si può aggregare una comunità. Quali sono per voi degli utili strumenti di aggregazione e integrazione?

“Innanzitutto, organizzando degli eventi sociali per fare incontrare le persone. O organizzare iniziative per aiutare chi si trova in difficoltà. Come abbiamo fatto spesso recentemente.”

Tornando alle iniziative dei Rioni, non tutte le comunitàpartecipano alle sfilate dei carri durante la Sagra dell’uva

“Partecipare con un carro non è così semplice. Ci vuole una bella comunità unita. Inoltre, per fare un carro ci voglio molti soldi. Èuna questione di soldi. Se non ce la fai, ti puoi associare ad altri rioni. Ma è comunque un grosso impegno. Dovevi fare delle cene per raccogliere i soldi. Devi impegnarti molto. Poi tutto contribuisce a fare una bella festa per la nostra città. Ma l’impegno è notevole.”

Avete parlato al passato per le cene. Non si fanno più?

“E’ quello che ho cercato di dire alla Sindaca e all’Assessore durante la cerimonia di rinascita del Rione. Le cene sono un modo per raccogliere i fondi necessari per partecipare ed organizzare le feste. Ultimamente siamo bloccati dalla burocrazia che ci impedisce di fare quello che prima facevamo senza problemi. Per organizzare una cena ci hanno chiesto una documentazione che non è commisurata a quello che dobbiamo fare. Noi vorremmo fare queste cene a via dei Bastioni, che è il cuore del nostro Rione. Ma ci hanno chiesto anche la DIA e la SCIA. Noi siamo inesperti. Non sappiamo bene come muoverci.Le nostre iniziative non hanno un fine di lucro. Servono solo a finanziare le nostre iniziative. Che altrimenti, pur con la buona volontà, non riusciremo a fare.”

Alla cerimonia, la Gubetti ha detto che la burocrazia ve la spiana lei

“E’ quello che volevamo sentire. Vediamo se alle parole seguono i fatti.”

Durante la cerimonia, ho sentito qualcuno lamentarsi della mancanza della Proloco

“Sulla Proloco il discorso da fare è molto ampio. In teoria la Proloco è in piedi, ma non sta operando. Quando c’era la Proloco girava tutto molto meglio. Si facevano delle riunioni. C’era un coordinamento. Ti davano un piccolo budget e un tema. Poi ogni rione ci metteva altri soldi, organizzando cene o vendendo magliette e gadget vari, e si faceva il meglio possibile.”

Non è in previsione la ripartenza della Proloco?

“Questo noi non lo sappiamo. Ma è un peccato che una città di quasi 40.000 abitanti, soprattutto d’estate, non abbia una Proloco operativa. Soprattutto perché i rioni sonopronti a fare la loro parte. A Cerveteri vediamo ancora troppa disorganizzazione.”

Voi ce l’avete un sogno per Cerveteri?

“Fare rivivere Cerveteri come 20 anni fa, Ma anche prima. Adesso tutta Cerveteri è diventata un dormitorio. Io ricordo che, quando avevo 20 anni,il venerdì o il sabato sera in piazza c’erano 1.000 o 2.000 persone che giravano. C’erano ragazzi che avevano voglia di stare in giro. Di fare. Una semplice di bersi una birra in compagnia.”

Secondo voi che cosa è successo?

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”
“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”

“Il motivo principale è che a Cerveteri non c’è un punto di ritrovo dove le diverse generazioni si possono incontrare. Ci sta provando “La Grotta”, che ha già creato una piccola comunità. Invece a Ladispoli è diverso. I ragazzi di Cerveteri si spostano la sera a Ladispoli perché sanno che, se vanno sul viale, incontreranno sicuramente gente. Qui a Cerveteri non c’è un punto analogo di incontro per fare socialità.”

“Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita”

Sono più bravi a Ladispoli?

“Non sono più bravi. Hanno una città organizzata in modo diverso. Noi abbiamo tutto organizzato a macchia di leopardo. Anche i negozi. Loro hanno la fortuna di avere tutto concentrato intorno al viale.”

Il Rione Boccetta non può risolvere questo problema?

“Secondo me sì. Se parliamo di sogni, il mio questo: ha presente Via della Circonvallazione, quella dopo Via del Lavatore? Quella via è piena di cantine. Se in accordo con il Comune e con i proprietari le trasformassero tutte in piccoli locali, avremo creato una strada tipo Via San Pellegrino a Viterbo. Una via piena di localetti dove la gente si può ritrovare tutte le sere, e fare socialità.”

Questo potrebbero farlo tutti i rioni

“Ma certo. Ognuno dovrebbe creare i suoi luoghi di ritrovo. Chiaramente è un’idea anche per chi vuole investire su Cerveteri.”

Durante la presentazione, avete detto che il rione va sentito dentro

“E’ così. Il rione va vissuto ogni giorno. Deve fare parte della tua vita. Non serve a nulla lamentarsi sui social o in piazza dell’Amministrazione o dei rioni che non fanno niente. Quello che dico è: “entrane a fare parte”. Datti da fare, Ci butterai anche soldi. Toglierai anche tanto tempo a te stesso e alla tua famiglia. Ma quando tornerai a casa avrai l’orgoglio di poter dire: “questa cosa l’ho fatta per il rione e per Cerveteri”. Anche se l’hai sbagliata, però l’hai fatta con la faccia tua. Se altri rioni non arrivano è perché non si è seminato bene prima. Non si è vissuto il rione a sufficienza. Se tu semini bene, la gente arriva e partecipa. Bisogna coinvolgere la gente. Se ti limiti a organizzare la Sagra dell’uva e Sant’Antonio, e per giunta le vuoi organizzare a rioni uniti, le persone del tuo rione non le coinvolgerai mai bene. Le coinvolgeraiqualche volta forse, ma senza appartenenza.Enon ti parteciperanno sempre.”

Ultima domanda. Perché siete tutti uomini?

“C’è una donna.C’è sua sorella Giulia… Non c’è nell’elenco, ma la metteremo nel direttivo. Senza donne un rione non va avanti. Da sempre la forza del nostro rione sono state le “Sette donne della Boccetta”. Le signore che abbiamo premiato durante la presentazione del Rione. Erano lo zoccolo duro del Rione. Facevano tutto loro. Noi mettevamo la ciliegina sulla torta, ma la torta la facevano loro.”

Quali sono i vostri rapporti con l’Amministrazione e con la Politica in generale?

“Con l’amministrazione i rapporti sono buoni e tranquilli. Speriamo in una collaborazione proficua. Con la Politica non abbiamo pregiudiziali. Destra o Sinistra, l’importante che si faccia bene per la nostra città. Ma su questo tema c’è una cosa che vogliamo ribadire. Sulla quale la pensiamo tutti allo stesso modo. Se qualcuno pensasse di utilizzare il Rione Boccetta come trampolino di lancio per i suoi scopi politici, verrà immediatamente espulso. Poi, naturalmente ognuno di noi dieci ha la sua idea politica.”

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