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IA e lavoro: fino al 50% dei licenziamenti nel tech legati all’automazione, rischio per il 27% dei posti globali





Tra allarmi e realtà: l’intelligenza artificiale accelera i tagli ma trasforma più lavori di quanti ne distrugga

IA e lavoro: fino al 50% dei licenziamenti nel tech legati all’automazione, rischio per il 27% dei posti globali –

L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il mondo del lavoro a una velocità senza precedenti, tra numeri record di licenziamenti e nuove opportunità ancora in fase di costruzione. I dati più recenti parlano chiaro: nel primo trimestre del 2026 quasi 80.000 lavoratori del settore tecnologico sono stati licenziati, e circa il 47,9% dei tagli è stato attribuito direttamente all’AI e all’automazione.

Una percentuale che fotografa il cuore della trasformazione in atto: non solo crisi economiche o ristrutturazioni, ma un cambiamento strutturale del lavoro.

Licenziamenti in crescita: l’effetto AI accelera la transizione

Negli ultimi due anni il fenomeno si è intensificato. Nel solo 2025 il settore tech globale ha perso oltre 150.000 posti di lavoro, mentre nel 2026 le aziende continuano a ridurre personale puntando su sistemi automatizzati.

Secondo studi finanziari, l’intelligenza artificiale sta già causando una perdita netta di circa 16.000 posti di lavoro al mese negli Stati Uniti, colpendo soprattutto ruoli entry-level e attività ripetitive.

E il fenomeno potrebbe ampliarsi: alcune previsioni indicano che fino al 6-7% della forza lavoro potrebbe essere sostituita nel prossimo decennio.

Chi rischia di più: giovani e lavori “standardizzabili”

Le categorie più esposte sono quelle con mansioni facilmente automatizzabili:

  • data entry
  • customer service
  • supporto legale e amministrativo

In particolare, i giovani e i lavoratori alle prime esperienze stanno subendo il contraccolpo maggiore, con un calo delle assunzioni fino al 14% tra i 22 e i 25 anni.

Non è un caso che cresca anche la percezione di insicurezza: il 43% dei lavoratori teme che l’AI distruggerà posti di lavoro nei prossimi anni.

Numeri globali: tra distruzione e creazione di lavoro

Il quadro, però, è più complesso di quanto sembri. Secondo il World Economic Forum:

  • 92 milioni di posti di lavoro potrebbero scomparire entro il 2030
  • ma 170 milioni potrebbero essere creati

Con un saldo positivo complessivo, ma una forte discontinuità tra vecchie e nuove competenze.

Allo stesso tempo, circa il 27% dei lavori nei paesi OCSE è considerato a rischio automazione, segno che la trasformazione sarà ampia e trasversale.

AI o “scusa”? Il dibattito tra esperti

Non tutti gli esperti concordano sul ruolo diretto dell’intelligenza artificiale nei licenziamenti. Alcuni parlano di “AI-washing”: aziende che attribuiscono all’AI tagli dovuti in realtà a:

  • sovra-assunzioni post-pandemia
  • pressioni degli investitori
  • riduzione dei costi

Secondo diversi analisti, l’impatto reale dell’AI sulla produttività è ancora limitato e richiederà anni per manifestarsi pienamente.

Il vero cambiamento: meno posti o lavori diversi?

La trasformazione in corso non riguarda solo la quantità di lavoro, ma la sua natura.

Molti studi indicano che l’AI:

  • non elimina intere professioni,
  • ma modifica le mansioni interne

Il risultato è una “ricomposizione” del lavoro: meno attività ripetitive, più competenze cognitive e digitali.

Conclusione: una rivoluzione inevitabile ma gestibile

L’intelligenza artificiale non è solo una minaccia occupazionale, ma una leva di cambiamento profondo.

I numeri mostrano una realtà ambivalente:

  • da un lato, licenziamenti e precarizzazione nel breve periodo
  • dall’altro, nuove opportunità nel medio-lungo termine

La vera sfida non sarà fermare l’AI, ma governare la transizione, investendo in formazione, riqualificazione e nuove politiche del lavoro.

Perché, più che sostituire l’uomo, l’intelligenza artificiale sta già riscrivendo cosa significa lavorare.