Omini e bestie siamo tutti figli della stessa terra
di Angelo Alfani
I Massari caeretani sono una Associazione di volontari tra le più antiche in Terra cervetrana , che, da alcuni decenni, si onora di organizzare la festa di sant’Antonio Abate.
La tradizione di onorare il diciassette di Gennaio il santo eremita, lottatore per eccellenza contro le insidie del maligno, il santo protettore degli animali , viene fatta risalire al 1712, addirittura un ventennio prima.
I festeggiamenti come consuetudine si snoderanno per l’intera giornata con una parte essenzialmente religiosa con la Santa Messa a Sant’Antonio nella chiesetta alla Boccetta, per proseguire nel primissimo pomeriggio con adunata massara alla Cuppoletta con accensione del fuoco, a cui seguirà accompagnamento della Statua del Santo, assieme alla Confraternita del SS. Sacramento, per le vie del paese.
Al rientro della processione, dalla loggia del piazzale a mattoncini rossi della chiesetta dedicata al santo anacoreta nella metà del Settecento, si dà inizio alla benedizione di “omini e bestie”.
Il laterizio a spina di pesce, inverdito dal velluto, ostenta l’usura degli anni, mentre le pietre di templi antichi, incastrate a sostegno di nuove case o a difenderne gli spigoli, sanno di terra materna. Accarezzarle conforta e riscalda l’anima. Al termine della benedizione all’imbrunire, in piazza santa Maria, verranno distribuiti, come consuetudine, panini a porchetta e bevande. Una festa vera, popolare.
I Massari, nello spirito di testimoni della tradizione, di sentinelle del territorio, hanno ridato vita alla Cuppoletta votiva dedicata al Santo eremita, accanto alla porta etrusca che immetteva alla città, non distante dal più antico convento dei frati Agostiniani. Ricavata da una tomba degli avi, posta sopra lo sperone tufaceo che apre alla valle della Mola, è stata per decenni uno dei luoghi simbolo del rapporto privilegiato tra i cervetrani ed il Santo del deserto.
Un luogo “povero”, privo di ostentata ricchezza e del sovrabbondante, ma denso di significato per i compaesani che vi sostano in preghiera o semplice contemplazione, pregno di emozioni che scuotono l’ anima. Un luogo caduto nel dimenticatoio e che l’opera dei Massari ha contributo a far rivivere nelle coscienza della comunità come sosta e ristoro spirituale.
Un luogo che nella narrazione popolare ricorda l’intervento del Santo e dell’Arcangelo nel salvare un concittadino preso dalla più cupa disperazione.
Si racconta che in bilico sullo sperone di tufo si lasciò andare nel vuoto.Mani possenti lo ritirarono in salvo acchiappandolo per i pantaloni.A loro e soprattutto a Sant’Antonio da quel lontano 1929? si iniziò ad onorare.Un miracolo popolare a cui il popolo dedicava ricordo e preghiera.
Con identico entusiasmo i Massari decisero di essere fattivamente compartecipi della raccolta fondi per il restauro della pregiata statua lignea del Santo e, con altrettanta convinzione, sono stati presenti alle manifestazioni popolari contro ogni stupro del territorio dono del Creatore e quindi sacro. Hanno partecipato, sempre in prima fila, alle adunate di popolo a difesa della natura con la convinzione di voler salvaguardare quanto poco è ancora intatto dell’autentico Eden in cui ci è stato concesso di spendere l’umano tempo.
I Massari consapevoli che la Comunità cervetrana stia vivendo un periodo tra i più difficili della sua storia, in occasione della celebrazione, invocheranno la Benedizione di sant’Antonio e del santo Patrono l’Arcangelo Michele per l’intera comunità, maggiormente per la parte più debole e sofferente.












