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E se oltre le quote rosa prevedessimo anche le quote giovani?

E se oltre le quote rosa prevedessimo anche le quote giovani? – di Giovanni Zucconi

Giudice, mio padre dice che negli anni ’80 si stava meglio. È vero che c’è stata la questione di mani pulite. È vero che i politici rubavano, ma la gente stava meglio”.

È possibile ragazzo, ma i problemi che abbiamo adesso nascono da quegli anni. Quando si poteva andare in pensione dopo 15 anni di lavoro. Il costo di quei benefici ingiustificati lo sta pagando, e li pagherà, la tua generazione. E quelle seguenti…

Era il 2017, quando il giudice Gherardo Colombo fu stato invitato dall’istituto Enrico Mattei di Cerveteri per una “lezione” su Legalità e Giustizia. Quello che ho riportato è una sua risposta che mi colpì molto. E che vorrei utilizzare come introduzione a questa mia riflessione.

Che cosa voleva dire il giudice Colombo? Una verità che purtroppo è ancora valida oggi. Che in Italia il potere legislativo ed esecutivo è stabilmente in mano a una generazione non più giovane, miope ed egoista. Una generazione di ultracinquantenni, quando va bene, che ha come obiettivo per le scelte importanti di politica sociale, industriale o ambientale, quello di massimizzare i benefici per i cittadini elettori che sono prossimi alla fine del loro ciclo produttivo.

E se oltre le quote rosa prevedessimo anche le quote giovani?
E se oltre le quote rosa prevedessimo anche le quote giovani?

Esagerato? Forse un pochino. Ma le semplificazioni aiutano a capire meglio il nocciolo dei problemi. E, in questo caso, il problema nasce dalla convinzione, condivisa da chi ha tutto l’interesse per farlo, che un qualsiasi provvedimento, sociale, industriale o ambientale, possa avere un costo, anche sociale, sempre sostenibile. Dimenticandosi di sottolineare il fatto che non è vero che sia un costo sostenibile, ma che è solo posticipato. Che chi pagherà il fatto che lo zio o il padre siano andati in pensione con una legge favorevole, saranno i figli o i nipoti. Gente che probabilmente ancora non vota, o che è in minoranza nella società. Gente che non viene minimamente interpellata quando si definiscono le leggi e i provvedimenti.

Lo stesso vale per le politiche industriali, energetiche o ambientali. L’obiettivo principale è sempre quello di favorire, o al limito non sfavorire, chi ha un forte interesse a mantenere certi privilegi, o perpetuare certe scelte che sarebbe adesso costoso cambiare. Sarebbe sicuramente costoso o doloroso, ma il risparmio di oggi sarà compensato domani da maggiori spese o disagi. Nulla è gratuito. E se non paghi adesso, pagherà qualcun altro domani. Cioè sicuramente pagheranno i giovani di oggi.

Non vorrei dilungarmi troppo su questo tema. Potrei fare mille esempi, tra i quali il non tenere spesso conto che una Comunità Europea apre enormi orizzonti di crescita e di possibilità di impiego per i nostri giovani. Non è un caso che la Brexit in Inghilterra sia stata votata a maggioranza delle persone meno giovani. Spero comunque di avere espresso abbastanza chiaramente questo tema così cruciale. Ma quale potrebbe essere una possibile soluzione?

Una soluzione vera e dignitosa sarebbe purtroppo culturale, e quindi non ci farei eccessivo affidamento. Ma una soluzione antipatica esiste. Così come esistono le quote rosa, imponiamo le quote giovani a ogni livello amministrativo. Per i Comuni, per le Regioni, per la Camera e per il Senato. E, perché no, anche per il Governo. Cominciamo a dare la voce, nelle stanze che contano, anche a chi si ritroverà a pagare il conto più salato per le scelte che vengono fatte.

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