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Da tre anni in un camper: la vita disperata di due ladispolani

La coppia sessantenne costretta a vivere in una situazione di degrado e disagio. Manca anche l’acqua corrente

Inoltrata una richiesta al Comune per la concessione di un alloggio di edilizia popolare; ora si dovranno attendere i tempi burocratici

Da tre anni in un camper: la vita disperata di due ladispolani

Un letto per dormire, un bagno per i propri bisogni, un piccolo fornelletto poggiato su di un mobile e un tavolinetto con due panche dove sedersi a mangiare. Da tre anni vivono in queste condizioni all’interno di un camper nei pressi del fosso Sanguinara. Da tre anni per poter cucinare un po’ di pasta o bere un bicchiere d’acqua devono portarsi alla fontanella sul lungomare di Marina di Palo per riempire bottiglie o taniche. Da tre anni lavarsi il viso o farsi una doccia è un piccolo sogno che si realizza. Protagonisti di questa vicenda due sessantenni residenti a Ladispoli che ora si appellano alle istituzioni per condurre una vita dignitosa. Non chiedono molto: solo un tetto sopra la testa. Una piccola abitazione dove poter vivere dignitosamente. Da soli, a prendere in affitto un appartamento, anche piccolo, in città, proprio non ce la fanno. Lei vive con la pensione che a stento arriva a 500 euro. Lui per fortuna è riuscito a rientrare tra i “fortunati” del reddito di cittadinanza. Ma gli affitti sono cari. E se a questi vanno poi ad aggiungersi anche le bollette delle utenze e la spesa per potersi sfamare, i soldi non bastano a coprire un mese intero. Purtroppo le condizioni di salute di lui non aiutano. Proprio nelle settimane scorse alcuni residenti della zona hanno dovuto soccorrerlo chiamando il 118. Pressione arteriosa troppo alta. Tanto che ora dovrà sottoporsi a nuovi controlli. A lei negli anni passati era stato diagnosticato e operato un tumore. E ora, una vita fatta di stenti, certamente non aiuta a lenire il dolore. Un dolore anche dell’animo. Prima di vivere in quel piccolo camper che nel periodo estivo raggiunge all’interno temperature altissime e in inverno li fa gelare, dormivano dove capitava prima. Alla stazione ferroviaria in particolar modo. Poi, grazie a persone di buon cuore hanno trovato un riparo un po’ più dignitoso ma che certamente non risolve la situazione. Senza l’acqua corrente vivere diventa difficile. «Non chiedono soldi, non chiedono cibo, chiedono solo dignità», racconta una residente della zona che in questi anni è stata vicina alla coppia, offrendo loro amicizia, solidarietà, una parola di conforto. «Non chiedono una casa gratis, ma che il Comune, le istituzioni possano aiutarli anche con un piccolo contributo così da permettere loro di conservare qualche euro in tasca per le bollette e il cibo». «Non si possono lasciare due persone in questo stato. Non si possono lasciar vivere in questo modo». Come lei sono anche altri i ladispolani che negli anni hanno conosciuto meglio i due “sfortunati vicini”, che li hanno difesi da quei ragazzi e da quegli adulti che soprattutto durante le ore notturne si prendono gioco di loro, insultandoli e minacciandoli. La prima domanda per la richiesta di un alloggio popolare è stata effettuata lo scorso anno, mentre nei giorni scorsi i due sono tornati a bussare alla porta del Comune, dei servizi sociali chiedendo ancora aiuto. Chiedendo ancora un tetto sopra la testa. Hanno presentato nuovamente la richiesta seguendo le nuove modalità approvate dall’amministrazione. Ora però devono aspettare la burocrazia: la commissione competente, cioè, dovrà esaminare le varie richieste, stilare una graduatoria e assegnare gli alloggi disponibili. Gli altri saranno messi in lista d’attesa. Il tutto richiederà come spiegato dall’assessore alle Politiche sociali, Lucia Cordeschi, qualche mese. Solo in quel momento si saprà se anche i due ladispolani riusciranno finalmente ad avere un tetto sopra la testa.

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