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Coronavirus: l’incertezza di palestre e centri sportivi

Impianti chiusi da due mesi, personale in cassa integrazione o in attesa del bonus di 600 euro. Un’incognita la ripartenza

Coronavirus: l’incertezza di palestre e centri sportivi –

Parte ufficialmente questa mattina la fase 2 per la gestione dell’emergenza sanitaria da coronavirus.

In questa fase, come più volte annunciato dal premier Conte circa 4 milioni di italiani torneranno a lavoro.

Tra loro non ci saranno ancora però i gestori e gli istruttori delle palestre e dei centri sportivi sul territorio nazionale.

Per loro una data sembra non esserci. Una situazione di incertezza e preoccupazione per questo tipo di attività chiuse ormai da due mesi e senza alcun tipo di aiuto immediato e ‘pratico’.

Non dunque la possibilità di chiedere un prestito in banca, ma la possibilità di non pagare magari, ad esempio, la bolletta dell’energia elettrica, che “ad impianto chiuso, ad esempio – spiega Guido De Leuse de Il Gabbiano – sono arrivate bollette di oltre 2mila euro”.

C’è poi il personale che gravita intorno al mondo delle palestre e dei centri sportivi, fatto di istruttori, imprese di pulizia, manutentori.

“I nostri dipendenti – ha spiegato De Leuse – sono in cassa integrazione in deroga, ma ad oggi non è arrivata. E così anche gli istruttori: non hanno ancora visto il bonus di 600 euro (quello di marzo, ndr)”. E se al momento la situazione sembra incerta, lo è anche il futuro. “Tutte le quote sono state sospese”.

Questo vuol dire che da un lato ci saranno gli utenti che potranno accedere all’impianto per recuperare i mesi di stop; dall’altro lato ci saranno i costi del personale e di gestione che dovranno essere comunque pagati.

Da sciogliere poi un altro enigma: come si dovrà ripartire? Ad oggi risposte certe non ce ne sono. Solo voci di corridoio che non fanno altro che gettare ancora più confusione nella situazione generale.

Dal canto loro, a Il Gabbiano stanno iniziando comunque a predisporre mentalmente l’impianto ‘del futuro’: separatori di plexiglas per la segreteria, porta saponi, distanziamento sociale…. Ma l’ottimismo e la speranza non mancano: “A settembre – ha spiegato De Leuse – Il Gabbiano compirà 33 anni. Lotteremo per riaprire, per essere sempre presenti. Siamo in procinto di effettuare anche degli investimenti per il futuro”.

E a tal proposito la struttura starebbe dialogando con l’amministrazione comunale per la realizzazione di campi da padel tennis. A lavoro anche per l’installazione di nuovi spogliatoi per il settore calcio, così da rendere più fruibile per i bambini della scuola calcio la frequentazione della scuola stessa.

“E’ chiaro che sarà difficile per tutti e speriamo che lo Stato con i nuovi Dpcm ci dia una mano concreta: aiuti per pagare le bollette, per sostenere i costi del personale per la ripartenza e per tutte le misure di sanificazione”.

Spostandoci di qualche chilometro, anche a Valcanneto, lo stato d’animo è lo stesso.

“La nostra struttura – spiega Alessandro Bettini titolare e gestore del Village a Valcanneto – conta ben 49 istruttori: le figure più vulnerabili”. Spesso hanno contratti stagionali, non contemplati tra quelli che in questo momento dovrebbero ricevere aiuti dallo Stato (bonus di 600 euro da un lato e cassa integrazione in deroga dall’altro).

A loro si è pensato solo recentemente con il Cura Italia Benessere sport circa 20 giorni fa: ma ad oggi nessuna notizia certa. Proprio come chi attende ancora il bonus di 600 euro di marzo e la cassa integrazione in deroga.

E anche per Village l’incognita è la ripartenza: se da un lato c’è la speranza che la gente non veda l’ora di potersi ritrovare, dall’altro a preoccupare è ovviamente la paura generale che il virus ha indotto in ciascuno di noi e la capacità economica di ognuno. Ridotta drasticamente a causa dell’assenza di entrata. Centinaia e centinaia sono le famiglie che in questo periodo di emergenza si sono ritrovate senza un’entrata mensile, costrette a dover chiedere aiuto alle amministrazioni comunali del territorio per poter mettere insieme il pranzo con la cena.

Una situazione che potrebbe portare a vedere all’interno della struttura un minor numero di utenti che non saranno in grado di coprire le spese fisse che l’attività si ritrova a sostenere anche oggi, con l’impianto completamente fermo.

Ma Bettini non si abbatte: “Abbiamo programmato una serie di iniziative da riproporre a partire dal 17 maggio, con una ripresa graduale in cui cercheremo di tastare il terreno”.

E anche qui si pensa a come riprendere mettendo in pratica alcune delle disposizioni governative che sembrano inevitabili: una tra tutte la sanificazione dei locali. “Avremo un tunnel sanificatore all’ingresso all’interno del quale passeranno tutti gli utenti. Provvederemo ovviamente anche alla sanificazione dei locali tutte le sere”. Da mettere in campo anche tutte quelle azioni che potranno garantire il distanziamento sociale.

Una situazione non facile, per gli imprenditori del settore, che dopo anni di presenza sul territorio, avevano iniziato anche ad investire per offrire servizi in più alla propria utenza.

Non solo Il Gabbiano o il Village, ma anche il Tyrsenia. Qui i gestori avevano deciso di investire per l’ampliamento della struttura, con la realizzazione di un campo di padel e la realizzazione di una palestra di ampia superficie. Ora è tutto fermo. Con i lavori lasciati a metà e che forse potrebbero non ripartire. Almeno non in un breve periodo. Perché adesso il problema è proprio ripartire.

“Sembrerebbe che le attività sportive – ha spiegato Angelo De Angelis – che le attività sportive siano state messe in secondo piano su tutto. Si parla di stabilimenti balneari, estetiste, parrucchieri, ma non di sport. Sicuramente – ha proseguito De Angelis – siamo quelli più a rischio come attività. Siamo centri di aggregazione e per noi sarà sicuramente più difficile ripartire.

Primo nodo da sciogliere sarà sicuramente quello relativo alla sanificazione dei locali. Sarà possibile per le attività fare da soli oppure si dovranno affidare a ditte specializzate? Guardando i preventivi la situazione, a livello economico, non sembra essere sostenibile. I prezzi sia di prodotti per la sanificazione personale che per quella degli ambienti, sembra essere quasi raddoppiata. Stessa situazione per la richiesta di intervento da parte di ditte specializzate.

C’è poi il discorso relativo al personale: in una situazione del genere, con le entrate pari a zero e i costi da sostenere elevati anche a struttura chiusa e che sicuramente aumenteranno alla riapertura, questi centri non riusciranno più a sostenere il costo del personale che comunque non si vuole mandare via. Anzi: anche i gestori degli impianti stanno studiando un modo per ripartire insieme ai ‘colleghi’ di sempre per non lasciare nessuno indietro. Ma sicuramente non sarà facile.

Proprio come non sarà facile capire quanti degli utenti avrà timore a frequentare, alla ripartura, questo tipo di centri. “L’abbattimento morale che si è creato in questo periodo è tanto. La gente ha paura”, ha spiegato De Angelis. “Per non parlare poi del problema economico che ognuno deve affrontare”.

“Questa è una guerra”, ha proseguito. Non una di quelle dove “cadono i palazzi, ma dove a cadere sono le persone”.
Uno spiraglio, a livello economico e di aiuto alle imprese sembra arrivare, in questi giorni dal Credito sportivo che dovrebbe far partire dei finanziamenti alle aziende. Prestito che si inizierà a restituire dopo due anni.

E anche al Tyrsenia si sta lavorando per cercare di ripartire…. a cominciare dai centri estivi che “sono il nostro punto di forza”. E’ chiaro che la struttura non potrà più ricevere il numero di utenti che riceveva prima, ma si è a lavoro per “organizzare le attività e cercheremo di riproporle tutte. Ovviamente siamo vincolati a quello che ci diranno che si potrà fare”.

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