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Civitavecchia, ieri il ricordo del primo bombardamento sulla città

Il sindaco Cozzolino: “Il peggiore bombardamento di cui abbiamo memoria in un colpo solo si porto via nostri concittadini e svariati secoli di patrimonio artistico e culturale”

Civitavecchia, ieri il ricordo del primo bombardamento sulla città –

Sirene che suonano all’unisono.

Sono le 15.15.

Settantesei anni fa, alle 15.15, il 14 maggio, un bombordamento distrusse la città di Civitavecchia.

E ieri, la città si è fermata per ricordare quel momento.

“76 anni fa il sonno della ragione fece tappa nella nostra città – ha detto ieri durante le celebrazioni il sindaco Cozzolino – Il peggiore bombardamento di cui abbiamo memoria in un colpo solo si porto via nostri concittadini e svariati secoli di patrimonio artistico e culturale.

La guerra aveva inferto uno dei più pesanti colpi alla nostra Civitavecchia e altri ne sarebbero venuti.

Oggi la guerra è qualcosa che viviamo con distacco il più delle volte attraverso la televisione.

Spesso, con lo stesso interesse di una qualsiasi altra notizia tra la cronaca politica e le notizie sportive, il film dei conflitti mondiali ci distrae quasi fosse uno spot pubblicitario.

Uno spot lontano che guardiamo con scarsa attenzione perché non fa più parte del nostro immaginario collettivo.

Sentiamo narrare situazioni che non possiamo capire, e che scientemente non ci vengono spiegate, di conflitti le cui motivazioni sono di volta in volta oscure oppure, di contro, ispirate ad alti ideali.

E più l’ideale è alto e più una guerra nasconde motivazioni bieche e abbiette.

Per noi sono passati 76 anni ed è sempre più difficile parlare con qualcuno che può raccontarci da vicino quello che è veramente successo, quello che si è veramente vissuto in quei lunghissimi momenti.

Quindi se spesso non è possibile altrettanto spesso però dobbiamo ammettere che non ci interessa molto perché è uno stato di cose che non ci coinvolge più, tanto è, fortunatamente, il tempo trascorso.

Perché oggi non abbiamo tempo e siamo stati persuasi che guardare indietro anche per capire come siamo arrivati a dove siamo, non abbia un senso e una sua utilità.

Inutile dire quanto tutto ciò sia indicativo di una pericolosa miopia che tutti abbiamo il dovere di contrastare.

Quando la realtà è questa, quando le distrazioni di massa impediscono di recuperare la consapevolezza delle cose peggiori che sono successe, diventano ancora più importanti momenti di ricordo e commemorazione in luoghi come quello in cui siamo oggi.

Civitavecchia, ieri il ricordo del primo bombardamento sulla città (foto di Francesco Photographer)
Civitavecchia, ieri il ricordo del primo bombardamento sulla città (foto di Francesco Photographer)

Posti che diventano strumenti di un esercizio fondamentale e che tutti abbiamo la possibilità e il dovere di fare, almeno quando ci passiamo davanti.

Basta un momento, uno sguardo, un pensiero, la spiegazione data ai nostri figli del significato di quei nomi incisi nel marmo, e avremo fatto la nostra piccola parte, per noi stessi e per chi verrà.

Avremo contribuito a creare il nostro piccolo pezzo di immaginario collettivo per la consapevolezza di quello che è stato. Avremo contribuito a combattere false convinzioni.

Sono passati 76 anni quindi ma abbiamo la possibilità e gli strumenti per ricordare e allenarci a ricordare.
Insegniamo ai nostri figli cosa vuol dire comunità ricordandogli quello che hanno e che altri, e che LORO, non hanno potuto avere.

Ricordiamogli i loro nomi e quello che la loro morte ha significato per la loro città, per il posto in cui vivono.

Insegniamo loro tutto questo attraverso questo luogo che grazie alla collaborazione con la Diocesi, che ringrazio di cuore, oggi torna alla città, alla gente, libero dalla auto pronto a svolgere il suo fondamentale ruolo di memento per ciò che fu e che possiamo ricordare e per quanto possibile rivivere ed esercitarci a riconoscere perché simili atrocità restino in noi come consapevolezza di ciò che non si deve ripetere.

PS: il monumento ai caduti del bombardamento del 1943, sito in via Mazzini, ha ritrovato decoro grazie alla collaborazione con la Curia.

L’area è tornata nelle disponibilità del Comune e liberata dalle auto. Oggi durante la cerimonia si è potuta notare la differenza rispetto alla situazione dei precedenti anni”.

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