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Cinquant’anni di Repubblica, tra memoria e futuro





Dopo la grande festa romana, il quotidiano celebra mezzo secolo di storia con una mostra che guarda avanti

Cinquant’anni di Repubblica, tra memoria e futuro –

di Marco Di Marzio

La data simbolica è ormai alle spalle. Domenica 18 gennaio, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, la Repubblica ha festeggiato pubblicamente i suoi cinquant’anni, riunendo giornalisti, artisti e lettori in un evento che ha avuto il tono della celebrazione ma anche quello, più profondo, del bilancio culturale. Un compleanno importante, che non si esaurisce in una serata ma si estende in un calendario di iniziative pensate per accompagnare il quotidiano nel 2026, anno che segna mezzo secolo dalla prima uscita in edicola, il 14 gennaio 1976.

La festa romana ha rappresentato il punto di raccordo ideale tra passato e presente. Sul palco si sono alternati protagonisti della storia del giornale e voci della cultura italiana: dagli ex direttori come Ezio Mauro agli editorialisti, dagli scrittori agli artisti, in un dialogo che ha intrecciato informazione, musica e racconto civile. Un momento pubblico che ha restituito l’immagine di un giornale capace di attraversare le stagioni politiche e sociali del Paese senza rinunciare alla propria identità.

Ma il cuore delle celebrazioni è destinato a durare più a lungo. Dal 15 gennaio e fino al 15 marzo, al Mattatoio di Roma, è aperta la mostra multimediale “la Repubblica. Una storia di futuro”: un percorso gratuito che ripercorre cinquant’anni di prime pagine, fotografie, video e vignette, raccontando l’evoluzione del giornalismo dalla carta al digitale. Non una semplice esposizione celebrativa, ma un laboratorio di memoria collettiva che invita a riflettere sul ruolo dell’informazione in una società in rapido cambiamento.

L’iniziativa, promossa dal gruppo editoriale GEDI Gruppo Editoriale, sottolinea una scelta precisa: usare l’anniversario non come nostalgia, ma come occasione per interrogarsi sul futuro del mestiere giornalistico, sulle nuove forme di racconto e sul rapporto con i lettori. Non a caso, accanto all’allestimento, sono previsti incontri settimanali con firme storiche e nuove generazioni della redazione.

Cinquant’anni dopo la sua nascita, la Repubblica si racconta così: attraverso una festa che guarda alla comunità dei lettori e una mostra che mette in scena la propria storia come materia viva. Un doppio binario – evento e riflessione – che prova a tenere insieme memoria e innovazione, nel segno di un giornalismo che, ancora oggi, rivendica il diritto di interrogare il presente.