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Cerveteri, a guardia delle mura antiche

Come l’archeologo ricostruisce i muri dell’edificio dai ruderi che si sono conservati=scrive Freud nel1937=“così procede l’analista quando trae le sue conclusioni dai frammenti di ricordi, dalle asserzioni e dalle attive manifestazioni dell’analizzato”

Chi ha avuto in sorte di venire al mondo a Cerveteri conosce quali passioni suscitano le  mura di cinta in blocchi di tufo che, da circa due secoli, racchiudono,suddividendolo in fazzoletti coltivati per lo più ad uliveti, il grande pianoro dove sorgeva la potente Agylla.

Mura in quadroni , dalle differenti misure :alcuni dalle dimensioni non comuni che arrivano fino a 185 centimetri per 200 di lunghezza con altezza da mezzo metro.Mura ad incasso che si sovrappongono a pezzi di tegole che variano tra il colore gialliccio al rosso mattone, a rari inserti  di marmo bianco, a quadrati di nero basalto, a pezzi di pavimento in mattoni.

Mura che contengono terra e che utilizzano diversi sistemi di drenaggio :dalle semplici aperture rettangolari, a cunicoli, a pozzetti e cisterne.

Non è semplice conteggiare quale sia la  lunghezza di queste mura che affiancano le polverose  strade che attraversano l’area della città etrusca  e da lì escono in direzione delle colline: potrebbero  essere qualche chilometro.

Sono in molti a ritenere che una gran parte della mura messe in piedi dai proprietari terrieri  o dai potenti affittuari a partire dall’ottocento, siano state realizzate con quadroni realizzati dagli etruschi stessi.

Ne fa fede la loro fattura e quanto viene riportato dal Mengarelli, della testimonianza di un vignaiolo in contrada Vignali  “…durante lo scassato rinvenne de’ grossi muri in secco costituiti da parallepipedi tufacei, che oltre quelli suaccennati molti altri furono adoperati per il muro di cinta di detto vigneto, i quali muri in secco e d in posto formavano come un rettangolo, però non si ritrovò la fine di essi, perché dette fondazioni sono molto profonde”.

Altre mura sono invece state realizzate con commistioni di antico ed ex novo ,ricavato dalle tante cave diffuse nel territorio.

Oramai da anni assistiamo al lento declinare di queste splendide opere, causato  dalla incuria umana, dalla lenta ma progressiva opera distruttiva dell’edera che,penetrandoli fa da leva, facendo precipitare i massi.

Altri pezzi di muraglioni vengono addirittura asportati, come fossero cimeli.

Desidero, a tal proposito, fare un invito ai cervetrani, anche a chi per anni  ha dato poco peso a questo splendido Monumento, ed ancor più a chi li sente “suoi”, a prendersene cura.

Non sarà una opera semplice anche perché richiede autorizzazioni dei proprietari dei terreni e come logico, delle autorità  a Villa Giulia.

Sarebbe comunque, almeno inizialmente, importante farne una catalogazione:misurandole e fotografandole.

Poi, in accordo con i legittimi proprietari e le Autorità romane, ripristinare quanto sta deteriorandosi e franando..

Invito quanti hanno a cuore tale progetto, soprattutto i “vecchi” cervetrani che per vita vissuta conoscono il nostro tufo, lo annusano, provano brividi nell’accarezzarlo, lo amano, a mettersi assieme, nella convinzione che solo la Comunità possa farsi carico delle proprie  bellezze e non le “società della cultura” come l’inutile UNESCO e similari.

Diceva nel 1952 Albert Camus, dopo l’ ennesima figura barbina ed ipocrita proprio di questa associazione: “Dopo tutto ,le società della cultura passano e la cultura rimane”

Angelo Alfani

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