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Cerenova, Virginia regala ai bambini lo straordinario Halloween che sognava da piccola





Un anno di preparativi per una sera di magia. Virginia Lo Russo progetta e realizza da sola personaggi e scenografie, trasformando il vialetto di casa in un mondo fantastico. Dietro ogni dettaglio, le pagine di un quaderno. Dietro ogni maschera, un’identità segreta da custodire

di Giovanni Zucconi

Nel suo vialetto di casa, a Cerenova, Virginia Lo Russo costruisce il mondo che avrebbe voluto incontrare da bambina. Lo popola di personaggi dall’aspetto mostruoso e dai modi gentili. Inventa le loro storie, scrive le filastrocche con cui accoglieranno i visitatori. Poi, la sera del 31 ottobre, quei personaggi li interpreta, cercando di far vivere ai bambini un po’ della magia che continua ad affascinare anche lei.

Cerenova, Virginia regala ai bambini lo straordinario Halloween che sognava da piccola

Dietro quelle poche ore c’è una preparazione che l’accompagna per dodici mesi. Virginia pensa e realizza da sola i costumi e gli allestimenti. Sostiene tutte le spese e dedica a questo progetto praticamente tutto il suo tempo libero. Mentre completa un personaggio, comincia già a immaginare quello dell’anno successivo. A ispirarla sono anche le ambientazioni dei parchi Disney, la capacità di costruire luoghi nei quali ogni particolare contribuisce a rendere credibile un mondo fantastico.

Il suo lavoro e la sua passione, li abbiamo capiti meglio durante questo nuovo incontro, quando ha aperto il quaderno che aveva portato con sé. Sfogliandolo, si passa dalle prime ispirazioni ai bozzetti dei costumi. Dalle prove per inserire le luci in un abito, alle fotografie degli angoli del vialetto da allestire. Ci sono storie, filastrocche, disegni, persino un campione di stoffa. Una cura dei particolari quasi maniacale, che arriva fino all’etichetta dei sacchetti di dolci, firmata dal personaggio che li consegnerà. In quelle pagine si vede quanto lavoro serva per dare forma alla sua immaginazione.

L’anno scorso, dopo la nostra intervista, nel vialetto si era formata la fila. I cento sacchetti preparati erano finiti molto prima della conclusione della serata e Virginia aveva stimato più di duecento visitatori, circa il doppio del solito. Quest’anno i sacchetti pronti sono duecento. Il nuovo personaggio, invece, come sempre, fino all’ultimo momento, rimane segreto. Come continua a esserlo, per molti bambini, l’identità di chi si nasconde sotto la maschera. È una piccola complicità con la loro fantasia che Virginia custodisce volentieri. Quando entrano nel vialetto, si rivolgono alla creatura che hanno davanti, e le parlano come se fosse vera. Di seguito l’intervista che Virginia ci ha gentilmente concesso. Scoprirete una ragazza veramente straordinaria. Più dei personaggi che interpreta.

Virginia, l’anno scorso avevamo anticipato e raccontato il tuo Halloween ai nostri lettori su BaraondaNews. Com’è andata poi la serata?

“Sono rimasta stupita. Era sempre venuta tanta gente, ma l’anno scorso penso che sia stata il doppio del solito. Avevo preparato cento sacchettini di dolci e verso le sette, sette e mezza li avevo già finiti. E io di solito continuo fino alle nove! Così ho cominciato a distribuire le caramelle che avevo sfuse. Facendo un calcolo approssimativo, penso siano passate più di duecento persone. A un certo punto nel vialetto c’era la fila per entrare. È stata davvero una grande soddisfazione”.

Come hai fatto a gestire da sola tutta quella gente?

“Di solito qualche vicino di casa generoso si ferma e mi dà una mano. Il problema è soprattutto la filastrocca, che ripeto ogni volta per accogliere chi arriva. Cerco quindi di raggruppare le persone, la recito per tutti e poi improvviso un po’. Ci sono bambini che tornano più volte nella stessa serata: incontrano un amichetto e lo accompagnano da me. “Abbiamo portato altre persone”, mi dicono. Ma si fermano anche adulti senza bambini. Magari mi vedono uscire dal vialetto e camminare lungo la via, fermano la macchina, scendono e chiedono se possono entrare”.

Cerenova, Virginia regala ai bambini lo straordinario Halloween che sognava da piccola

E quest’anno, che cosa stai preparando per tutti i bambini che verranno?

“Ho già pronti duecento sacchetti di dolci: a casa ho tre scatole piene. E poi tengo un secchio di caramelle sfuse, nel caso dovessero finire un’altra volta. Avevo cominciato a usare i sacchetti l’anno scorso anche per farmi un’idea di quante persone venissero. Ma su ciascuno avevo aggiunto un’etichetta con la firma del personaggio. Spero che qualcuno l’abbia conservata e che gli sia rimasto un bel ricordo della serata. Anche quell’etichetta l’ho studiata con cura, perché mi piace pensare a ogni singolo dettaglio”.

A proposito di cura dei dettagli, ho sbirciato il quaderno che hai portato: è impressionante. Hai annotato, disegnato e studiato ogni piccolo particolare dell’evento. Ci sono fotografie, bozzetti, persino un campione di stoffa. Sfogliandolo si comincia a capire quanto lavoro ci sia dietro una sola serata. Ci accompagni tra queste pagine?

“Qui raccolgo tutti i miei progetti di Halloween. Ci sono quelli dello scorso anno e quelli di quest’anno. Prima, per Madama Scheletro, avevo dei fogli sparsi, con uno schizzo e qualche appunto. Quando hanno cominciato a diventare tanti, ho pensato che fosse meglio avere un quaderno dove tenere tutto insieme.

Parto dall’idea del personaggio e dalle sue ispirazioni. In queste pagine, per esempio, ci sono quelle di Lady Specter: La sposa cadavere, film che mi piacciono come Crimson Peak e i fantasmi dei parchi Disney, dei quali sono molto appassionata. Poi c’è la storia del personaggio e ci sono le parole che gli faccio pronunciare quando arrivano i bambini. Questa è la filastrocca che recitavo l’anno scorso. Andando avanti troviamo gli appunti e i bozzetti per il vestito. Qui c’è l’abito che avevo comprato, sul quale avevo fatto delle prove per inserire le luci. Poi altri schizzi, altri particolari del costume. C’è anche la locandina che avevo preparato. Le filastrocche, infatti, sono due: una presenta il personaggio, l’altra è l’invito, con le indicazioni per venirmi a trovare. Ogni anno la riscrivo, perché deve adattarsi al personaggio che interpreterò.

Ho fotografato anche gli angoli del vialetto per studiare come volevo allestirli. Qui ci sono le immagini e gli appunti su quello che avevo in mente di realizzare. Qualcosa, poi, non ho fatto in tempo a farlo. In queste altre pagine c’è il baule di Lady Specter, quello con il cuore che pulsava: era il suo oggetto di scena e l’ho realizzato io. Poi cominciano i progetti di quest’anno. Ci sono ancora le ispirazioni, tra le quali Tim Burton, che è uno dei miei registi preferiti. Ci sono la nuova filastrocca, la storia, i bozzetti del personaggio e un campione della stoffa. Questo è un disegno che avevo fatto all’inizio del progetto: in seguito alcune cose sono cambiate. Ci sono anche i passaggi per realizzare la struttura del costume e la bozza della locandina, sulla quale ho fatto degli aggiustamenti.

Ho studiato e disegnato anche i sacchetti per i dolci. Con l’etichetta e la firma del personaggio. Anche quelli fanno parte della preparazione. Avendo studiato cinema, ho un po’ questa abitudine di progettare le cose in questo modo. Mi piacciono i dettagli. E curo ogni singolo dettaglio.”

Per chi viene a trovarti Halloween dura una sera. Per te quando comincia?

“Mentre sto finendo il personaggio di quest’anno, inizio già a pensare al prossimo. Mi chiedo che cosa potrei fare. Poi scelgo quello che mi ispira di più, raccolgo le immagini, il materiale e comincio a realizzarlo. Ci lavoro durante l’anno, anche se non in modo continuativo: ci sono momenti in cui sono più ispirata. Il personaggio di quest’anno, per esempio, doveva esserci già lo scorso anno. L’avevo pensato ad Halloween del 2024 per il 2025, poi è arrivata Lady Specter. Ho dato la precedenza a lei e ho rimandato l’altro”.

E nella tua vita di tutti i giorni quanto spazio occupa questa preparazione?

“Praticamente tutto il tempo libero. Faccio tutto io e pago tutto io. Durante l’anno mi do un budget da spendere per Halloween e acquisto quello che serve, dai materiali per i costumi a quelli per le protesi. Se trovo qualche luce o una decorazione nuova che mi piace, la inserisco. Quest’anno dovrebbero esserci un po’ di luci in più rispetto allo scorso anno”.

L’anno scorso mi avevi detto una cosa che mi aveva colpito: stai realizzando quello che avresti voluto vivere da bambina. Ma i bambini di oggi crescono in un mondo diverso da quello della tua infanzia. Come si incontrano quel tuo sogno e il loro modo di guardare le cose?

“È qualcosa che sognavo da quando ero piccola. Mi piacevano le cose fantastiche, mi piaceva credere nella magia e mi piaceva creare. Mettendo insieme queste passioni, alla fine diventa quasi inevitabile inventare storie, mondi, piccoli universi. Quello che sto costruendo è proprio qualcosa che mi sarebbe piaciuto incontrare da bambina.

La spinta per cominciare è arrivata durante la pandemia, quando ho guardato su Disney Plus i documentari sulla realizzazione dei parchi Disney. Soprattutto quello sulla casa stregata, che adoro: vedere come l’avevano costruita, tutti quei giochi di illusioni, mi ha fatto pensare che fosse arrivato il momento di provarci. Mi sono detta: basta, voglio fare il mio vialetto di Halloween come Disneyland. Naturalmente con un budget molto più piccolo. Però sono partita: dalle prime dieci zucche sono arrivata alle sessantacinque di oggi. Alla differenza tra i bambini di oggi e la bambina che ero io penso soprattutto prima di incontrarli. Mi preoccupo di come reagiranno, mi chiedo se riusciranno a stupirsi. Poi, quando sono lì con loro, questo pensiero passa. Ho incontrato bambini nei quali ritrovo proprio come ero io da piccola. E questa cosa stupisce anche me.

Evidentemente, in quel momento, si lasciano andare alla fantasia. Stanno al gioco, interagiscono con il personaggio come se fosse vero. Qualcuno un po’ più grande fa domande tecniche, vuole sapere come ho realizzato una certa cosa: è curioso. Ma, per il resto, entrano in quel mondo. Parlano proprio con il personaggio che hanno davanti, anche perché nella maggior parte dei casi non sanno chi sono. E io cerco di rimanere nel personaggio quando rispondo”.

Dove hai imparato a trasformare le tue idee in qualcosa che si può vedere e toccare?

“Ho studiato effetti speciali alla Scala di Milano, dove sono stata per un anno. Poi ho lavorato per due edizioni di Tale e Quale Show, nel laboratorio che scolpiva le protesi per il programma. Per un periodo è stato il mio lavoro, poi l’ho un po’ abbandonato. Però mi è servito anche per i personaggi di Halloween. In laboratorio vedi come fanno gli altri, ti vengono delle idee e poi trovi il modo di applicarle”.

Quando ti trovano davanti così trasformata, come reagiscono?

“Qualcuno ha paura dell’aspetto, soprattutto i più piccoli, che all’inizio rimangono un po’ pietrificati. Ma i personaggi sono tutti gentili e accoglienti, non sono lì per spaventare i bambini. Forse è più un modo per affrontare la paura: dietro un aspetto mostruoso c’è qualcos’altro da scoprire”.

E quando sono i bambini a prendere la parola, magari con una domanda che non ti aspettavi, come te la cavi?

“Cerco di rispondere rimanendo nel personaggio. L’anno scorso, per esempio, Lady Specter aveva un baule con dentro un cuore che pulsava, un oggetto di scena che avevo realizzato io. Alcuni bambini volevano toccarlo, prenderlo in mano. Allora rispondevo che non si poteva, che soltanto il mio sposo poteva farlo. Dovevo trovare una risposta che rimanesse dentro la storia di Lady Specter.

Questa parte mi piace molto, anche se improvvisare non è sempre facile. Nei parchi Disney gli interpreti sono bravissimi a rimanere nel personaggio quando interagiscono con il pubblico. Io non sono a quei livelli, però mi diverto a provarci, a cercare una risposta alle domande che mi fanno”.

Ogni anno cambi personaggio. Che cosa ti dicono i bambini che tornano a trovarti?

“Si ricordano quelli degli anni precedenti, a volte me li elencano perfino in ordine cronologico. Hanno una memoria pazzesca! Mi chiedono: “Ti ricordi quando hai fatto quel personaggio?”. Io cerco di rimanere nella parte e racconto che i personaggi si conoscono tutti. Così, se un bambino mi domanda: “Ti ricordi di me?”, posso rispondergli: “Sì, Madama Scheletro mi ha parlato di te”.

Mi è capitato anche di spiegare, sempre parlando come il personaggio, che l’anno successivo non mi avrebbero ritrovata, perché avrei passato il testimone a qualcun altro. Si crea così un legame tra una storia e l’altra, anche attraverso quello che i bambini ricordano e mi raccontano. È una cosa che mi piace moltissimo. I personaggi cominciano a far parte di un piccolo universo, si conoscono, parlano gli uni degli altri. E il fatto che bambini e adulti li ricordino li rende vivi. Mi piace vedere come si sta evolvendo tutto questo: sta nascendo un piccolo bestiario di creature che infestano Cerenova”.

L’anno scorso ti avevo paragonata a Clark Kent: da una parte Virginia, dall’altra i personaggi che i bambini aspettano di incontrare ad Halloween. Che cosa ti piace di questa doppia identità? E adesso che tante persone conoscono il tuo vialetto, il segreto resiste ancora?

“Per il momento sì, riesco ancora a tenere separate le due cose. Mi riconoscono raramente. Mi è capitato, credo la scorsa estate, che qualcuno entrasse nel vialetto perché c’era una casa in vendita. Io ero lì fuori e mi hanno chiesto: “Ma questo è il vialetto di Halloween? Sei tu che fai questa cosa?”. Però sono episodi piuttosto rari.

A me piace questa segretezza. Nella maggior parte dei casi i bambini non sanno chi ci sia sotto la maschera e si rivolgono proprio al personaggio che hanno davanti. Gli fanno domande, interagiscono con lui come se fosse vero. In quel momento si lasciano andare alla fantasia, stanno al gioco. È quello che succede anche quando mi chiedono se mi ricordo di loro: la domanda la fanno alla creatura che sono venuti a incontrare. E io rispondo rimanendo in quella parte. Per loro, in quel momento, sono Lady Specter, Madama Scheletro o il personaggio di quell’anno”.

Proviamo a strapparti un’anticipazione: chi incontreremo quest’anno nel vialetto?

“Di solito non lo dico, ormai è una tradizione svelarlo all’ultimo. Sarà qualcosa di diverso rispetto agli altri anni e realizzarlo mi ha messa un po’ a dura prova. Posso dire che avrà molta importanza la voce, che è una cosa sulla quale ho lavorato. È l’unico indizio che posso dare senza svelare troppo. Neanche la filastrocca posso anticipare, perché presenta proprio il personaggio”.

E chi viene per la prima volta come farà a trovarti?

“Come ogni anno scriverò una filastrocca, diversa da quella che recita il personaggio, che serve come invito e dà le indicazioni per arrivare. Di solito la pubblico sui social il 31 ottobre. Quest’anno vorrei anticiparmi un po’: stampare delle locandine e chiedere a qualche attività, come il bar o l’edicola, se posso esporle”.

Hai mai pensato di portare questo tuo mondo di Halloween oltre il vialetto di casa?

“L’anno scorso qualcuno aveva proposto di organizzarci tra vicini, decorare tutta la via e farla animare da altri personaggi. Sarebbe bello. Però non so se riuscirei a gestire qualcosa di più grande. Per il momento mi accontento di quello che sono riuscita a realizzare. Mi piace la libertà artistica che ho: posso immaginare il personaggio, decidere come allestire il vialetto e seguire le mie idee. Poi, in futuro, chi lo sa. Ma organizzare una cosa più grande significa anche coordinare tante persone. E già faccio fatica a coordinare me stessa, con tutte le idee che ho”.

Prima di salutarci, torniamo alla sera dell’ultimo Halloween. Tra tutte le persone che hai incontrato, c’è qualcuno che ti è rimasto nel cuore?

“Una bambina, Perla. Non so quanti anni avesse, forse sei o sette. Nonostante il mio aspetto mostruoso, mi ha chiesto se poteva abbracciarmi. Le ho detto di sì e, mentre è rimasta nel vialetto, è tornata ad abbracciarmi più volte. Poi, quando stava andando via, si è voltata a guardarmi. È tornata indietro, mi ha abbracciata ancora e mi ha detto: “Mi mancherai tantissimo, Lady Specter”. In quel momento tutta la fatica, tutte le cose che erano andate storte durante la preparazione, sono svanite. A quell’abbraccio e a quelle parole ho ripensato durante tutto l’anno. E ancora adesso, quando mi tornano in mente, mi scaldano il cuore”.